Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #16: Gli accoppiati

Titolo: Gli accoppiati

Autore: Jennifer Miller, Jason Feifer

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Luca Bernardi

«Sì è una parola molto pericolosa. Soprattutto quando non si sa bene alla mercé di che cosa ci si sta ponendo.»

F: Questa volta sono stata io a consigliare male Martina. Pensavo di avere tra le mani un libro simpatico, ma serio e interessante dato che si tratta di un romanzo scritto a quattro mani. Invece è un libro commedia che non aggiunge e non toglie niente al classico libro estivo da ombrellone. Dovevo anche aspettarmelo, dato che è uscito a luglio.

Non mi ha soddisfatto, ma mi ha divertito. Anche se per certi versi anche un po’ disgustato.

Tu cosa ne pensi?

M: Disgusto è proprio la parola giusta per descrivere i miei sentimenti nei confronti di questo libro. Sì, qualche scena molto simpatica c’è stata, ma niente a che vedere con tante altre scene già lette milioni di volte in romanzi simili.

Purtroppo, ho trovato molto squallore anche nell’idea, anche se ha instillato il dubbio che nella bella New York possa anche accadere sul serio che due persone vengano messe a fare sesso solo per portare divertimento a terzi. Ormai non escludo più nulla.

Consenzienti. Non sono stati chiusi in un albergo a far sesso contro la loro volontà – che poi non è quello che effettivamente fanno. Sono due persone ambiziose che accettano un accordo squallido, ma che fa comodo a loro. Non vengono effettivamente obbligati a fare niente. E’ il classico romanzetto che non ha né un capo né una coda. Non ha un messaggio finale forte e, se ci pensi, alla fine hanno quello che si meritano entrambi. Squallido sì, ma non da esserne offesi.

Nessuno si sente offeso, anzi. Trovo squallida proprio l’accettazione di questa condizione, più che di tutto il resto.

I personaggi, poi, non mi sono piaciuti per niente. Li ho trovati senza carattere e le descrizioni piuttosto carenti.

I personaggi effettivamente non sono caratterizzati bene. Solo Carmen lo è ad un certo punto. Quando la si fa interagire con la nonna. Viene, in qualche modo, raccontata attraverso gli occhi di chi la conosce bene. E’ una donna che ha sofferto e che fa sempre fatica ad andare avanti. Alla fine del libro non è più un personaggio che ti può stare antipatico. Mentre lui paradossalmente sì. Parte come vittima, cerca di diventare stronzo e cazzuto e poi torna vittima. Non ha una rivincita. E’ un fallito senza fama e senza gloria.

Sì, si può dire che Carmen ad un certo punto acquista un po’ di sensibilità, proprio grazie alla presenza della nonna.

Lui invece è e rimane un personaggio senza spina dorsale, a malapena in grado di rendersi conto che ha delle responsabilità.

Devo, però, ammettere che il finale è stato scontato, ma non così tanto. Mi aspettavo un classica caduta nel cliché, invece almeno quello siamo riusciti ad evitarcelo.

Il finale è ben costruito ed è la parte migliore del libro. Alla fine non mi è dispiaciuto leggerlo. Non ci ho messo molto ed è abbastanza incalzante. La voglia di finirlo alla fine ti viene anche solo per capire con chi finisce Lucas. Io gli darei un bel 4.5.

Tu invece sarai molto bassa credo.

Spara.

Io non l’ho trovato incalzante per niente, tanto che sono stata più volte tentata di mollarlo, se non avessimo avuto questa recensione da scrivere.

Per cui il mio voto è un 2, non di più.

E anche questa volta, come sempre, ci compensiamo abbastanza bene 🙂

È per questo che siamo amiche 😉

Pensieri alla rinfusa

Novembre #tbr

Buongiorno lettori!

Possiamo finalmente dare il ben arrivato a questo penultimo mese dell’anno. Sembra quasi impossibile che tra poco sia già, di nuovo, Natale.

