Le letture di Martina

Il predicatore

Titolo: Il predicatore

Autore: Camilla Läckberg

Editore: Marsilio

Collana: Universale Economica Feltrinelli

Pubblicazione: 2010

Edizione: 2018

Traduzione: Laura Cangemi

«Cessate le grida, aperta e richiusa la botola sopra le loro teste, si trascinò sul pavimento freddo e umido fino all’altra.

Era venuto il momento di consolare.»

Camilla Läckberg, quando scrive, ti porta in Svezia, per le strade di Fjällbacka.

Questa volta il racconto è ambientato in piena estate e, una mattina, viene ritrovato il cadavere nudo di una turista tedesca, scomparsa circa una settimana prima. Poco dopo, un’altra ragazza scompare. Da quel momento in avanti, l’orologio comincia a ticchettare perché è chiaro a tutti, Patrik Heström, a cui è stata affidata l’indagine, che hanno i minuti contati per ritrovare la ragazza, prima che sia troppo tardi.

L’autrice fa vivere al lettore una vera e propria corsa contro il tempo, attraverso cui si snodano le vicende di intrighi familiari.

Unica pecca, almeno per me, è l’aver capito molto presto chi era l’assassino. Questo non per indizi lasciati dall’autrice stessa, ma per il semplice fatto che i conti portavano a quel risultato, anche se ce n’erano molti lasciati in sospeso, che in diversi momenti del libro mi hanno fatto ripensare alla mia idea.

Purtroppo, è molto difficile scrivere una recensione di questo tipo senza fare spoiler. Quindi, preferisco non addentrarmi oltre. Al momento, libri firmati Camilla Läckberg in libreria non ho più, ma prima o poi tornerò sicuramente fra le sue pagine.

Voto: 4/5

Le letture di Martina

Se questo è un uomo

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Pubblicazione: 1958

Edizione: 20esima edizione, 2018

Traduzione: –

«Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.»

Prima di cominciare a parlare di questo libro, sono obbligata a fare un mea culpa: era, in assoluto, la prima volta che aprivo le pagine di questo libro. È una cosa quasi assurda da dire, me ne rendo conto.

Eppure, sebbene a scuola ce ne avessero parlato e, forse, ne avevamo letto qualche spezzone sui libri di analisi del testo, nessun professore ci aveva detto di leggerlo per intero. Con questo non voglio fare lo scarica barile e incolpare ai miei professori: nessuno ha mai imposto un divieto che m’impedisse di leggerlo. Semplicemente, quello che voglio dire è che, secondo me, certe letture andrebbero spronate maggiormente, anche (e soprattutto) nel caso in cui non rientrano nel programma.

Anche, e SOPRATTUTTO, quando parlano di noi e della nostra storia.

Attraverso le pagine di questo libro, Primo Levi ci fa conoscere quello che ha vissuto e dovuto subire all’interno di Lager nazista, dove tutti i giorni si lavorava, senza mai riposarsi, con ritmi frenetici e mezzi inadeguati; dove ogni scusa era buona per prendersi frustate; e dove bastava ancora meno per prendere la via del non ritorno.

Ho provato un lungo ed intenso senso di solitudine durante la lettura di questo libro, sicuramente dato dal fatto che lo stesso autore si è sentito solo durante quei momenti, nonostante fossero in molti all’interno del campo di concentramento e non avesse mai dei veri momenti di intimità.

È, in qualche modo, frustrante sapere che esiste, nel nostro passato, questo tipo di storia, che l’uomo è stato in grado di trattare come bestie quelli della sua stessa specie e di farli sentire tali.

Negli ultimi anni ho, quindi, deciso di avvicinarmi a tutti quei libri che parlano di storia, parlano di noi, per colmare quel vuoto che è sempre stato presente nella mia vita, riconoscendolo come tale. Per questa ragione ho scelto di leggere, finalmente, Se questo è un uomo. Per riempire quel vuoto. Ma questo è uno di quei libri che il vuoto non lo riempie: lo spalanca.

