Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #7: L’isola dell’abbandono

Titolo: L’isola dell’abbandono

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2019

 

M: Allora, dimmi: perché, o forse sarebbe meglio dire, cosa non ti è piaciuto?

F: La Gamberale è una scrittrice che amo moltissimo, talmente tanto che appena esce un suo libro corro subito a prenderlo. Li ho tutti – o quasi. Ho preso in mano questo romanzo con lo stesso entusiasmo con il quale ho preso gli altri, ma mi ha deluso un po’. Mi ha lasciato l’amaro in bocca: è frastagliato, confuso, a tratti irrazionale. Ecco la prima cosa che non mi è piaciuta.

Ed è l’unica?

Assolutamente no, ma non posso sparare a zero fin da subito. Te cosa ne pensi?

L’amore per la Gamberale me l’hai trasmesso proprio tu, quindi come te parto a razzo anche io non appena esce un suo nuovo libro. Di questo non posso dire che mi sia piaciuto, ma neanche che non mi sia piaciuto. Sento che ci sono parti di questo romanzo che non mi è stato possibile capire perché mi mancano ancora delle esperienze per comprenderlo. Quindi, non mi sento di dare un giudizio a pieno.

Però almeno uno parziale, dai Marti. Per esempio cosa pensi della protagonista? Arianna a me non convince. Riesce a dare l’idea della ragazzina viziata tutto il tempo, cosa che poi si scopre non essere. È odiosa perché il tempo che doveva prendersi prima se lo prende nel momento peggiore, rifiutando anche l’unico uomo che l’abbia mai amata. Che poi, intendiamoci, ha dovuto complicarsi la vita anche uno psicoterapeuta sposato.

A me non ha dato l’idea della ragazzina viziata. Mi è sembrata più una crocerossina disperata, se proprio vogliamo vederla in qualche modo, soprattutto quando è alle prese con Stefano. Per il resto io ho visto una donna alla deriva e tutte in un modo o nell’altro siamo state donne alla deriva.

Sì, è vero. Quando ti parlo di “ragazzina viziata” te ne parlo in riferimento al comportamento che ha con lo psicoterapeuta. Alla deriva? Sì, però alla deriva si è portata anche un po’ da sola. Mi spiego: tutta la storia è basata sull’abbandono, il problema è che i tipi di abbandono che Arianna vive sono quasi tutti evitabili. Prima dell’abbandono portato dalla morte di Stefano, ce ne sono stati altri della stessa persona. Pensa a tutte le volte che l’ha tradita e tutte le volte lei poteva lasciarlo, ma non lo ha fatto. L’amore non è razionale, ma c’è della razionalità nell’abbandono? Io credo di sì.

Forse è proprio quello che la Gamberale stessa vuole farci capire. Che siamo sempre di fronte ad una scelta e sta a noi farla nel migliore dei modi. Scegliere se farsi abbandonare oppure se abbandonare. Continuo, però, ad essere dell’idea che questo sia un romanzo per persone più adulte di noi, che oltre ad aver maturato determinate esperienze, esperienze che magari abbiamo già noi stesse maturato, hanno anche avuto maggior tempo a disposizione per razionalizzare queste determinate esperienze. Io credo che alla deriva ci portiamo un po’ tutte da sole.

Sì, forse hai ragione. A parte tutte le mie opinioni personali sulla storia che possono essere più o meno condivise, c’è una certezza in tutto questo: la Gamberale. La sua scrittura ti tiene attaccata al libro, nonostante tutto. È veloce e scrive benissimo. Credo di avere tutti i suoi libri sottolineati. Questo non è da meno. Però c’è questo però e non riesco a dare più di 2 all’Isola.

Direi che il tuo giudizio è più che comprensibile. Do un 3 per il momento, con la promessa di riprenderlo in mano da qui a dieci anni.

P.S.: come sempre, per chiunque fosse interessato a farci leggere qualcosa di proprio, non esitate a contattarci!

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Aprile…!

(Al nostro relatore di tesi di triennale potrebbe venire un colpo se leggesse quel “Aprile” con la A maiuscola, ma ci piaceva così nel titolo, quindi…) 🙂

Forse, con un po’ di fortuna e con qualche problema in meno di connessione internet, riusciamo finalmente a pubblicare questo primo articolo di aprile, tbr inclusa.

