Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #16: Gli accoppiati

Titolo: Gli accoppiati

Autore: Jennifer Miller, Jason Feifer

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Luca Bernardi

«Sì è una parola molto pericolosa. Soprattutto quando non si sa bene alla mercé di che cosa ci si sta ponendo.»

F: Questa volta sono stata io a consigliare male Martina. Pensavo di avere tra le mani un libro simpatico, ma serio e interessante dato che si tratta di un romanzo scritto a quattro mani. Invece è un libro commedia che non aggiunge e non toglie niente al classico libro estivo da ombrellone. Dovevo anche aspettarmelo, dato che è uscito a luglio.

Non mi ha soddisfatto, ma mi ha divertito. Anche se per certi versi anche un po’ disgustato.

Tu cosa ne pensi?

M: Disgusto è proprio la parola giusta per descrivere i miei sentimenti nei confronti di questo libro. Sì, qualche scena molto simpatica c’è stata, ma niente a che vedere con tante altre scene già lette milioni di volte in romanzi simili.

Purtroppo, ho trovato molto squallore anche nell’idea, anche se ha instillato il dubbio che nella bella New York possa anche accadere sul serio che due persone vengano messe a fare sesso solo per portare divertimento a terzi. Ormai non escludo più nulla.

Consenzienti. Non sono stati chiusi in un albergo a far sesso contro la loro volontà – che poi non è quello che effettivamente fanno. Sono due persone ambiziose che accettano un accordo squallido, ma che fa comodo a loro. Non vengono effettivamente obbligati a fare niente. E’ il classico romanzetto che non ha né un capo né una coda. Non ha un messaggio finale forte e, se ci pensi, alla fine hanno quello che si meritano entrambi. Squallido sì, ma non da esserne offesi.

Nessuno si sente offeso, anzi. Trovo squallida proprio l’accettazione di questa condizione, più che di tutto il resto.

I personaggi, poi, non mi sono piaciuti per niente. Li ho trovati senza carattere e le descrizioni piuttosto carenti.

I personaggi effettivamente non sono caratterizzati bene. Solo Carmen lo è ad un certo punto. Quando la si fa interagire con la nonna. Viene, in qualche modo, raccontata attraverso gli occhi di chi la conosce bene. E’ una donna che ha sofferto e che fa sempre fatica ad andare avanti. Alla fine del libro non è più un personaggio che ti può stare antipatico. Mentre lui paradossalmente sì. Parte come vittima, cerca di diventare stronzo e cazzuto e poi torna vittima. Non ha una rivincita. E’ un fallito senza fama e senza gloria.

Sì, si può dire che Carmen ad un certo punto acquista un po’ di sensibilità, proprio grazie alla presenza della nonna.

Lui invece è e rimane un personaggio senza spina dorsale, a malapena in grado di rendersi conto che ha delle responsabilità.

Devo, però, ammettere che il finale è stato scontato, ma non così tanto. Mi aspettavo un classica caduta nel cliché, invece almeno quello siamo riusciti ad evitarcelo.

Il finale è ben costruito ed è la parte migliore del libro. Alla fine non mi è dispiaciuto leggerlo. Non ci ho messo molto ed è abbastanza incalzante. La voglia di finirlo alla fine ti viene anche solo per capire con chi finisce Lucas. Io gli darei un bel 4.5.

Tu invece sarai molto bassa credo.

Spara.

Io non l’ho trovato incalzante per niente, tanto che sono stata più volte tentata di mollarlo, se non avessimo avuto questa recensione da scrivere.

Per cui il mio voto è un 2, non di più.

E anche questa volta, come sempre, ci compensiamo abbastanza bene 🙂

È per questo che siamo amiche 😉

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #15: Il sospetto

Titolo: Il sospetto

Autore: Fiona Barton

Editore: Einaudi

Collana: Stile Libero Big

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Carla Palmieri

«Era un anno che Alex sognava di partire: un anno che fantasticava su luoghi, persone, avventure, e intanto preparava gli esami finali e riforniva gli scaffali del supermercato per guadagnarsi i soldi del viaggio. […]

Alex sperava tanto che andasse bene. E comunque era troppo tardi per ripensarci: ormai erano arrivate. Meraviglioso, no? Be’, c’era da scommetterci.»

 

M: Ranuncolo straordinario in occasione di Halloween! E, per ben gustarci questa festa, abbiamo scelto un bel thriller. I thriller/gialli sono un po’ il “mio campo”. L’ho messo fra virgolette perché non mi sento di giudicarmi un’esperta del settore, però ammetto che mi piacciono molto.

A chi, invece, non piacciono è proprio la Franci.

Eppure…

F: Eppure questo mi è piaciuto molto. Probabilmente per il ritmo serrato e i numerosi cambi di prospettiva e colpi di scena.  Unica pecca: essere scontato.

Ma alla fine lo sono tutti i gialli, tranne quelli dei grandi.

Cosa intendi con l’essere scontato?

Che i colpi di scena non sono mai veri colpi di scena, te li aspetti tutti. Arrivi ad aspettarti anche la fine. Per non parlare che a metà già riesci a capire chi sia il vero assassino e chi, invece, c’entra solo in parte.

Beh, diciamo che l’autrice ha lasciato ampio spazio per capire chi fosse l’assassino, questo è vero. Però, credo che il suo intento fosse lasciar trapelare una pagina alla volta, il mistero che si cela dietro la mente umana. Quindi, cosa spinge un individuo a compiere una determinata azione.