Voto: 4/5

Le letture di Martina

L’Attraversaspecchi – La memoria di Babel

Titolo: La memoria di Babel

Autore: Christelle Dabos

Editore: Edizioni E/O

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

« “Perché siete venuta a Babel?”

Una erre scricchiolante come ghiaccio, consonanti dure come la pietra: Thorn aveva ripreso l’accento del Nord. Le aveva posto la domanda articolando lentamente e con metodo.

Quando Ofelia realizzò che si stava rivolgendo a lei e non a Eulalia perse ogni capacità di ragionare.»

Come ho già detto in precedenza, Christelle Dabos è stata bravissima a creare un fantasy in grado di trasportarti letteralmente fuori dalla porta di casa, tenendo il lettore incollato alle pagine.

Per la terza volta quest’anno, mi sono ritrovata, quindi, fra le pagine della saga de L’Attraversaspecchi. Ma chi è questa Attraversaspecchi? Domanda difficile, perché questa volta anche la nostra Ofelia, la giovane protagonista di questo libro, ha dei dubbi su chi sia lei veramente, su quale sia la sua identità.

Ancora prima di arrivare alla metà del libro si sente il viaggio introspettivo che sta facendo il nostro personaggio, per colmare verso la fine con una piena consapevolezza di se stessa.

È un viaggio duro, questa volta, che la mette davvero alla prova.

Tra i suoi scopi, prima di tutto, quello di ritrovare Thorn, che da tre anni sembra sparito nel nulla e di lui non si hanno più notizie. Eppure, Ofelia ce la fa, riesce a ritrovare suo marito.

E anche se il modo in cui lo trova è abbastanza strano, poiché lui è costretto a fingersi un’altra persona, ormai non ci stupiamo più di nulla quando l’autrice ci mette di fronte ad una nuova sfida. Il lettore sa perfettamente che dietro ad ogni nuova pagina potrebbe celarsi un nuovo mistero.

È uno di quei rari libri in cui, per tenere a freno la mia curiosità, sono costretta a nascondere con le mani i passaggi successivi a quelli che sto leggendo.

In questo terzo volume, dunque, ci troviamo di fronte ad un discorso di identità: ci si scambia, si mente, ci si finge ciò che non si è, e si perde la ragione.

Ma cosa si cela dietro un Millefacce? E chi è l’Altro?

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Se solo fosse vero

Titolo: Se solo fosse vero

Autore: Marc Levy

Editore: Rizzoli

Collana: BUR – I bellissimi

Pubblicazione: 2000 per Corbaccio

Edizione: prima edizione BUR –I bellissimi, luglio 2016

Traduzione: Benedetta Pagni Frette

«Ora, per rispondere alla domanda che non smetti di farmi da giorni, se io non rischio, tutta questa bellezza, questa energia, questa materia vivente per te diventerebbero definitivamente inaccessibili. Ecco perché lo faccio: riuscire a riportare te alla vita dà un senso alla mia vita. Quante volte mi sarà offerta la possibilità di fare una cosa fondamentale?»

Sono certa che leggere il titolo vi avrà stimolato qualche ricordo nella testa. Ebbene sì, perché questo libro ha ispirato un famoso film, omonimo, del 2005 con protagonisti Mark Ruffalo e Reese Witherspoon.

Io, il film, non me lo ricordo, se non per qualche spezzone, magari visto alla tv, ma il libro era lì da un po’ che aspettava di essere letto.

Sarò sincera fin da subito: il libro non mi è piaciuto. La lettura scorre lenta, l’autore si perde a raccontare dettagli che, a volte, possono anche stufare il lettore. In più, la storia è praticamente surreale.