Insomma, aprile è arrivato e con lui arriva anche la Pasqua. Per questa ragione abbiamo deciso di cambiare anche il feed della pagina Instagram e renderlo più vicino al tema. Partiamo subito facendo un piccolo punto della situazione per quanto riguarda le letture che abbiamo fatto nel mese di marzo.

La lettura in comune del mese di marzo è stata L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale, di cui presto (sempre connessione permettendo!) leggerete una recensione a quattro mani.

Il mese di Francesca, invece, è stato caratterizzato da: Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich, di cui potete leggere la recensione quiLady Midnight di Cassandra Clare, primo volume dell’ultima trilogia pubblicata della serie Shadowhunters, in lingua originale, di cui potete trovare la recensione qui; infine, Mai all’altezza di Veronica Pivetti (qui per la recensione).

Martina, invece, a marzo ha letto solo fantasy e in particolare: Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos, di cui potete leggere qui la recensione; Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rowling e potete leggere qui la recensione; infine, ha iniziato la Trilogia delle Gemme di Kerstin Gier, con il primo volume, Red, di cui trovate qui la recensione.

Quali saranno le letture di aprile?

La lettura in comune sarà Macchine mortali di Philip Reeve, per cui leggerete la recensione il prossimo mese.

Martina proseguirà con la sua totale (almeno per il momento) immersione nel fantasy leggendo: Gli scomparsi di Chiardiluna di Christelle Dabos, secondo volume della saga L’Attraversaspecchi; Harry Potter e la camera dei segreti di J.K. Rowling; e Blue di Kerstin Gier, secondo volume della Trilogia delle Gemme.

Francesca, invece, leggerà il secondo volume di Shadowhunters, sempre in lingua originale, Lord of Shadows di Cassandra ClareIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni; e Un uso qualunque di te di Sara Rattaro.

Come sempre, ricordiamo a chiunque abbia voglia o piacere di farci leggere il proprio scritto di non esitare a contattarci, saremo molto liete di poter esprimere il nostro parere.

Stay tuned!

Le letture di Martina

Vita sottile

Da troppo tempo attendeva di essere acquistato, una presenza perenne nella mia wishlist di Amazon. Finalmente, l’ho acquistato, letto, divorato, amato.

Titolo: Una vita sottile

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2012

Pagine: 158

Trama: Chiara Gamberale parla con tono spensierato di tutto ciò che la circonda ogni giorno, delle persone che incontra, di quelle che sanno tutto e la sostengono, e di quelle che ignorano il suo dramma quotidiano: la lotta con la bilancia, il terrore di ingrassare e il rifiuto del cibo fino a che il corpo quasi si fa aria. E la reazione incontrollata, l’assalto al frigo e la grande abbuffata, per poi sentire ancora il bisogno di svuotarsi. Dialoghi vivaci, versi senza pretese, riflessioni e prese di coscienza unite al piacere delle piccole conquiste si alternano tra tensione e dolcezza.

La mia opinione: chi mi segue da un po’, sa bene quanto sia profonda la mia passione per i libri di Chiara Gamberale, quanto io adori la sua scrittura, sempre di “pancia”, di getto e di cuore. 

Anche questa volta, non si è smentita nonostante questo sia stato il suo primo libro e io lo abbia letto a distanza di diversi anni dalla pubblicazione. 

Breve, scorrevole, pieno di tutte le emozioni viscerali che solo Chiara sa farci vivere, questo libro è scritto come una sorta di diario, attraverso cui l’autrice ci racconta del suo cattivo rapporto con la bilancia e ci mostra quei pezzetti della sua vita, persone e animali, che l’hanno portata ad essere la donna che è. 

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Aggiornamento letture

Insomma, ci siamo. Siamo a dicembre. Mi sembra quasi impossibile che franano molto festeggeremo già la fine di questo anno.

Ma scriverò un post parlando di questo 2018 più avanti, adesso cerco di non perdermi troppo.

Sono davvero davvero contenta di essere riuscita a rispettare la tbr che mi ero prefissata il mese scorso. Anche se Ink di Alice Broadway devo ancora finire di leggerlo, per me fa parte ancora del mese di novembre. Insieme a Ink, ho quindi letto: Il libro dei Baltimore di Joel Dicker (di cui potete trovare la recensione qui), Mi sposo a New York di Cassandra Rocca (di cui trovate la recensione qui), Tre ragazze in fuga dalla realtà di Marina Cappelli (recensione qui) e Domani sarà un giorno migliore di Francesco Merlin (recensione qui). Per quanto riguarda, invece, Ink e Ogni giorno come il primo giorno di Giorgia Penzo potrete leggere le recensioni questo mese.