Io non lo vedo come un thriller psicologico, mi dispiace. Non è né Faletti, né Carrisi. E’ un thriller, punto. E forse neanche tanto thriller quanto giallo. Bello, mi è piaciuto, ma credo mi sia piaciuto proprio perché “leggero”.

Non parla di mente umana. Non approfondisce le ragioni dell’assassino, né lo fa vivere. Non scava sotto e dietro a niente.

Ma, infatti, io non intendevo dire che fosse un thriller psicologico. Solo che vuole farci arrivare a capire quello che pensano i personaggi, passo dopo passo. Viene, in generale, considerato come un thriller fine a se stesso, e per me lo è.

I temi trattati, poi, sono di grande importanza, a partire soprattutto dal rapporto genitori/figli durante l’adolescenza, uno dei periodi “peggiori” della nostra vita, in cui si affrontano continui cambiamenti.

Non ha avuto pecche per quanto mi riguarda, mi ha tenuta incollata dall’inizio alla fine e mi ha incuriosito a tal punto che so già che continuerò a tenere d’occhio questa autrice.

Questo è stato il tema trattato meglio. Quanto non si conosce mai abbastanza qualcuno, neanche quando si tratta dei tuoi genitori o dei tuoi figli. Sono stati costruiti molto bene anche i personaggi dei genitori. Molto belli. Reali nelle loro emozioni che sono necessariamente esagerate fino alla fine.

A me è piaciuto, ma non mi ha fatto affezionare al genere, né all’autrice in sé. C’è anche da ricordare che credo che sia inserito in una serie più ampia e che noi ne abbiamo preso solo un pezzetto in mezzo. Probabilmente, una volta che si conoscono meglio i personaggi ricorrenti è anche diverso. Per quanto mi riguarda mi fermo qua, ma perchè, come hai detto tu, questo è più il tuo genere che il mio.

Esattamente, questo è il terzo volume di una serie che vede sempre presente gli stessi protagonisti: la giornalista e l’ispettore.

Sicuramente, verrà narrata la storia del figlio di Kate, già nei primi volumi, e questo, come hai detto tu, ci potrebbe aiutare a comprendere meglio certi punti di questo libro.

Che voto daresti?

Credo un tre e mezzo. Tu?

Ho dato un 5 pieno su Goodreads e mi sento di farlo rimanere tale.

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Ranuncolo #14: Quel che so di lei

Titolo: Quel che so di lei

Autore: Monica Guerritore

Editore: Longanesi

Collana: Il Cammeo

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

Traduzione: –

«Le donne abbassano le difese, non guardano con i mille occhi dei lupi, credono nell’amore come lo vedono gli occhi dei bambini e tentano la via nuova con lo stesso sguardo e lo stesso cuore di ieri. Ma vengono uccise da uomini che ne spezzano il volo, uomini senza strumenti davanti a una donna che cambia.»

F: Questo libro per me è un po’ come un figlio. Mi ha fatto dannare l’anima per più di un mese per il suo lancio. Non lo volevo neanche leggere, essendomelo spoilerato. Poi abbiamo deciso di farci un Ranuncolo ed eccomi qui a commentarlo con te. Posso dire che tutto sommato, mi è piaciuto. Non è la classica storia di riscatto. Qui di riscatto non ce ne è. E’ la storia di Giulia Trigona, donna innamorata dell’amante che alla fine l’ha uccisa. E’ la sua storia raccontata attraverso gli occhi di personaggi reali e di finzione che hanno attraversato la vita di Monica. Soprattutto sul palcoscenico.

M: Hai detto bene, di riscatto non ce n’è. Ci sono solo fatti nudi e crudi di come, alla fine, noi donne ci facciamo sempre un po’ abbindolare dall’idea dell’amore.

Purtroppo, non mi ha fatto impazzire come libro. Potrebbe essere il genere non troppo in linea con le mie corde, ma ha trattato argomenti delicati ed interessanti e molto al centro dell’attenzione odierna.

A me è piaciuto, non essendo il mio genere. Purtroppo secondo me non è definibile. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio. E’ un libro fatto di ritagli di vita e di spettacolo. La voce narrante è presente e si fa sentire spesso, a volte emoziona. Tuttavia non fa venire quel brivido lungo la schiena. Ed è giusto così. Il brivido non deve nascere dalla voce della Guerritore, ma da quella di quelle donne: tradite, sconfitte, perse, uccise.

Quello che ho apprezzato molto, invece, è proprio la ricostruzione della storia di Giulia Trigona, attraverso le singole storie delle altre donne. I gesti che ha fatto, quello che può aver pensato.

Quello assolutamente. Non è un libro lunghissimo. Anzi. Sono poco meno di centoquaranta pagine e le leggi in una giornata (per me le tre ore di viaggio avanti indietro sul treno), è un libro che ha ritmo e cambi scenografici impressionanti.

L’unico punto a sfavore è la copertina. Cosa ti viene in mente guardandola?

Di sicuro non penso a una donna prigioniera. L’immagine mi da senso di libertà, anche se la nudità in questo caso potrebbe essere fraintesa.

In realtà non volevo arrivare lì. La copertina ha un grossa pecca. Non è riconoscibile. Non è Longanesi. La copertina è Sellerio. Blu con in mezzo un quadro. Anche l’interno ricorda un po’ Sellerio.

 

Vero anche quello. Purtroppo perde l’immagine la casa editrice stessa.

