Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #14: Quel che so di lei

Titolo: Quel che so di lei

Autore: Monica Guerritore

Editore: Longanesi

Collana: Il Cammeo

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

Traduzione: –

«Le donne abbassano le difese, non guardano con i mille occhi dei lupi, credono nell’amore come lo vedono gli occhi dei bambini e tentano la via nuova con lo stesso sguardo e lo stesso cuore di ieri. Ma vengono uccise da uomini che ne spezzano il volo, uomini senza strumenti davanti a una donna che cambia.»

F: Questo libro per me è un po’ come un figlio. Mi ha fatto dannare l’anima per più di un mese per il suo lancio. Non lo volevo neanche leggere, essendomelo spoilerato. Poi abbiamo deciso di farci un Ranuncolo ed eccomi qui a commentarlo con te. Posso dire che tutto sommato, mi è piaciuto. Non è la classica storia di riscatto. Qui di riscatto non ce ne è. E’ la storia di Giulia Trigona, donna innamorata dell’amante che alla fine l’ha uccisa. E’ la sua storia raccontata attraverso gli occhi di personaggi reali e di finzione che hanno attraversato la vita di Monica. Soprattutto sul palcoscenico.

M: Hai detto bene, di riscatto non ce n’è. Ci sono solo fatti nudi e crudi di come, alla fine, noi donne ci facciamo sempre un po’ abbindolare dall’idea dell’amore.

Purtroppo, non mi ha fatto impazzire come libro. Potrebbe essere il genere non troppo in linea con le mie corde, ma ha trattato argomenti delicati ed interessanti e molto al centro dell’attenzione odierna.

A me è piaciuto, non essendo il mio genere. Purtroppo secondo me non è definibile. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio. E’ un libro fatto di ritagli di vita e di spettacolo. La voce narrante è presente e si fa sentire spesso, a volte emoziona. Tuttavia non fa venire quel brivido lungo la schiena. Ed è giusto così. Il brivido non deve nascere dalla voce della Guerritore, ma da quella di quelle donne: tradite, sconfitte, perse, uccise.

Quello che ho apprezzato molto, invece, è proprio la ricostruzione della storia di Giulia Trigona, attraverso le singole storie delle altre donne. I gesti che ha fatto, quello che può aver pensato.

Quello assolutamente. Non è un libro lunghissimo. Anzi. Sono poco meno di centoquaranta pagine e le leggi in una giornata (per me le tre ore di viaggio avanti indietro sul treno), è un libro che ha ritmo e cambi scenografici impressionanti.

L’unico punto a sfavore è la copertina. Cosa ti viene in mente guardandola?

Di sicuro non penso a una donna prigioniera. L’immagine mi da senso di libertà, anche se la nudità in questo caso potrebbe essere fraintesa.

In realtà non volevo arrivare lì. La copertina ha un grossa pecca. Non è riconoscibile. Non è Longanesi. La copertina è Sellerio. Blu con in mezzo un quadro. Anche l’interno ricorda un po’ Sellerio.

 

Vero anche quello. Purtroppo perde l’immagine la casa editrice stessa.

Esattamente.

Tu che voto gli daresti?

Ho dato un 3 su Goodreads e un 3 rimane.

Io do 4. Non do 5 perché non lo merita. Non do 3 perché ci sono affezionata. 4 mi sembra il giusto compromesso.

E leggetelo, anche solo per curiosità.

Perché non può morire un’altra Giulia.