Inoltre, sono riuscita anche a finire il manga di Sailor Moon, che devo dire mi è piaciuto davvero molto, sicuramente più del cartone, anzi anime.

Anche questo mese, invece, non sono riuscita a rimanere lontana dagli acquisti: infatti, mi sono portata a casa, da una retata in Giunti al Punto, Hai detto trenta? scritto da alcune giovani Trentenni (sì, giovani perché ormai ne faccio parte anche io, e io sono CCCCIOVANE!) e Una vita sottile di Chiara Gamberale.

Questi due libri entrano ovviamente subito nella tbr di dicembre. A questi, poi, si aggiungono Vox di Christina Dalcher, di cui scriverò la recensione in collaborazione con Francesca (prima o poi dovrai svelarti, non puoi continuare a rimanere nell’anonimato!) e (sarebbe anche ora) Anna Karenina di Tolstoj. Ebbene sì, questo mese ho optato per una lista più corta proprio per dare spazio a questo libro decisamente più impegnativo degli altri!

Per tutto il resto non mi resta che dirvi… stay tuned!

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Prima o poi arrivano, no?

Ultimo libro all’interno della mia libreria di Chiara Gamberale.

Titolo: Arrivano i pagliacci

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Mondadori

Anno: 2014

Pagine: 193

Pensa ai bruchi: loro credono oddio sto morendo e invece di lì a poco si trasformano in farfalle.

Trama: Allegra Lunare ha vent’anni, è nel momento in cui la vita, per molti, comincia: invece per lei finisce, e deve trovare il coraggio d’iniziarne una nuova. Allora Allegra scrive: non avere paura, per salvarsi l’infanzia, per non dimenticare il senso delle persone e delle cose che sono state il suo mondo fino a quel momento. Scrive una lettera ai nuovi inquilini che abiteranno la casa dove ha vissuto con la sua bizzarra famiglia, prendendo spunto dagli oggetti che rimangono nell’appartamento e da quei pochi che porterà con sé. Ognuno di essi racconta una storia: quella di suo padre, universitario rivoluzionario, e della mamma, giovanissima modella americana; la nascita di suo fratello Giuliano, con la sindrome di Down; l’amore magico tra Adriana e Matilde; l’incontro strepitoso con Zuellen; le cose che ha imparato al teatro e al circo. Fra cui la più importante: dopo il numero dei trapezi – quando trattieni il fiato e la felicità sembra spezzarsi a ogni passo – arriva sempre il numero dei pagliacci…

Più divento grande e più mi accorgo di come sia terribilmente complesso volersi bene attraverso gli anni e riuscire a rispettarsi malgrado la confidenza e l’alito che certe mattine puzza di quello che la sera prima non hai digerito e le bollette… ma non ha detto che le pagavi tu? No, no. E le taglie che aumentano, diminuiscono, comunque deludono e la televisione.

La mia opinione: con le parole di questo libro ancora fresche negli occhi, mi appresto a scrivere qualcosa di sensato che mi appartenga.

E’ peggio correre il rischio di fare una cosa male che non correrlo perché tanto la stai facendo per finta.

L’inizio non è stato dei migliori, ho letto diversi altri libri di Chiara Gamberale e devo dire che questo è quello che all’inizio mi ha lasciato più perplessa. Dovevo solo dargli il tempo di prendere il via, di lasciarmi trascinare dalle parole di Allegra sparse a manciate sul foglio. Alla fine è quello che mi ha stupita di più. Perché è un libro carico di emozioni, forse di malessere. L’unica certezza che abbiamo, come ci racconta la protagonista, è che alla fine arrivano i pagliacci. Perché, in qualche modo, è bello sapere cosa succede dopo, avere appunto la certezza che prima o poi le cose si aggiusteranno.

Voi avrete la possibilità di farcela a volervi bene senza farvi troppo del male: basta non scambiare un muro per una porta, no?