Esattamente.

Tu che voto gli daresti?

Ho dato un 3 su Goodreads e un 3 rimane.

Io do 4. Non do 5 perché non lo merita. Non do 3 perché ci sono affezionata. 4 mi sembra il giusto compromesso.

E leggetelo, anche solo per curiosità.

Perché non può morire un’altra Giulia.

 

 

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Ranuncolo #13: Central Park

Titolo: Central Park

Autore: Guillaume Musso

Editore: Bompiani

Collana: Tascabili Bompiani

Pubblicazione: 2015

Edizione: quarta ristampa, marzo 2019

Traduzione: Sergio Arecco

«Nell’esistenza ci sono momenti in cui si apre una porta e in cui la nostra vita si proietta verso la luce. Rari momenti in cui qualcosa, dentro di noi, si dischiude. Si fluttua in assenza di gravità, si corre su un’autostrada senza limiti di velocità. Le scelte diventano chiare, le risposte sostituiscono le domande, la paura lascia il posto all’amore.»

M: Prima di parlare dei contenuti di questo libro, vorrei fare una premessa per quanto riguarda grammatica e sintassi. Nel libro che avevo io ce n’erano diversi. Tanti, oserei dire, per un libro così piccolo.

F: A quanto pare gli editor di Bompiani non stanno molto attenti. Anche “M. Il figlio del secolo” (recensione a ottobre) è costellato di errori.

Ecco, questa è una di quelle cose che mi piace davvero poco. Perché un paio di errori non mi cambiano la vita, anzi è molto probabile che non ci faccio neanche caso. Invece, quando gli errori mi saltano un po’ troppo spesso all’occhio, la cosa diventa un pochino pesante.

Però, c’è da dire che, se almeno la storia fosse stata bella, o perlomeno non esagerata, non avrei fatto caso a quasi nessun tipo di errore.

E qua si passa direttamente al contenuto del libro. Quando l’ho comprato tempo fa, ne ero entusiasta. Avevo già letto qualcosa di Musso e mi era rimasto su tutto una sensazione positiva. Per Central Park no. Questo romanzo l’ho iniziato con tutta la buona volontà, mentre ero in ferie e già al primo capitolo mi aveva stufata. La storia è già surreale nelle prime righe, però ci fai poco caso. Speri sempre in un twist, in qualcosa che ti riporti con i piedi per terra. Poi giri pagina, ne  giri un’altra e un’altra ancora e ti cadono le braccia. Sicuramente non è tra i migliori lavori di Musso.

No, sono completamente d’accordo con te questa volta. Anche io ero entusiasta di trovarmi di fronte un “nuovo” libro di Musso, soprattutto dopo aver letto La vita segreta degli scrittori che mi era piaciuto molto.

Nonostante la tematica finale su cui si basa l’intera storia sia molto interessante e anche di una certa rilevanza, devo dire che l’insieme non sono riuscita ad apprezzarlo.

Mi sento una voce molto fuori dal coro.

La tematica affrontata è da mettere in secondo piano, perché non la tratta. La usa come chiusura per dare un senso a tutto; sembra quasi che la fine sia stata scritta di corsa e non si sia trovato niente di meglio. Una tematica del genere (no spoiler), non dovrebbe essere trattata in quel modo e neanche presa sottogamba. Ha tutto dell’incredibile, anche la storia del padre. E la sua, alla fine è reale o immaginata? Il serial killer è esistito?

Sì, si chiude talmente in fretta che non riesci nemmeno a capire cosa ci sia stato di vero e cosa no. È un peccato, perché la lettura rimane comunque scorrevole e in poco tempo si legge.

Non sono riuscita neanche a affezionarmi ai personaggi. Non a lui e non a lei. Lui sembra il primo deficiente passato per strada. Lei è di una durezza che fa quasi rabbrividire, non riesci a provare empatia neppure quando racconta della morte del marito e della perdita del figlio in seguito all’aggressione.

Io non l’ho trovata dura. L’ho trovata stupida, soprattutto quando racconta della morte dei suoi cari. Ha messo al primo posto la carriera, senza nessun remore. Come se tutto l’amore che diceva di provare per i suoi, svanisse di fronte alla possibilità di catturare un pericoloso serial killer.

Sì, su questo hai ragione. Probabilmente se “Central Park” fosse stato il primo libro che leggevo di Musso, non avrei mai più letto nient’altro. Sicuramente non lo farà in futuro. A parte gli editor svogliati, qua mi sembra di vedere uno scrittore che ha finito tutte le sue idee migliori.

E su questo punto posso smentirti, perché avendo letto l’ultimo suo successo, posso assicurarti che non ha esaurito proprio tutte le carte. Però comincio a credere che, forse, dovrebbe tornare a scrivere romanzi rosa.

Che voto daresti?

Zero. Personaggi insipidi. Storia irrilevante. Errori di traduzione, di correzione e di revisione.

Tu?

You’re so bad, girl!

Gli strappo 2, per pietà e perché è Musso. Non un centesimo di più, però.

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Ranuncolo #12: Miti del Nord

Titolo: Miti del Nord

Autore: Neil Gaiman

Editore: Mondadori

Collana: Omnibus

Pubblicazione: 2018

Edizione: prima edizione, ottobre 2018

Traduzione: Stefania Bertola

«È stata colpa di Loki. Perfino il martello di Thor è colpa di Loki. Perché con Loki era così. Ce l’avevi con lui anche quando gli dovevi una profonda gratitudine, e gli eri grato anche quando lo detestavi.»