Arthur è un architetto che vive a San Francisco e un giorno incontra Lauren. Solo che Lauren è un fantasma e lui è l’unico che può vederla. O meglio, una sorta di fantasma, poiché la ragazza, in realtà, si trova in ospedale, in coma da diverso tempo, a seguito di un grave incidente. Arthur preso da un forte senso del dovere, e anche da un po’ di compassione (è innegabile), decide di fare in modo di aiutare Lauren a tornare in vita. Questo porterà i due protagonisti ad innamorarsi, pur sapendo che quello che hanno davanti è un destino abbastanza crudele.

I personaggi, per fortuna, sono coerenti e rispettano le loro caratteristiche per tutta la durata del libro.

Nonostante si tratta di un vero e proprio romanzo (di quelli che in genere mi piacciono molto) questo proprio non mi ha convinta.

Voto: 1/5

Le letture di Martina

La musica segreta di Parigi

Titolo: La musica segreta di Parigi

Autore: Anstey Harris

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Silvia Fornasiero

«Lo suoniamo di nuovo, più in fretta.

Gli spettatori esultano, gridano, battono le mani e i piedi.

È per questo che è stato scritto il Libertango.

Per la sfida.

Per l’aria calda, il sole intenso.

Per il ritorno degli amanti perduti.»

 

Questo libro è stato sicuramente uno dei migliori acquisti fatti quest’anno e una delle letture più belle. Sono stata colpita dalla copertina, i colori tenui e un po’ sbavati degli acquerelli attraggono subito l’attenzione, insieme al disegno di un violoncello sfumato e lo sfondo della Tour Eiffel.

Mi aspettavo un romanzo interamente ambientato a Parigi, invece Parigi è solo lo sfondo di una storia d’amore un  po’ strana, un po’ anomala; sicuramente non giusta.

La protagonista si chiama Grace, è una liutaia che vive in un piccolo paesino dell’Inghilterra e che è sempre pronta a partire per Parigi, ogni volta che David la chiama. Ma David non può chiamarla sempre, perché ha moglie e figli che lo aspettano. Così, fin da subito, anche se lentamente, si insinua nella mente del lettore che quello è un rapporto malato e che c’è sicuramente qualcosa che non quadra. Inoltre, è spontaneo chiedersi perché una donna indipendente come Grace si sia andata a infilare in un labirinto del genere. Bisogna proseguire con la storia per capire cosa c’è dietro le sue scelte, per capire il suo lavoro, per capire la sua passione.

E Grace ti fa compagnia, con la sua calma e la sua voglia di vincere il concorso a cui lo stesso David l’ha iscritta: si tratta del concorso annuale per liutai che si tiene a Cremona, culla di Stradivari. Per Grace è un sogno e grazie alla sua forte ambizione non ha dubbi che il suo violoncello sarà tra i vincitori.

Finché, qualcosa si inceppa e si rompe.

Sarà la compagnia di Nadia, una diciottenne fatta di grinta e rabbia e con la bocca piena di parolacce, e del signor Williams, un simpatico vecchietto che cerca solo un modo per rendersi utile, a rimettere in sesto Grace, a riprendere in mano i cocci della sua vita, uno per uno. Ripartire da zero, sarà l’unico modo per arrivare alla vetta.

Sono stata rapita da questa storia, dallo stile di scrittura di questa autrice, così genuino e sincero, che ti trascina per la metro di Parigi, o per le strade di Cremona, mentre in sottofondo si può ascoltare la dolce melodia di un violoncello suonato con tanta passione.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

La ragazza nel parco

Titolo: La ragazza nel parco

Autore: Alafair Burke

Editore: PIEMME

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: prima edizione

Traduzione: Sara Marcolini

« “Allora promettimi di fare del tuo meglio per aiutare mio padre, okay? Perché lui è innocente.”

“Certo, Buckley. Te lo prometto.”

Mi diede un rapido abbraccio. Poi, mentre chiudeva il trolley, la sentii tirare su con il naso, trattenendo le lacrime.»