Oltretutto, mi sembra sia passata quasi una vita dall’ultima volta che ho scritto la tbr del mese precedente. Comincia a farmi uno strano effetto questo tempo che passa!

Ma passiamo subito alle cose più serie, ovvero… che libri leggeremo durante questo mese così autunnale? Per Ranuncolo abbiamo deciso di leggere Gli accoppiati di Jennifer Miller e Jason Feifer, edito da Longanesi, di cui potrete leggere la recensione molto presto.

Per quanto riguarda, invece, le letture della Franci, questo mese si dedicherà a: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, edito Guanda, Il segreto di Isabel di Susan Meissner, edito tre60, e Come fermare il tempo di Matt Haig, edito da Edizioni e/o.

Martina, invece, leggerà: La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni e/o, Il predicatore di Camilla Lackberg, edito Marsilio, e, infine, Se questo è un uomo di Primo Levi, edito da Einaudi.

Continuate a seguire la nostra pagina Instagram, per restare sintonizzati su tutte le novità!

A presto!

Le letture di Francesca

Isola di Neve

Titolo: Isola di Neve

Autore: Valentina D’Urbano

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Pubblicazione: settembre 2018

Edizione: prima edizione

Traduzione: –

«Lo faccio perché non hai nessuna speranza. Perché qui nessuno ha speranza. Perché quest’isola ti mangia, e tu sei ancora tutta intera. Sbrindellata, piena di crepe, una vela senza vento, ma intera»

 

Santa Brigida, Novembre, una prigione abbandonata.

Tempesta.

Tempesta di nome e di fatto, una dei personaggi principali di questo romanzo che ti incanta e che ti tiene con il naso attaccato alle pagine e con pochissima voglia di arrivare all’ultima.

Ho già decantato le doti da scrittrice di Valentina D’Urbano scrivendo la recensione del suo primo libro, ma non posso fare a meno di farlo anche questa volta; il suo modo di far leva sui sentimenti è ammirevole, riesce a fare in modo che il lettore entri in totale empatia con i personaggi.

Ma di cosa parla questo libro?

Partiamo dicendo che i personaggi principali sono quattro: Tempesta, Andreas Von Berger, Manuel e Edith. Continuo poi aggiungendo che la storia dei primi due è ambientata nel passato, mentre quella di Manuel e Edith nel presente e che queste storie si incroceranno dall’inizio alla fine della narrazione.

Manuel è un ragazzo che dalla vita non sembra aver avuto molto: è un ex alcolizzato che ha una storia personale alle spalle che non lo fa dormire di notte; è burbero, ma allo stesso tempo trova sempre il tempo e la voglia di aiutare Edith.

Edith è una violinista tedesca che sta cercando di ricostruire il passato di Andreas, del quale non si sa molto, se non che è il motivo per cui lei ha imparato ad amare così tanto la musica.

Non mi dilungo nei particolari perché credo che scrivere qualcosa in più su Andreas e Tempesta possa rovinare una futura lettura – che spero farete, non potete perdervela.

Posso solo continuare dicendo che non posso non ammettere di essermi innamorata del libro già alla prima pagina. Prima credevo che fosse perché ancora ricordavo il piacere che avevo avuto a leggere la storia dei “gemelli” – cruda, triste e malinconica, ma scritta magistralmente. Dai pianti che mi ero fatta quando sono arrivata all’ultima pagina.

Poi ho capito che invece Valentina è una garanzia.

Quando Tempesta prende la barca e si dirige verso il carcere e prova paura nel vedere Andreas, ho provato paura anche io; come ho sentito gli schiaffi del padre, il male al cuore e la sofferenza nel vedere qualcuno che ami soffrire.