 

F: Marti, perdonami. Non volevo regalarti un libro brutto per il tuo compleanno, ero convinta che ci sarebbe piaciuto.

Poi non ho capito: Loki è il fratello di sangue di Odino e non di Thor?

M: Beh, diciamo che dopo tutti i Ranuncolo deludenti che ti ho proposto io, mi sembra la giusta punizione! 

A quanto pare, sì. Ma sono sincera, io sapevo ben poco dei “miti del nord”, non ho nemmeno visto i film Marvel. 

Parlami della versione inglese.

Credo sia come quella italiana. La traduzione non va a toccare i contenuti, purtroppo. Sicuramente rende tutto più interessante, ma solo perché le parole che leggi sono le stesse che ha pensato l’autore. Molto bella anche la copertina, ma è identica alla tua. Probabilmente, al netto di tutto, credo sia quello che mi ha attirata di più, quando l’ho visto in Ibs per te e al Salone del Libro, per la versione inglese.

Credo che mi aspettassi altro. Forse da fan dei film Marvel, mi aspettavo qualcosa di conforme a quello che mi ha sempre raccontato il grande schermo. Alla fine più che colpa del libro, che è scritto bene nonostante non sia niente di speciale, credo sia colpa mia. Sono sempre stata molto incuriosita dalle storie sui dei, eppure non mi sono mai informata. Mi sono sempre basata sui racconti dei film, che ovviamente sono sempre molto diversi da quello che sono in realtà i miti.

Capisco cosa intendi dire. Eppure, come vedi, nonostante io non avessi aspettative perché né ho mai visto i film, né ho mai letto qualcosa a proposito, non posso ritenermi soddisfatta. Insomma, i racconti sono scritti bene, niente da dire. Ma le pagine scorrono a fatica e alla fine lasciano comunque un sapore insipido in bocca. 

 

Credo che dovremmo leggere qualcos’altro di Gaiman per poter giudicare o dire qualcosa in merito al suo scrivere. Quello che abbiamo letto con i miti non credo che non possa far testo, sono delle “favolette”, anche a sé stanti. Molto bella la prefazione, quello sì. La parte dove spiega il perché della sua passione per i miti del nord. Poetica, a tratti. Poi basta. Poi mi sembra di tornar alle fiabe della buona notte che mi leggeva mia nonna quando ero bambina. Una ogni sera.

Sì, non volevo in alcun modo dire che è insipido lo stile dello scrittore. Troppo poco per giudicare, soprattutto, come hai detto tu, in questo caso, dove lui non fa altro che riportarci i miti di cui è tanto appassionato.

Parlano tutti molto bene di American Gods, potrebbe essere un’idea del prossimo Ranuncolo.

Non mi freghi, leggitelo tu.

E per quanto riguarda i personaggi?

Credo che il personaggio che più mi ha dato noia, sia stato quello di Thor. È dipinto come se fosse uno stupido senza cervello. Anche qui, essendo abituata al Thor Marvel, mi ha disgustata parecchio quello raccontato da Gaiman.

Mentre il personaggio che più mi è piacito, è quello che non sono mai riuscita ad amare davanti a coca cola e pop corn: Loki. Qui non è un personaggio cattivo con dei tratti di bontà una volta ogni tanto. È un personaggio sveglio, sagace, ironico, dispettoso, con quella punta di cattiveria che lo rende quasi affascinante.

Non nego le capacità di Loki, ma non mi è piaciuto come personaggio.

Diciamo che ogni personaggio rappresenta bene, a mio parere, i diversi tipi di persone che ci troviamo davanti.

Per il resto non posso dirti granchè, perché ad essere sincera non c’è stato un personaggio che ai miei occhi sia risaltato più di un altro.

Probabilmente perché è stata la prima volta che sei entrata in questo mondo e quelli che per me erano personaggi conosciuti e a cui ero riuscita già ad affezionarmi al di fuori del libro, per te erano assoluti estranei.

In pratica, credo di sì. Il lato “negativo” è che dopo aver letto questo libro non ho neanche la voglia di mettermi a recuperare i film Marvel!

Direi che ho fatto cento punti regalandoti questo libro. Andando al sodo, per me è un uno.

Crudele, ma giusta. E’ un uno anche per me.

E, comunque, ricordati che con l’altro li hai riguadagnati tutti i punti.

E, alla fine, l’importante è che i punti vadano sempre a Corvonero! 😉

O si azzerano perché ho fatto il 50 e 50.

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Ranuncolo #11: On The Come Up

Titolo: On The Come Up

Autore: Angie Thomas

Editore: Rizzoli

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

A volte sogno di affogare. Lo scenario è sempre un grande oceano blu, troppo profondo perché io riesca a vederne il fondale. Ma mi dico che non morirò, per quanta acqua mi entri nei polmoni e per quanto in fondo io scenda, non morirò. Perché ho deciso così. D’un tratto, so respirare sott’acqua. So nuotare. L’oceano non fa più paura. E’ una cosa bellissima, a dirla tutta. Imparo anche a controllare la situazione.

Ma adesso sono sveglia, sto affogando, e non so come controllare niente di tutto ciò.