Purtroppo, scrivere una recensione di un libro di Chiara Gamberale mi risulta sempre un po’ difficile, non perché il libro non mi sia piaciuto, tutt’altro. Solo che lei è così: o la ami o la odi. O la leggi o non la leggi. Non puoi passare il tuo tempo a commentare i suoi libri. Devi leggerla, leggerla e ancora leggerla e lasciarti sopraffare dalle sue parole, che solitamente ti entrano dentro come artigli sulla pelle. Questo, per me, è Chiara Gamberale. So che esistono altri suoi libri, che ancora non ho letto, ma che ho intenzione di recuperare non appena ne avrò l’occasione. Credo sia una di quelle autrici che non stancano proprio mai.

Voto: 4/5

E allora non può esistere la paura, perché non c’è paura maggiore di quella di ritrovarci un giorno a mangiare questa merda e dire “mhhhh” e scambiare la puzza di un ordine che ci arriva per il profumo di una scelta che, dovunque va, magari anche a puttane, almeno è nostra.

Le letture di Martina

…e adesso?

È solo il 2 gennaio, ma ho già una nuova lettura finita. Anzi, ad essere precisi è il 3 gennaio, perché è ormai passata la mezzanotte.

La considero la prima lettura del 2018 anche se l’ho iniziata due giorni prima che finisse l’anno. Non ha senso stare lì a pensarci troppo, intanto.

È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo.

Ma fondamentalmente si dividono in due categorie.

Ci sono quelle che amiamo.

E poi ci sono tutte le altre.

Titolo: Adesso

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2016

Pagine: 216

Trama: Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso.

Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro.

Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso è prigioniero del passato lui: si incontrano.

Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso… e allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo “amoreterno”, a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare?

“Ti capisco e non mi spaventi.”

“Pietro, ma sei scemo? Perché mi guardi così?”

“Cambia treno.”

“Cambiare treno?”

“Parti nel pomeriggio.”

“Perché?”

“Andiamo di là e facciamo l’amore.”

“Ma chi?”

“Tu e io.”

“E quando?”

“Adesso.”

La mia opinione: ho letto questo libro al momento della sua uscita, a febbraio 2016. L’avevo apprezzato, ma non a pieno; ero consapevole di non essere riuscita a comprendere ciò che l’autrice vuole trasmettere. Da un po’ di tempo mi sono apparse immagini e pensieri su questo libro e di recente avevo letto quelli che vengono considerati i prequel, che spiegano quindi il tormentato rapporto tra Lidia e Lorenzo: La zona cieca e Le luci nelle case degli altri.

A distanza di tempo, con la voglia giusta di immergermi in un qualcosa che sto vivendo, sono riuscita ad apprezzare la bellezza di questo libro. Chiara Gamberale non si smentisce mai e anche questa volta riesce a farci vivere emozioni molto forti attraverso i suoi enigmatici, ma non troppo, personaggi, in cui alla fine è quasi inevitabile rispecchiarsi.

Succede che fra tutte le persone che corrono e si accalorano e parlano fitto al telefonino sulla metro e ti costringono a prendere atto dell’assoluta mancanza di senso, una ti convince che invece un senso ce l’hai.

Succede che fra tutte le persone senza senso, una ti pare ce l’abbia.

La storia racconta di due persone che hanno dovuto attraversare momenti difficili nella loro vita, si sono visti rifiutati, abbandonati, e quando si incontrano, però, decidono che forse è arrivato il momento di provare ad abbassare completamente le difese. Perché ci sarà sempre qualcosa di cui aver paura, ma non esiste niente di più importante che vivere il nostro adesso. Ed è sempre una grande emozione quando riusciamo a trovare qualcuno che ci apprezza per quello che siamo, con i nostri difetti e le nostre cicatrici, come parte di un intero essere. E oltre ad apprezzarci, ci ama profondamente. Tanto da aiutarci a combattere i demoni che ci portiamo dietro dal passato e che abbiamo difficoltà a lasciar andare.

Non sono pronto, nessuno lo è, in verità?, in verità ho paura, tanto ormai è successo, e quando?, adesso.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Benvenuti ad un’altra puntata di Sentimentalisti anonimi.