Non è un libro, è un’esperienza. Ed è una storia famigliare, che non guasta mai.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #14: Quel che so di lei

Titolo: Quel che so di lei

Autore: Monica Guerritore

Editore: Longanesi

Collana: Il Cammeo

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

Traduzione: –

«Le donne abbassano le difese, non guardano con i mille occhi dei lupi, credono nell’amore come lo vedono gli occhi dei bambini e tentano la via nuova con lo stesso sguardo e lo stesso cuore di ieri. Ma vengono uccise da uomini che ne spezzano il volo, uomini senza strumenti davanti a una donna che cambia.»

F: Questo libro per me è un po’ come un figlio. Mi ha fatto dannare l’anima per più di un mese per il suo lancio. Non lo volevo neanche leggere, essendomelo spoilerato. Poi abbiamo deciso di farci un Ranuncolo ed eccomi qui a commentarlo con te. Posso dire che tutto sommato, mi è piaciuto. Non è la classica storia di riscatto. Qui di riscatto non ce ne è. E’ la storia di Giulia Trigona, donna innamorata dell’amante che alla fine l’ha uccisa. E’ la sua storia raccontata attraverso gli occhi di personaggi reali e di finzione che hanno attraversato la vita di Monica. Soprattutto sul palcoscenico.

M: Hai detto bene, di riscatto non ce n’è. Ci sono solo fatti nudi e crudi di come, alla fine, noi donne ci facciamo sempre un po’ abbindolare dall’idea dell’amore.

Purtroppo, non mi ha fatto impazzire come libro. Potrebbe essere il genere non troppo in linea con le mie corde, ma ha trattato argomenti delicati ed interessanti e molto al centro dell’attenzione odierna.

A me è piaciuto, non essendo il mio genere. Purtroppo secondo me non è definibile. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio. E’ un libro fatto di ritagli di vita e di spettacolo. La voce narrante è presente e si fa sentire spesso, a volte emoziona. Tuttavia non fa venire quel brivido lungo la schiena. Ed è giusto così. Il brivido non deve nascere dalla voce della Guerritore, ma da quella di quelle donne: tradite, sconfitte, perse, uccise.

Quello che ho apprezzato molto, invece, è proprio la ricostruzione della storia di Giulia Trigona, attraverso le singole storie delle altre donne. I gesti che ha fatto, quello che può aver pensato.

Quello assolutamente. Non è un libro lunghissimo. Anzi. Sono poco meno di centoquaranta pagine e le leggi in una giornata (per me le tre ore di viaggio avanti indietro sul treno), è un libro che ha ritmo e cambi scenografici impressionanti.

L’unico punto a sfavore è la copertina. Cosa ti viene in mente guardandola?

Di sicuro non penso a una donna prigioniera. L’immagine mi da senso di libertà, anche se la nudità in questo caso potrebbe essere fraintesa.

In realtà non volevo arrivare lì. La copertina ha un grossa pecca. Non è riconoscibile. Non è Longanesi. La copertina è Sellerio. Blu con in mezzo un quadro. Anche l’interno ricorda un po’ Sellerio.

 

Vero anche quello. Purtroppo perde l’immagine la casa editrice stessa.

Esattamente.

Tu che voto gli daresti?

Ho dato un 3 su Goodreads e un 3 rimane.

Io do 4. Non do 5 perché non lo merita. Non do 3 perché ci sono affezionata. 4 mi sembra il giusto compromesso.

E leggetelo, anche solo per curiosità.

Perché non può morire un’altra Giulia.

 

 

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Ottobre…!

Aaah… lo sentite anche voi questo profumo d’autunno? Qui non vediamo l’ora di poter affondare le mani in un bel sacchetto di caldarroste! Gnaam :3

Lasciando perdere la continua voglia di cibo, preferiamo ricordare che Ottobre è anche il mese in cui scade il GIVEAWAY!! Ebbene sì, venerdì 4 ottobre, mentre Appunti di Libri (su IG) spegne la sua prima candelina, termina la possibilità di partecipare al nostro primo Giveaway. Comunque vadano le cose, siamo molto contente e ringraziamo di vero cuore coloro che hanno deciso di partecipare! Appena ci sarà possibile vi comunicheremo esattamente quando avverrà l’estrazione.