 

Credo di aver acquistato questo libro subito, appena era uscito. Dico così perché è uno dei pochi che ho con la copertina rigida e si sa che dopo qualche mese dall’uscita, i libri vengono ristampati in copertina flessibile.

In preda a una ricerca frenetica di un libro che mi coinvolga nel profondo, ho provato a buttarmi su uno di quelli che vengono definiti “i migliori thriller in circolazione”. Ecco, allora credo di avere un problema legato alla parola thriller. Perché ho sempre legato alla parola thriller, altre parole come suspence, mistero, un pizzico di paura e qualche brivido lungo la schiena (p.s.: sì, sono una che si spaventa per poco).

Eppure, io in questo libro non ho trovato niente di tutto ciò.

La storia racconta di Olvia Randall, avvocato di successo a New York, che un giorno viene contattata da Buckley, ragazzina di sedici anni e figlia di Jack Harris, sua vecchia fiamma. Il povero Jack Harris, pare essere stato incastrato in un caso di triplo omicidio e la ragazzina chiede ad Olivia di fare tutto il possibile per tenere fuori dai guai suo padre.

Ho trovato la narrazione un po’ lenta e non in grado di catturarmi fino in fondo; era troppo facile per me, infatti, distrarmi dalla lettura con qualsiasi altra cavolata avessi intorno. I fatti sono tutti raccontati in prima persona, dal punto di vista di Olivia, una donna forte e indipendente, che vive però con un grande rimorso e un fortissimo senso di colpa nei confronti proprio di Jack. Nonostante ciò, però, ho trovato i personaggi abbastanza piatti e privi di una loro personalità.

La nota positiva (che per fortuna c’è) è l’indagine. Scoprire, passo dopo passo, dei nuovi indizi è l’unico fatto che ha tenuto in piedi la lettura, anche se a partire dalla metà ho cominciato ad avere dei sospetti su chi potesse essere il colpevole e, con disappunto, ho scoperto di non essermi sbagliata.

Voto: 2.5/5

Le letture di Martina

Una sera a Parigi

Titolo: Una sera a Parigi

Autore: Nicolas Barreau

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale Economica Feltrinelli

Pubblicazione: 2013

Edizione: quarta edizione, giugno 2016

Traduzione: Monica Pesetti

«È vero, la vita non è un film in cui due persone si incontrano, si perdono di vista e casualmente si ritrovano la settimana successiva alla fontana di Trevi, perché a entrambi è venuto in mente nello stesso momento di gettare una moneta ed esprimere un desiderio.

Ma per qualche arcana ragione ogni tanto succede.»

Era da davvero un sacco di tempo che questo libro aspettava di essere letto, così volendo leggere un libro che fosse abbastanza corto finalmente mi sono decisa.

L’autore l’ho sempre visto sugli scaffali delle librerie e mi ha sempre incuriosita, primo perché quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati a Parigi e secondo perché i suoi libri hanno sempre delle copertine ricche di colori, che riescono sempre a rallegrare la giornata.

Effettivamente, Barreau ha uno stile di scrittura molto intrigante, ti trascina nella storia, ma soprattutto ti trascina per la città. Per cui, mentre Alain e Mélanie passeggiano per le incantevoli vie della Ville Lumiere, al lettore sembra di essere lì, accanto a loro a fare da terzo incomodo, godendosi la nascita di una bella storia d’amore.

Eppure, al tempo stesso, non è proprio la classica storia d’amore in cui loro si incontrano, vivono felici per un periodo e poi qualcosa li costringe ad allontanarli. Non proprio.

Alain e Mélanie si incontrano al Cinéma Paradis, di cui lui ne è il proprietario e passano una serata incantevole, l’uno alla scoperta dell’altra. Dopodiché, una serie di fattori, di cui uno in particolare che ha a che fare con il passato di Mélanie, li tengono lontani per lungo tempo, durante il quale Alain non smette mai di cercarla.

Non sto, ovviamente, a raccontarvi come andrà a finire, ma se avete voglia di leggere qualcosa di leggere e che vi possa far sognare un po’, questo è il libro giusto.