F: Non so tu, ma io questo libro l’ho adorato e, di conseguenza, divorato. Mi è piaciuto molto il collegamento con il libro precedente, The Hate You Give, non ne vediamo i protagonisti, ma Brianna si riferisce spesso al ragazzo ammazzato dalla polizia e delle lotte di quartiere. È confortante ed è strategico per mantenere una continuità non solo nel romanzo – per non dover continuare a ribadire il contesto e l’ambiente in cui vivono i personaggi – ma anche per mantenere l’affetto già presente nel romanzo d’esordio. Tu cosa ne pensi?

M: È stato molto scorrevole anche per me, ma se devo dirla tutta la storia non mi ha convinto del tutto. Sono d’accordo con te sul fatto che è stato bello il continuum dalla storia precedente, seppur senza essere una storia legata all’altra. Eppure, forse per il tema del rap, quindi un mondo a tratti incomprensibile per me, in quanto inesperta, mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca e poca soddisfazione nella fine della lettura.

Sono d’accordo con te per quanto riguarda il mondo del rap. Effettivamente anche io ne so poco, però alla fine si riesce a capire a cosa si riferiscano con certi termini propri di quella sfera. Per il resto secondo me Brianna è la protagonista per eccellenza. È umana, simpatica, arrogante se provocata, si preoccupa per la sua famiglia e cerca di “sacrificarsi” e guadagnare qualche soldo con la sua passione. Ci mostra che non c’è mai uno stesso lato della medaglia, che dal buio si può uscire. Ci fa amare anche le eccezioni, come la zia Pooh, personaggio da evitare visto e considerato che è una spacciatrice, ma che è sempre e comunque una zia che ama la nipote. La mamma invece, ex tossicodipendente, è forse un personaggio ancora più forte e più significativo rispetto a Brianna, mostra le mille sfaccettature non solo di una madre, ma anche di una donna alle prese con le difficoltà che le mette davanti la vita.

Di sicuro è un romanzo in cui tutti i personaggi “brillano”, tutti sono usciti da qualcosa di oscuro o ne sono ancora dentro, come hai detto tu. Ma il mio amaro in bocca si riferisce alla storia in sé, non ai personaggi. Non so nemmeno io cosa esattamente non mi abbia soddisfatta. Esaltante e, a tratti, atteso il ribaltamento finale.

Non lo so Marti, forse hai ragione tu. Per me questa è stata una lettura di svago, quindi l’ho preso subito con entusiasmo. La storia mi è piaciuta: è un romanzo di riscatto, di perdono, di rivincita verso una vita che non sempre è dalla nostra parte, credo sia per questo che l’ho amato così tanto. Non tanto per la musica, per la storia fresca e perché ho amato anche il primo romanzo della Thomas, ma per la genuinità. Il racconto di quella che è la vita vera per ragazzi che sono in difficoltà non per qualche sciagura che arriva all’improvviso, ma per il solo fatto di essere nati con la pelle di un colore diverso, in un quartiere del ghetto e tutto ciò che ne comporta, stereotipi annessi. Non siamo il posto in cui abitiamo, non siamo le etichette che ci impongono gli altri, ma noi stessi.

E pensare che ero partita con il tuo stesso entusiasmo, perché quando l’ho iniziato tu lo avevi già concluso da un pezzo e mi avevi accennato qualcosa in maniera del tutto esaltata. Però, dopo un po’ mi sono ritrovata a sbuffare e anche i messaggi che mi hai elencato tu, passano, è vero. Ma ci ho fatto caso ora che me l’hai detto tu. Questo non perché credo che, in realtà, non passino. Probabilmente c’è stato qualcosa che ha offuscato la mia mente, e non mi ha permesso di godermi a pieno la lettura.

Vediamo da un altro punto di vista: è uno dei primi libri che scegli tu che mi piacciono!

Ecco, questa è una cosa che almeno un po’ mi conforta! 🙂

Ora però dobbiamo fare una media dei voti. Io credo che darò un bel 4. Perché 5 è troppo.

Io rivisito il mio, che dopo le tue parole diventa un 3.

Quindi il mio super discorso ti ha fatto cambiare un po’ idea?

Come ti ho detto prima, sì. Nel senso che è vero che ci sono parecchi messaggi che passano. Però, non voglio distaccarmi troppo dal mio pensiero, perché ci sono comunque punti un po’ a sfavore, secondo me.

Allora vada per un 3.5!

Aggiudicato!

 

Ricordiamo a tutti coloro che vogliono essere recensiti di non esitare a contattarci!

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Ranuncolo #10: Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali

Autore: Philip Reeve

Editore: Mondadori

Collana: Chrysalide

Pubblicazione: 2004

Edizione: seconda edizione, 2018

Nella polverosa penombra delle sale c’era un silenzio adeguato al mattino successivo alla morte di un’intera città. I rumori della strada giungevano ovattati, come se spesse e morbide cortine di tempo fossero state appese ovunque fra una bacheca e l’altra.

M: Partiamo dal fatto che so già che non ti è piaciuto e che non ho voglia di innescare una guerra. Cosa vuoi dirmi, in generale, di questo libro?

F: Che per me è troppo distopico. Ho fatto molta fatica ad immaginarmi Londra caricata su un cingolo che se la viaggia tranquillamente o vola, o chissà cos’altro, e si fagocita le città più piccole di lei per poter sopravvivere. Non mi è piaciuto neanche il fatto che in ogni città ci sia una divisione interna per classi sociali e che si senta così tanto. Insomma, perché tutti i distopici che leggiamo devono farci tornare indietro di anni invece che farci andare avanti e farci vedere qualcosa di diverso?