Passiamo ora al reale motivo di questo articolo, il nostro solito articolo di inizio mese.

Cosa leggeremo questo mese? Per la serie Ranuncolo, questo mese abbiamo ben DUE libri: il primo, di cui potrete leggere la recensione subito a inizio mese, è Quel che so di lei di Monica Guerritore, edito Longanesi; mentre il secondo, che abbiamo scelto in occasione di Halloween, la cui recensione uscirà proprio il 31 ottobre, è Il sospetto di Fiona Barton, edito Einaudi.

Martina, invece, questo mese ha deciso di portarvi le seguenti recensioni: Una sera a Parigi di Nicolas Barreau, edito Feltrinelli; La ragazza nel parco di Alafair Burke, edito PIEMME; La musica segreta di Parigi di Anstey Harris, edito Sperling & Kupfer; e, infine, Se solo fosse vero di Marc Levy, un libro che è da tanto che attende di essere letto, edito Rizzoli. In pratica, ha scelto di dividersi un po’ fra thriller e Parigi!

Francesca, invece, ha scelto: Isola di neve di Valentina D’Urbano, edito Longanesi; M – Il figlio del secolo di Antonio Scurati, edito Bompiani; Il club del libro e della torta di buccia di patata di May Ann Shaffer & Annie Barrows, edito Astoria; e, dulcis in fundo, Il codice Rebecca di Ken Follet, edito Mondadori.

Buon mese di letture e non a tutti!

Le letture di Francesca

Se ami qualcuno dillo

Titolo: Se ami qualcuno dillo

Autore: Marco Bonini

Editore: Longanesi

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

«[…] Suo figlio, poi, avrebbe saputo come rendere felice la moglie e farla sentire amata e rispettata e forse io stamattina avrei sicuramente messo anche la felpa sotto le coperte di Vicky, che non avrebbe patito freddo e soprattutto non si sarebbe sentita tradita da suo padre.

È una verità semplice e banale.

Non basta risolvere il problema al venti, al cinquanta, persino all’ottantacinque per cento. Il problema va risolto al cento per cento, altrimenti non è risolto affatto.

Ora l’ho capito».

 

Ho deciso di leggere questo libro per tenermi impegnata in treno e perché non mi sembrava troppo impegnativo, devo essere sincera.

Sono partita con un po’ di preconcetti, perché comunque non è uno scrittore convenzionale l’autore, ma Marco Bonini, che conosciamo tutti come attore e sex symbol della televisione italiana. Poi perché è una sorta di memoir.

E cosa vorrà mai raccontare un attore del suo rapporto con il padre?

Mi sembrava una storia già sentita.

Ve la spiego brevemente.

Il papà di Marco ha un infarto ed entra in coma, quando riprende conoscenza è come un bambino e bisogna insegnargli di nuovo a vivere. Si tratta di un padre che non è mai stato presente, poco affettuoso, divorziato, che ai suoi figli dava amore senza dimostrarlo apertamente. Distratto, menefreghista, egoista.

Il racconto si apre proprio il giorno in cui Marco viene chiamato in ospedale e da lì inizia un racconto famigliare, di crescita e di confronto con la figura paterna che continuerà fino alla fine. In tutto questo non manca l’amore.

L’amore di Marco per la madre dei suoi figli e per i figli, ma anche l’amore ritrovato per un padre che di amore ne ha sempre dato troppo poco.

La stessa parola ripetuta quattro volte in una frase è ridondante, ma alla fine è il punto centrale del memoir.

La scrittura di Marco è scorrevole, il libro si legge tranquillamente e, vi dirò, l’ho finito in molto poco tempo; però non mi ha dato niente. Non mi è dispiaciuto finirlo, non mi è dispiaciuto neanche rimettergli la sua sovra coperta, nemmeno rimetterlo in libreria.