Voto: 4/5

Le letture di Martina

Sperando che il mondo mi chiami

Titolo: Sperando che il mondo mi chiami

Autore: Mariafrancesca Venturo

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, gennaio 2019

Traduzione: –

«Ricomincio dall’inizio e vorrei poter sopportare il peso che mi preme sul petto, buttare in uno di questi secchi stracolmi che sembrano appoggiati per caso sui lati del marciapiede il mio punteggio, le carte da firmare e tutte le volte che ho detto addio fingendo un arrivederci.»

Carolina Altieri è una maestra di scuola elementare. La sua classe sono un po’ tutte le classi e la sua scuola sono un po’ tutte le scuole di Roma. Sì, perché Carolina prima di tutto è una supplente.

Entra in classe, si affeziona e poi è costretta a salutare i suoi bambini, perché la loro vera maestra torna.

Ed è una storia che si ripete tutti i giorni, perché Carolina non lo sa mai dov’è che avrà il turno, le viene comunicato al mattino tramite una telefonata. E ci sono pure mattine in cui il telefono non suona nemmeno.

 

Non è stato per niente difficile mettersi nei panni di Carolina e sentire la sua situazione un po’ mia. Non è difficile immaginare come ci si senta quando non puoi mai coniugare al futuro i verbi della tua vita perché tutto dipende da cosa accade giorno per giorno.

I bambini e gli altri personaggi che circondano Carolina, poi, non fanno altro che ricordarci che nella barca della nostra vita non siamo mai soli, che ogni giorno abbiamo sempre qualcosa di nuovo da imparare, un viso da ricordare, un pensiero da tenere stretto.

E Carolina non fa altro che ricordarci che è la passione che ci deve guidare prima di tutto, anche sulla strada per capire chi vogliamo essere veramente.

L’autrice porta il lettore in una Roma che è la vera Roma, fatta di dialetto gridato, di strade trafficate, di persone piene di calore. E nel farlo ci racconta una storia moderna, attuale. Una storia che ci riguarda da vicino, che può riguardare anche ognuno di noi. E lo fa con parole semplici ma dettagliate, mostrandoti sprazzi di vita vera.

Questo libro è stato amore. Tanto. Talmente tanto che sono quasi pentita di averlo acquistato in e-book e non in cartaceo. Ogni tanto ci si confonde.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Nel mondo di Harry Potter… parte finale!

Titolo: Harry Potter e i Doni della Morte

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Collana: –

Pubblicazione: 2008

Edizione: quarta ristampa, ottobre 2015

Traduzione: Beatrice Masini

«”Non avrà problemi” mormorò Ginny.

Harry la guardò e distrattamente abbassò la mano a sfiorare la cicatrice a forma di saetta sulla fronte.

“Lo so”.

La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene.»

È stata una lettura difficile, nonostante fosse una rilettura.

Ho pianto per quasi tutte le duecento pagine finali. È inevitabile a tratti.

La narrazione di quest’ultimo volume scorre lenta per tutta la prima metà del libro, gli eventi sono rari e scanditi soltanto dalle conversazioni dei protagonisti che cercano di lambiccarsi il cervello alla ricerca di una soluzione. Passata la metà, il delirio: diventa tutto un susseguirsi di eventi, letteralmente uno dietro l’altro; e mentre tu hai letto più di cinquanta pagine, il tempo trascorso all’interno della storia è relativamente breve e sembra quasi impossibile. Nonostante tutto, però, il lettore si sente continuamente al centro degli eventi, pronto anche lui a tendere la bacchetta e a sferrare l’ultimo attacco, o a nascondersi sotto il Mantello dell’Invisibilità.

È il capitolo finale e Harry, Ron e Hermione si fanno definitivamente grandi, lo si sente pagina dopo pagina, riga dopo riga. Si prendono le loro responsabilità, litigano, si affrontano, si lasciano andare ai sentimenti. Non c’è tregua per nessuno di loro.