Se dovessi rispondere liberamente alla tua domanda, dovrei aprire un dibattito politico-sociale che non la finiremmo più, quindi in questo caso preferisco evitare. Tieni sempre conto che è stato pubblicato per la prima volta in lingua originale nel 2001, quindi stiamo parlando di un sacco di anni fa ormai. Io non posso dire di aver avuto le tue stesse difficoltà, anzi mi è piaciuto molto, anche con i suoi piccoli difetti.

Nel 2001 avevamo undici anni, non è stato scritto molto tempo fa. Che piccoli difetti hai trovato?

Ho trovato i personaggi poco costruiti, anche Hester stessa nell’ultimo capitolo fa un cambiamento improvviso, ma non se ne avverte l’arrivo, se non in maniera minima. C’è stata maggior concentrazione sull’ambiente e sulla storia, che va apprezzato perché ti aiuta a comprendere meglio di cosa si sta parlando, però mi piace sempre vedere il percorso di crescita dei personaggi.

Questa è stata una grande pecca! Dovuta probabilmente al fatto che all’inizio doveva essere un volume unico. Mi spiego, l’autore aveva scritto tutto insieme, non pensava che il suo lavoro sarebbe stato diviso in quattro parti, forse le caratterizzazioni e le spiegazioni arriveranno dopo nei successivi tre – che io non credo leggerò. Un altro “problema” è che una delle rivelazioni che si trova a fine libro è intuibile già dal terzo capito. Sotto sotto sai già nella prima metà del romanzo che ci sarà una svolta a livello di parentela. Non siamo in un giallo, non mi devi dare indizi. Devi sorprendermi.

Attenta, però. E’ vero che probabilmente voleva scrivere tutto su un unico volume, ma qui non stiamo parlando di una saga, bensì di un ciclo. Un po’ come Le cronache di Narnia, quindi ogni libro può essere preso a sé, anche se vengono ripresi i personaggi. Quindi, cade il discorso che le spiegazioni me le può dare in un secondo libro, perché in realtà la storia di Macchine mortali finisce qui.

Mea culpa, chiedo umilmente scusa per la parola errata che ho usato. Comunque questo fa sì che l’errore di caratterizzazione sia ancora più forte. Soprattutto se doveva finire lì. Questo però non esclude il fatto che gli stessi personaggi possano cambiare ancora. O magari spiegare meglio qualcosa del loro passato. Lo spero per te e per tutti quelli che leggeranno anche gli altri tre.

In realtà, non so ancora se leggerò i prossimi. Cioè, questo mi è piaciuto. Ma quando vedo che la storia si ferma non ho mai tutta questa voglia di proseguire. In più, ammetto che la narrazione è stata piuttosto lenta, a salvarmi in alcuni casi c’erano i capitoli corti. Quindi, per concludere, che voto daresti?

Vero anche questo, non è un libro che scorre facilmente, è più il classico mattone – nonostante conti solo 250 pagine o giù di lì. Per leggerlo devi essere motivato o un estimatore del genere distopico. Io ero andata molto veloce verso la fine, ma perché mi sono messa a leggerlo per sommi capi, l’occhio scorreva veloce. Forse troppo. Io non mi sposto dal 2 questa volta. Neanche per incentivarne comunque la lettura. Piuttosto ragazzi, andate a vedere il film, dove si capisce bene quello che succede perché lo si vede. E io non consiglio mai di vedere un film senza aver prima letto il libro.

Io, invece, do un 3. La storia è accattivante, pur con i suoi difetti. E sì, il film penso che valga veramente la pena.

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Ranuncolo #9: Tea e il Salice ridente

Titolo: Tea e il salice ridente

Autore: Elisabetta e Monica Maruffo

Editore: youcanprint.it self-publishing

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: PDF fornito dalle autrici

“Teaaaa ti sei lavata le mani… è prontoooo!” urlava la tata dalla cucina mentre appoggiava i piatti fumanti sul tavolo.  Tea però non si era lavata le mani era seduta nella sua cameretta e, con lo sguardo sognante, osservava le magnifiche immagini di un libro sulla Natura. “Vorrei essere lì a giocare! Pensava…”

 

Martiiiii, sei pronta per un Ranuncolo extra?

Ma cosa urli a fare?

Non lo so, ma quanto pare nei libri per bambini si fa così.

Sei sempre sul piede di guerra quando facciamo dei Ranuncoli, ti svegli dal tuo letargo e inizi a borbottare come una pentola di fagioli.

Hai ragione, ma sai che io sono fatta così. Premetto che ci ha fatto molto piacere che Elisabetta e Monica ci abbiano contattato per poter sapere cosa ne pensassimo della loro opera, sono due ragazze molto gentili e pronte a mettersi in gioco. Su questo non possiamo fare altro che inchinarci e fare chapeau.

Allora inizio io, visto che i convenevoli li hai fatti tu. Io mi concentro un attimo sull’ultima parte della prefazione fatta dal Professor Foderaro: «“Tea e il salice ridente” è un libro che scalda il cuore. Un libro per bambini che ogni genitore dovrebbe leggere».

Che è un po’ una frase fatta. Non mi fraintendere, ma credo che questo non sia un libro adatto ai genitori e, a tratti, neanche ai bambini. È un libro scritto per divertimento, questo sì. Da rivedere per dargli una direzione non diversa, ma più definita. Credo sia più “bambinesco” che per bambini.