Mi risulta molto difficile consigliarvi di prenderlo o di leggerlo, a meno che voi non siate dei fan accaniti dell’attore. È pieno di “ma”. È piacevole, ma non ti fa affezionare; è bellino, ma non ti dice niente di nuovo; è il racconto di una vita, ma ordinaria.

Credo che i memoir debbano essere scritti da persone che hanno qualcosa in più da raccontare, qualcosa di diverso. Non dico che la storia di Marco non sia degna di nota, ma che forse doveva essere raccontata con un piglio diverso, alla fine del libro non provi simpatia per il protagonista. Lo capisci, gli dai una pacca sulla spalla, ma ti sfiora senza prenderti. Non ti acciuffa. Ti cattura per poche pagine, poi ti culla.

Come quando all’asilo ci facevano fare il riposino, mentre noi volevamo solo giocare dopo pranzo.

Non credo di riuscire a dare al romanzo più di due stelline su cinque, nonostante mi sarebbe piaciuto dare di più.

Mi sento di consigliarlo se volete una lettura scorrevole da ombrellone, anche se ormai è finito il periodo o se, come me, fate molto viaggi in treno.

Voto: 2.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Sperando che il mondo mi chiami

Titolo: Sperando che il mondo mi chiami

Autore: Mariafrancesca Venturo

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, gennaio 2019

Traduzione: –

«Ricomincio dall’inizio e vorrei poter sopportare il peso che mi preme sul petto, buttare in uno di questi secchi stracolmi che sembrano appoggiati per caso sui lati del marciapiede il mio punteggio, le carte da firmare e tutte le volte che ho detto addio fingendo un arrivederci.»

Carolina Altieri è una maestra di scuola elementare. La sua classe sono un po’ tutte le classi e la sua scuola sono un po’ tutte le scuole di Roma. Sì, perché Carolina prima di tutto è una supplente.

Entra in classe, si affeziona e poi è costretta a salutare i suoi bambini, perché la loro vera maestra torna.

Ed è una storia che si ripete tutti i giorni, perché Carolina non lo sa mai dov’è che avrà il turno, le viene comunicato al mattino tramite una telefonata. E ci sono pure mattine in cui il telefono non suona nemmeno.

 

Non è stato per niente difficile mettersi nei panni di Carolina e sentire la sua situazione un po’ mia. Non è difficile immaginare come ci si senta quando non puoi mai coniugare al futuro i verbi della tua vita perché tutto dipende da cosa accade giorno per giorno.

I bambini e gli altri personaggi che circondano Carolina, poi, non fanno altro che ricordarci che nella barca della nostra vita non siamo mai soli, che ogni giorno abbiamo sempre qualcosa di nuovo da imparare, un viso da ricordare, un pensiero da tenere stretto.

E Carolina non fa altro che ricordarci che è la passione che ci deve guidare prima di tutto, anche sulla strada per capire chi vogliamo essere veramente.

L’autrice porta il lettore in una Roma che è la vera Roma, fatta di dialetto gridato, di strade trafficate, di persone piene di calore. E nel farlo ci racconta una storia moderna, attuale. Una storia che ci riguarda da vicino, che può riguardare anche ognuno di noi. E lo fa con parole semplici ma dettagliate, mostrandoti sprazzi di vita vera.

Questo libro è stato amore. Tanto. Talmente tanto che sono quasi pentita di averlo acquistato in e-book e non in cartaceo. Ogni tanto ci si confonde.

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Ninfa dormiente

Titolo: Ninfa dormiente

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

«Uccidere la donna che si dice di amare.

Era una contraddizione in termini, quella di cancellare dalla propria vita chi la illumina, eppure accadeva ogni giorno. L’amore che si fa dramma veniva celebrato troppo spesso. A morire erano sempre le donne.

Non è amore. È possesso. Bisogno di controllo.

