Le letture di Francesca

In piedi sull’arcobaleno

Titolo: In piedi sull’arcobaleno

Autore: Fannie Flagg

Editore: Rizzoli Bur

Collana: Narrativa

Pubblicazione: febbraio 2004

Edizione: terza edizione

Traduzione: Olivia Crosio

«Bobby era stupefatto. Non riusciva a concepire che la nonna fosse al mondo da così tanto tempo. “C’erano già le stelle quando eri piccola?” Lei rise.

“Certo! Quando avevo la tua età, guardavo la stessa luna e le stesse stelle che guardi tu adesso. La natura non cambia. Solo le persone. NE nascono di nuove ogni anno, ma la luna e le stelle sono sempre le stesse. E allora non c’erano né le macchine, né il cinema, né la radio, né l’elettricità”

“E come vivevate senza tutte queste cose?”

“Più tranquilli”».

 

Inizio questa recensione con una delle mie consuete premesse: Fannie Flagg di solito la recensisce Martina. Non escludo che potreste trovarvi un’altra volta questa recensione più avanti, scritta da lei. Martina sicuramente darebbe un cinque a questo libro, o un quattro. Io do un tre. Vi spiego perché.

Teoricamente dovrebbe essere un romanzo divertente. Beh, non lo è. Ammetto che ci sono delle parti dove ti spunta un sorriso, ma non è esilarante. Il sorriso lo hai quasi per tutta la lettura, fatta eccezione di alcune parti, perché è un libro molto leggero che racconta della vita di una comunità di persone e le accompagna per decenni, fino alla fine di una generazione.

I personaggi sono tutti molto belli, nessuno ti ispira antipatia, neppure un’amante ricca e ambigua, perché alla fine si scopre che ha un animo fondamentalmente buono. Sono talmente tutti belli che è assurdo. La narrazione è tutta uguale, non ci sono colpi di scena. Non c’è niente che ti dia una scossa.

Dopo un po’ risulta noiosa, continui a leggere solo perché vuoi sapere come vanno a finire i personaggi, che tipo di vita andranno a fare.

L’unico personaggio che porti dall’inizio alla fine e che fa da filo conduttore è quello di Bobby, un bambino pestifero che vedi crescere dalla prima pagina all’ultima, quando da uomo si ritrova al funerale del suo migliore amico e ripercorre le strade della città che lo ha visto crescere. Non dico che il tema di fondo non sia valido. Si parla di famiglia, di amicizia, di crescita, del tempo che passa inesorabile e non si ferma.

È un libro tenero, infinitamente tenero, lineare, che ti strizza l’occhio ed è come la coperta che Linus si porta dietro sempre. È accomodante, un balsamo per quei periodi in cui non stai benissimo.

Questo sì. Questo glielo concedo.

Sicuramente è arrivato tra le mie mani nel momento giusto.

Però non è il mio genere e trovo che manchi qualcosa alla fine. O forse no, o forse sì. Lascia nell’incertezza. Questa indecisione è un’altra delle motivazioni per cui il mio giudizio non può essere più di quattro.

Nonostante questo, consiglio di leggerlo, soprattutto se è un periodo no, in qualche modo vi farà bene. Come ha fatto bene a me.

Voto: 3/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

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