Anche io ho trovato quel difetto. Di pecche ce ne sono: la Natura con la “N” maiuscola va bene, viene personificata e nel contesto ci sta benissimo, ma non la maiuscola in parole come “Formiche”, “Vermetti”, “Ragni” e “Lumachine”. Loro portano la minuscola, se no un bambino rischia anche di confondersi.

Bellissime invece le illustrazioni, mi sono piaciute molto. Anche se le didascalie sono scritte male e sono storte.

Comunque è sempre più evidente la tua indole editoriale in questi commenti, almeno io posso fare il poliziotto buono e fare bella figura. Le illustrazioni sono piaciute anche a me, come mi è piaciuto molto l’incontro con il folletto sul bus e la trasformazione del mezzo in una sorta di bosco con le ruote.

E Califano il Tulipano? Molto Brucaliffo. Ci sono delle somiglianze impercettibili con il romanzo di Lewis Carroll.

Quello che mi fa pensare è che ci sono troppi luoghi comuni sui genitori. O meglio, ce ne è uno in particolare che mi fa storcere il naso: la non presenza dei genitori, che la sommergono di «regali inutili e costosi». Purtroppo spesso succede che i genitori si debbano assentare per lavoro, ma è solo per poter permettere ai figli di studiare e di realizzare i loro sogni. Questo non significa affatto che non li amino o che non si preoccupino per loro, anzi. E trovo che insinuarlo sia sbagliato.

Come sbagliato, secondo me, è il ragionamento che viene fatto dal folletto quando Tea si preoccupa per i genitori perché sta per assentarsi da casa. Lui risponde in modo strano, la incoraggia ad andare con lui perché può realizzare i suoi sogni. Però Tea non conosce il folletto. Forse questa parte doveva essere scritta in un altro modo, soprattutto con i tempi che corrono oggi.

Hai qualcosa di positivo da dire?

Sì, di positivo ho sempre qualcosa da dire. Secondo me è bello che le ragazze si siano cimentate nella scrittura e che abbiano voluto puntare sulla narrativa per bambini perché è un settore dove c’è una possibilità di sbocco. Comunque, so che hanno avuto dei riscontri positivi e il libro è stato anche pubblicato in spagnolo. Auguro loro la miglior fortuna possibile. Sono sicura che nel caso dovessero scrivere qualcos’altro, avendo già fatto un po’ di esperienza, non potranno che migliorare.

Parole sante. Io volevo ringraziarle per la possibilità che ci hanno dato di prendere in mano un libro per bambini dopo anni che non ne leggevamo uno, e soprattutto per la fiducia che hanno riposto in noi.  Spero che non si offendano o spaventino per quello che abbiamo scritto; non c’è malizia ma il nostro background editoriale e letterario ci porta ad avere un occhio molto critico. L’idea di base è bella, e  questo è anche la riprova che non tutto quello che nasce su internet è da buttare.

Per tutte queste considerazioni, il nostro voto è 3 stelline su 5. In bocca al lupo, ragazze!

 

Voto: 3/5

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #8: Tu che mi capisci

Titolo: Tu che mi capisci

Autore: Yuri Sterrore

Editore: Rizzoli

Anno: 2019

Edizione: prima edizione

F: Inizio io, perché oggi vado un po’ controcorrente. Mi è piaciuto. Inizio così perché per me è abbastanza strano essere subito d’accordo con il Ranuncolo del mese. Di solito riesce a piacere solo a te, mentre io lo smonto sempre. Tu cosa ne pensi invece?

M: A metà libro ti avrei detto che lo avrei smontato io questa volta, anche se a malincuore. Arrivata alla fine, quel piccolo dettaglio sono costretta comunque a smontarlo. Per me Alessandro aveva la voce e la faccia di Gordon stesso e non riesco a vederlo nei panni del povero sfigato di turno. Questa è la sensazione che ho avuto io. Tolto questo particolare, la storia mi è piaciuta, per quanto fosse semplice e, soprattutto, una scrittura scorrevole!

Io credo che la forza sia proprio nel fatto che Alessandro assomigli così tanto a Gordon. Se chiudi gli occhi e ti immagini le scene, vedi Yuri. La voce narrante e il modo in cui il racconto si dispiega è esattamente uguale al modo in cui lui parla nel video e questo secondo me è un fattore positivo, perché non c’è bisogno di affezionarsi al personaggio. Ci sei già affezionata, sei affezionata allo scrittore, soprattutto se lo segui da anni. Ben venga il linguaggio colloquiale. Rende il prodotto libro più vicino al lettore, soprattutto se è un lettore occasionale.

Purtroppo per me, non è un fattore totalmente positivo, proprio perché le vicissitudini di Alessandro non le vedrei mai sul personaggio di Gordon, per come lo conosciamo noi, per come lui stesso si presenta a noi. E’ questo che stona, dal mio punto di vista.

In realtà non possiamo sapere come sia stato Yuri prima di essere Gordon. Sfigatelli lo siamo stati quasi tutti alla fine. Secondo me non è neanche troppo scontato. Alla fine è una storia che punta al romantico, con una delle due ragazze alla fine doveva mettersi. Non mi aspettavo comunque che finisse con Lei, quello no. Mi ha piacevolmente colpito, anche se come personaggio non mi è piacito troppo passa dall’odio alla redenzione in poco tempo e viene toccato marginalmente il tema dell’abuso. Forse troppo marginalmente.