Donne usate, abusate, lasciate sole e condannate. Donne che non avevano riconosciuto il male, perché si trovava proprio accanto a loro. Difficile metterlo a fuoco e smascherarlo, quando possiede il volto di chi dovrebbe aver cura di te»

 

Ormai mi sono data ai thriller, ma solo quando sono di Ilaria Tuti.

Ho letto anche il secondo capitolo della storia di Teresa Battaglia e della sua squadra e, anche questa volta, l’ho divorato.

L’ho letto nei tragitti casa-lavoro, lavoro-casa e mi ha tenuta sveglia anche quando alle sette di mattina prendevo il treno e l’unica cosa che volevo fare era svenire seduta sul sedile e svegliarmi magicamente a Porta Garibaldi.

Ilaria ha fatto centro ancora una volta, i suoi personaggi prendono vita, ti sembra di conoscerli e alla fine li conosci così bene che ti sembra che siano tuoi amici.

Il commissario lo troviamo ancora più provato dalla malattia, ma sempre più resiliente. Non vuole mollare, vuole portare avanti le indagini e annota tutto convulsamente nel suo taccuino per evitare di dimenticarselo, insieme a degli indovinelli per tenere allenata la memoria.

La ritroviamo più forte di prima e, se possibile ancora più umana.

E più mamma.

Dopotutto questo romanzo ruota intorno alla figura della donna, anche come madre. Soprattutto come madre.

Ma non voglio dirvi troppo sulla trama, perché non voglio anticipare niente.

Anche il Marini che racconta è un Marini inedito, sensibile, con qualche paura che si fa fatica a gestire e superare; se nello scorso libro ci erano rimasti tanti punti interrogativi sulla sua figura, in questo andremo a trovare tutte le risposte alle nostre domande.

Viene aggiunto anche un altro personaggio, nuovo componente dalla squadra: Blanca, una ragazza eclettica e non vedente che si occupa di ricerca di tracce ematiche e non con il suo cane Smoky.

Personaggio che dovrà combattere non tanto contro i suoi limiti naturali, ma contro la percezione e lo scetticismo che gli altri hanno su di lei.

Vengono aggiunti anche altri personaggi che vanno a riempire il romanzo e che, spero, continuino a essere presenti anche nel prossimo, perché danno quel colore in più che serve per intravedere tutte le sfaccettature dei personaggi.

Il mio voto è 5 su 5, se ho imparato ad amare il thriller lo devo alla Battaglia e alla sua creatrice.

Correte a comprare il libro ragazzi e buona lettura!

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Settembre..!

Buongiorno lettori!

Insomma, siamo ormai giunti alla fine dell’estate. Vorremmo dire con dispiacere, ma tutto sommato questo caldo esagerato ci ha un po’ stufato, voi che dite?

Ma passiamo subito alle cose più importanti, anche perché questa volta abbiamo un sacco di cose da dirvi! Intanto, la tbr di questo mese.

Cosa leggerà Francesca? Inizierà il mese con Michele Bravi, vincitore della settima edizione di X Factor, con Nella vita degli altri, edito Mondadori; proseguirà con Ninfa dormiente di Ilaria Tuti, edito Longanesi; infine, leggerà Se ami qualcuno dillo dell’attore Marco Bonini, edito sempre Longanesi.

Cosa Leggerà Martina? Martina, invece, dedicherà il mese a terminare la lettura della saga di J.K. Rowling con Harry Potter e i Doni della Morte; sfoggerà l’acquisto londinese The Muse di Jessie Burton, edito Picador; ed infine leggerà Sperando che il mondo mi chiami di Mariafrancesca Venturo, edito Longanesi.

Cosa leggeranno insieme, Martina e Francesca? Vi scriveremo la recensione di Central Park di Guillaume Musso, edito Bompiani, non appena sarà possibile (visti gli impegni, non siamo ancora riuscite a scriverla). Per il mese di ottobre, invece, leggeranno Quel che so di lei di Monica Guerritore, edito Longanesi che è stato pubblicato di recente, esattamente il 29 agosto.