È un mondo a parte quello creato da zia Jo. Per l’ennesima volta, mi sono trovata di fronte a dettagli di cui non mi ricordavo assolutamente nulla. E, in alcuni casi, trovo assurdo come siano stati trattati nel film. Non fraintendetemi, non sono una di quelle persone fanatiche che sono pronte alla caccia alle streghe nei confronti del regista. È assolutamente NORMALE che il film sia diverso dal libro: il film deve fare in modo che lo spettatore non decida di abbandonare la sala del cinema prima della metà, deve creare maggior suspense e avere molti più effetti speciali. Così come è vero che la battaglia finale e, soprattutto, la sconfitta di Voldemort, nel libro sono MOLTO diverse. Ma se nel film avessi assistito alla scena pari a quella che si trova nel libro, probabilmente avrei abbandonato la sala io stessa. In pratica, sono a favore del Voldemort in coriandoli.

Eppure, la magia che ti può regalare un libro, ma soprattutto, la magia che ti può regalare un libro di Harry Potter, nessun film in nessuna epoca potrà mai anche solo provare ad eguagliare l’invenzione della Rowling.

Le letture di Martina

The Muse

Titolo: The Muse

Autore: Jessie Burton

Editore: Picador

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: prima edizione, 2016

Traduzione: –

«Her expression grew distracted as she began to draw away from the outer elements of the room and closer to her artistic vision. Teresa was locked out of it, and yet she felt the source of it. She willingly sank into this phantom role, where she could disappear and be anything Olive wanted. She had never felt so invisibile, and yet so seen.»

Quando lavoravo in libreria ho letto più e più volte la trama de Il miniaturista, sempre di Jessie Burton, ma non ne sono mai stata attratta. Poi, bloccata all’aeroporto di Gatwick, in attesa di un aereo che sembrava non voler partire mai, ho deciso di inoltrarmi all’interno dell’unica libreria presente al momento. Quello di cui mi sono subito resa conto, al di là del “problema” della lingua, è che cercavo dei punti di riferimento, dei nomi familiari che potessero in qualche modo farmi sentire ok. Quindi, quando mi sono imbattuta in Jessie Burton, non ho subito realizzato che era la stessa autrice di cui più volte avevo scartato il libro.

Eppure, ho dovuto ricredermi e, anche se non l’ho ancora fatto, credo che andrò di nuovo a dare una sbirciatina alla trama de Il miniaturista.

Sì, perché The Muse mi è davvero davvero piaciuto. L’intera storia di questo libro ruota intorno ad un quadro, di cui l’autrice ci racconta due diverse storie, ma che sono in qualche modo collegate fra loro. La prima, di queste storie, è ambientata alla fine degli anni 60 a Londra e la protagonista è Odelle, una ragazza che inizia a lavorare per una galleria d’arte, la Skelton, sotto la guida della misteriosa Quick. La seconda di queste due storie, invece, è ambientata alla fine degli anni 30, in Spagna, dove Olive trova rifugio con la sua famiglia in una casa di campagna e dove conosce due ragazzi, Isaac e Teresa che cambieranno il corso della sua esistenza.

Il romanzo, quindi, è una continua alternanza delle due storie, che vede come protagonisti principali l’arte, la pittura e in particolare questo quadro intitolato Rufina and the Lion.

La scrittura è molto scorrevole, anche a dispetto della lingua inglese, che non è mia abitudine utilizzare per la lettura (mea culpa!) e il lettore si trova travolto e coinvolto nelle storie che l’autrice ci narra, mentre un alone di mistero continua ad aleggiare all’interno del romanzo.

È un libro che consiglio vivamente, per chi ha voglia di una lettura diversa dal solito, per chi sa lasciarsi affascinare da un bel quadro o riesce a rimanere incantato per ore a guardarlo.

Voto: 5/5