Le letture di Francesca

Il racconto dell’Ancella

Titolo: Il racconto dell’ancella

Autore: Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Collana: Scrittori

Pubblicazione: giugno 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Camillo Pennati

«Ciò che mi ci vuole è la prospettiva, l’illusione di profondità, creata da una cornice, una sapiente disposizione di forme sopra una superficie piatta. La prospettiva è necessaria. Altrimenti ci sono solo due dimensioni. Altrimenti vivi con la faccia pigiata contro una parete, un enorme piano di dettagli come quando in una fotografia vedi la trama di una stoffa, le molecole di un viso. La tua stessa pelle come un diagramma di futilità, una mappa attraversata da stradine che non portano da nessuna parte. Altrimenti vivi nel presente. Che non è dove voglio trovarmi.».

Di solito non amo i distopici, ma questo mi è piaciuto molto, nonostante la difficoltà di andare avanti nella lettura nella prima parte, dove mi si chiudevano gli occhi. Sono molto contenta di non aver abbandonato, ma di aver insistito.

Nell’era in cui viviamo, questo tipo di romanzo, non può essere che istruttivo.

Gli Stati Uniti sono diventati uno stato totalitario e le donne perdono qualsiasi facoltà di scelta sulle loro vite. Sono divise in categorie, la maggior parte di loro non può più avere figli. Quelle che sono ancora fertili sono le Ancelle, vestite di rosso e che passano di famiglia in famiglia con la stessa utilità dei forni. Alla stregua di bambole gonfiabili vanno a letto con il capo famiglia mentre la moglie guarda e, quando rimangono incinte, inizia un gioco di ruolo macabro e rivoltante tra loro e le mogli effettive.

Viene narrato il tutto da punto di vista di Difred, un’ancella che forse riuscirà a scappare. O forse no. Non si sa. Non è facile scappare da quel regime.

Nonostante il romanzo non sia altro che una sorta di parodia e satira di un regime che ha sempre fatto paura, va anche a colpire il cuore di una società che a volte è fintamente puritana, i tabù istituzionali e l’intreccio tra la sessualità e i rapporti di potere.

La Atwood racconta talmente bene il mondo che ha immaginato che non puoi fare altro che provare disgusto quando lei te lo vuole far provare, ma anche pena, compassione, speranza e disillusione.

È un romanzo di una potenza incredibile che vuole scongiurare un futuro improbabile, ma non impossibile.

Nella speranza che tutto questo rimanga solo un impasto ben riuscito di fantasia e storia, il mio voto è cinque.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.