Vi chiediamo, poi, di continuare a seguirci su Instagram e vi invitiamo a partecipare al nostro primo GIVEAWAY, in occasione del primo compleanno della pagina!! Le regole le trovate tutte sul social, vi aspettiamo numerosi!

Altre novità, poi, riguardano sempre Instagram perché è arrivato il cambio feed, che pensiamo possa accompagnarci fino a Natale, e sono in arrivo anche delle piccole novità, tra cui una rubrica che ci vedrà protagoniste a mercoledì alternati, in cui daremo consigli di libri.

Mi raccomando, non mancate!

Marti e Fra

Le letture di Francesca

Fiori sopra l’inferno

Titolo: Fiori sopra l’inferno

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: gennaio 2018

Edizione: prima edizione

«Era di una bellezza primitiva, da far perdere i riferimenti. Le cime innevate sovrastavano una foresta millenaria, sorgendo come lame opache da un fitto tappeto di boschi. Facevano pensare ai giganti della mitologia […]. Era un mondo distante da quello a cui era abituato, un mondo che sussurrava la piccolezza umana»

 

Ho iniziato questo libro timidamente, mentre ero seduta sul dondolo e avevo il cane acciambellato di fianco. Timidamente perché, come ormai sapete meglio di me, faccio molta fatica a leggere i gialli, i thriller e i noir. L’unica recensione per ora è stata quella de L’ombra del commissario Sensi della Raule, che mi era piaciuto molto. Adesso devo scrivervi che incomincio a ricredermi, per lo meno sui thriller, soprattutto se psicologici e dove il protagonista, in questo caso una donna, è anche una profiler.

Il commissario di Ilaria Tuti è una signora di sessant’anni, si chiama Teresa Battaglia e ha i controcoglioni.

Non potendovi farvi troppi spoiler, posso giusto parlarvi di lei. La adorerete.

Credo che in pochi romanzi si trovi una figura femminile così forte e così reale, di solito si tende a descrivere i personaggi principali come se fossero degli eroi indiscussi, paladini di una qualche giustizia altalenante tra la legalità e il personale.

Il commissario Battaglia è reale, ha le sue paure, le sue insicurezze, i suoi punti di forza e combatte contro una malattia che la porta a scrivere tutto su un diario, per tener traccia di tutti i suoi pensieri e delle sue azioni. Si lascia spesso andare al pensiero di non essere mai riuscita a diventare mamma, cosa che rimpiange e che ricorda a pari passo con un marito violento e un matrimonio fallito. La si legge spesso combattere contro la sua solitudine, che torna a casa sua dopo una giornata di lavoro, ma che non vede l’ora di iniziarne una nuova per poter fare qualcosa di utile. Teresa è reale perché non mette in ombra le difficoltà di una donna, seppur quasi alla fine della sua brillante carriera, ad essere donna in un mondo di uomini. In un mondo in cui, per farsi rispettare, deve far vedere continuamente che vale come e di più dei suoi colleghi maschili.

Un altro personaggio forte è il braccio destro del commissario, nonché nuovo arrivato, l’ispettore Massimo Marini, che per primo sbaglia e scambia Teresa per un teste nel momento in cui si trova sulla scena del crimine. Massimo è un personaggio che si fa voler bene, nonostante non abbia niente di particolare o che lo esalti a tal punto da poterlo mettere sullo stesso piano della protagonista. Sicuramente è un personaggio simpatico, alla continua ricerca dell’approvazione di un capo che ha deluso già nel suo primo giorno. Sono costanti i battibecchi tra i due che riescono a delineare le personalità di entrambi.

Ed eccomi al voto, credo che sia giusto dare un bel cinque, è il primo thriller che riesce a tenermi incollata alle pagine dall’inizio alla fine e che finisco in un giorno e mezzo. A settembre vi farò sapere anche cosa penso del suo seguito, Ninfa dormiente, sempre edito Longanesi.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.