Titolo: La zona cieca

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Bompiani

Anno: 2008

Pagine: 254

Trama: Lidia, da sempre in guerra con se stessa e con gli altri per conquistare l’impossibile controllo di ogni emozione, un giorno s’innamora di Lorenzo, uno scrittore quarantenne fascinoso e arrogante. Comincia una storia d’amore fatta di bugie vere o supposte, e di tradimenti molto reali. In un crescendo di abbandoni e colpi di scena, nel continuo tragicomico cercarsi e ferirsi di Lidia e Lorenzo, all’improvviso arrivano le misteriose lettere di Brian. Sciamano deciso a farsi improbabile protettore di questa improbabile vicenda, Brian ha un’anima e un passato ben precisi, non ha un volto, ma la sua presenza si dimostrerà decisiva. Un romanzo sulla forza dell’amore che guarisce e distrugge, impossibile da abbandonare.

La mia opinione: non a tutti piace la Gamberale, è vero.

Ho trovato diverse persone che mi hanno detto di non apprezzare la sua scrittura, il suo modo viscerale di descrivere un sentimento complesso come l’amore.

Eppure io la adoro, forse proprio per il modo che ha di descrivere i sentimenti.

Con La zona cieca Chiara ci vuole mostrare fin dove l’amore può portare, i lati positivi e negativi che lascia venire fuori. Lorenzo è un personaggio discutibile, che si fa odiare fin da subito e, per quanto mi riguarda, fino alla fine della storia; mentre Lidia è una donna che crede fortemente nel potere dell’amore e riesce quasi a sconfiggere del tutto le sue paure, i suoi mostri interiori. Perchè con la forza dell’amore possiamo sconfiggere anche quelli più radicati in noi.

(Sì, se non si era capito, ci credo anche io 😉 )

E’ difficile capire perché fra tutte le voci e i modi di camminare e di fare l’amore in cui ci imbattiamo, capita quella, capita quello che ci raggiunge proprio lì, dove fa sempre freddo, e a quel punto non può che rimanere.

Ci sono stati momenti in cui ho odiato questo libro e per molte volte mi sono chiesta perché Lidia non si libera di Lorenzo da subito, quando intuisce che la situazione si fa complicata; ma poi mi sono ricordata che quando ti fai prendere dai sentimenti come fa Lidia ci vuole coraggio per aprire gli occhi e capire che la nostra vita vale molto di più, che ci meritiamo molto di più.

Il finale, poi, nel perfetto stile di Chiara: aperto ad ogni possibilità ed emozione.

Voto: 4/5, più che altro per i momenti in cui ho avuto la tentazione di lasciarlo.

P.S.: per fortune che, poi, mi sono ricordata che la Gamberale non si lascia mai!

Le letture di Martina

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri

Titolo: Le luci nelle case degli altri

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 392

Trama: Maria, l’amministratrice condominiale libera e carismatica di un palazzo apparentemente come tanti, muore all’improvviso in un incidente stradale. Rimane sua figlia, Mandorla, una bambina di sei anni; e rimane una lettera, nella quale Maria rivela che il padre di Mandorla si nasconde in uno dei cinque piani del condominio che lei amministrava… Gli uomini del palazzo sono tutti sospettati ma decidono di non sottoporsi al test del DNA e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. Attraverso lo sguardo smarrito – ora allegro, ora dolcemente disperato – della bambina, accendiamo le luci (e scopriamo le ombre) delle case di un condominio nel quale, presto, ogni lettore sentirà di abitare mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa. Fino a un finale sorprendente.

La mia opinione: ho letto numerosi pareri discordanti su questo libro. Insomma, non a tutti è piaciuto. E anche io devo ammettere che non è stato il migliore della Gamberale (il mio preferito, ad oggi, resta Quattro etti d’amore grazie).

Alcuni passaggi sono ridondanti e fa quasi rabbia questa storia del test del DNA e di uomini e donne che non vogliono prendersi questo tipo di responsabilità. Però (perchè un però ci deve essere per forza!), Chiara Gamberale riesce a stupire con un finale di cui davvero non ci si aspetta niente.

E mentre tu sei insieme a Mandorla a ripercorrere ciò che è stato della sua vita all’interno del condiminio di via Grotta Perfetta 315, cresci insieme a lei e apri gli occhi e ti rendi conto che non siamo tutti perfetti, che accendendo le luci nelle case degli altri ti rendi conto che tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio.

Voto: 3/5

Certe luci fanno più paura accese che spente.

Ci sono luci cattive e luci buone.

Quelle cattive ti fanno mettere in testa che non ci sia un posto per te, nel mondo.

Le luci buone, invece, ti promettono che c’è.