Toccato marginalmente perchè non era il centro del racconto in questo caso; ricordiamo sempre che l’autore è molto vicino e sensibile a temi come questo. Ho trovato molto carina, però, l’idea delle parole chiave, come una sorta di suggerimento al lettore.

Sì, questo lo so. Appunto per questo mi immaginavo di non vederlo un tema del genere trattato in questo modo. È innovativa anche la parte delle “parole chiave”, danno un ritmo e un filo conduttore. Rimandano ancora una volta al Gordon influencer. È come se all’improvviso saltasse fuori la voce narrante a cui siamo abituati nei video. L’esplicitazione delle parole chiave non è neanche troppo scontata.

No, in alcun modo. Devo dire, inoltre, che è stata scritta molto molto bene, senza sfociare nella volgarità, la parte in cui Alessandro e Marta fanno l’amore.

No, assolutamente. Non mi aspettavo di trovare in Gordon uno scrittore così bravo. Che fosse bravo a parlare già lo sapevamo, ma non sempre essere bravi a parlare vuol dire essere anche bravi a scrivere. Lui è stata una piacevole scoperta. Bene, questa volta sono stata il poliziotto buono, so che a breve tornerò ad essere quello cattivo perché è nella mia natura di criticona, quindi io mi sento di dare a Gordon un bel 4.5. Tu invece?

Do un 3, perché poteva anche andare molto peggio del previsto. E, comunque, la lacrimuccia sull’ultima lettera di Gisella a Leila è stata inevitabile 😉

Per una volta alzo la media. Posso ritenermi soddisfatta!

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #7: L’isola dell’abbandono

Titolo: L’isola dell’abbandono

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2019

 

M: Allora, dimmi: perché, o forse sarebbe meglio dire, cosa non ti è piaciuto?

F: La Gamberale è una scrittrice che amo moltissimo, talmente tanto che appena esce un suo libro corro subito a prenderlo. Li ho tutti – o quasi. Ho preso in mano questo romanzo con lo stesso entusiasmo con il quale ho preso gli altri, ma mi ha deluso un po’. Mi ha lasciato l’amaro in bocca: è frastagliato, confuso, a tratti irrazionale. Ecco la prima cosa che non mi è piaciuta.

Ed è l’unica?

Assolutamente no, ma non posso sparare a zero fin da subito. Te cosa ne pensi?

L’amore per la Gamberale me l’hai trasmesso proprio tu, quindi come te parto a razzo anche io non appena esce un suo nuovo libro. Di questo non posso dire che mi sia piaciuto, ma neanche che non mi sia piaciuto. Sento che ci sono parti di questo romanzo che non mi è stato possibile capire perché mi mancano ancora delle esperienze per comprenderlo. Quindi, non mi sento di dare un giudizio a pieno.

Però almeno uno parziale, dai Marti. Per esempio cosa pensi della protagonista? Arianna a me non convince. Riesce a dare l’idea della ragazzina viziata tutto il tempo, cosa che poi si scopre non essere. È odiosa perché il tempo che doveva prendersi prima se lo prende nel momento peggiore, rifiutando anche l’unico uomo che l’abbia mai amata. Che poi, intendiamoci, ha dovuto complicarsi la vita anche uno psicoterapeuta sposato.

A me non ha dato l’idea della ragazzina viziata. Mi è sembrata più una crocerossina disperata, se proprio vogliamo vederla in qualche modo, soprattutto quando è alle prese con Stefano. Per il resto io ho visto una donna alla deriva e tutte in un modo o nell’altro siamo state donne alla deriva.

Sì, è vero. Quando ti parlo di “ragazzina viziata” te ne parlo in riferimento al comportamento che ha con lo psicoterapeuta. Alla deriva? Sì, però alla deriva si è portata anche un po’ da sola. Mi spiego: tutta la storia è basata sull’abbandono, il problema è che i tipi di abbandono che Arianna vive sono quasi tutti evitabili. Prima dell’abbandono portato dalla morte di Stefano, ce ne sono stati altri della stessa persona. Pensa a tutte le volte che l’ha tradita e tutte le volte lei poteva lasciarlo, ma non lo ha fatto. L’amore non è razionale, ma c’è della razionalità nell’abbandono? Io credo di sì.

Forse è proprio quello che la Gamberale stessa vuole farci capire. Che siamo sempre di fronte ad una scelta e sta a noi farla nel migliore dei modi. Scegliere se farsi abbandonare oppure se abbandonare. Continuo, però, ad essere dell’idea che questo sia un romanzo per persone più adulte di noi, che oltre ad aver maturato determinate esperienze, esperienze che magari abbiamo già noi stesse maturato, hanno anche avuto maggior tempo a disposizione per razionalizzare queste determinate esperienze. Io credo che alla deriva ci portiamo un po’ tutte da sole.

Sì, forse hai ragione. A parte tutte le mie opinioni personali sulla storia che possono essere più o meno condivise, c’è una certezza in tutto questo: la Gamberale. La sua scrittura ti tiene attaccata al libro, nonostante tutto. È veloce e scrive benissimo. Credo di avere tutti i suoi libri sottolineati. Questo non è da meno. Però c’è questo però e non riesco a dare più di 2 all’Isola.

Direi che il tuo giudizio è più che comprensibile. Do un 3 per il momento, con la promessa di riprenderlo in mano da qui a dieci anni.

P.S.: come sempre, per chiunque fosse interessato a farci leggere qualcosa di proprio, non esitate a contattarci!