Come fermare il tempo

Titolo: Come fermare il tempo

Autore: Matt Haig

Editore: Edizioni e/o

Collana: Dal mondo

Pubblicazione: novembre 2018

Edizione: febbraio 2019, seconda ristampa

Traduzione: Silvia Castoldi

«Le persone che ami non muoiono mai.

Così mi aveva detto Omai tanti anni prima.

E aveva ragione. Non muoiono. Non del tutto. Vivono nella tua mente, come hanno sempre vissuto dentro di te. Tieni accesa la loro luce. Se la ricordi abbastanza bene, sono ancora in grado di farti da guida, come la luce di stelle spente da tempo è in grado di guidare le navi attraverso acque sconosciute. Se smetti di piangerle e cominci ad ascoltarle, hanno ancora il potere di cambiarti la vita. In poche parole, possono essere la tua salvezza»

 

Tom ha più di quattrocento anni, ma ne dimostra una quarantina. Ha vissuto più vite, cambiando spesso identità; è uno degli Albatros, società segreta che nasconde uomini come lui, destinati a vivere una vita secolare. Unica cosa che non lo spinge a togliersi la vita è la ricerca forsennata della figlia, nata con la stessa sua patologia, che però risulta dispersa.

Ci sono stati molti pareri discordanti su questo libro. Il web si è diviso, una parte lo ha adorato, l’altra lo ha deriso. Io credo di collocarmi nel mezzo, oscillando più verso la parte che lo ha amato.

L’ho apprezzato sicuramente per il fatto che non mi ha mai fatto addormentare la mattina in treno – cosa ormai difficile – neanche chiudere leggermente gli occhi.

È stata una lettura scorrevole, tranquilla, quasi comoda. Ecco “comoda” invece è una di quelle cose che mi fa stare nel mezzo; non è necessariamente un pregio. Il “comoda” mi ha permesso di leggerlo in fretta, con leggerezza, cosa che di solito si fa solo con i libri che si leggono sotto l’ombrellone, mentre il sole di luglio inizia a colorarti la pelle.

I personaggi sono carini, introdotti in modo giusto; niente a confronto, ovviamente, al personaggio di Tom che essendo il protagonista è stato delineato necessariamente molto meglio. La sua storia è tutto fuorché banale, rasenta l’inverosimile, ma d’altronde tutto il romanzo ha questo tipo di impronta. Si passa costantemente da un piano temporale all’altro, a volte si rischia di perdersi, ma si riesce a stare sempre al passo.

Una grossa critica invece va al momento in cui Tom ritrova la figlia.

Penoso.

Veloce.

Troppo veloce.

La figlia è grande, sono passati secoli dall’ultima volta che l’ha vista – ancora bambina, quando se ne va per cercare di proteggerla – e se la ritrova davanti con una pistola puntata addosso.

Dopo cinque minuti e una pep talkla ragazza ritorna ad amare il padre come se non ci fosse un domani e combatte con lui il cattivo di tutta la storia.

Ridicolo, vero?

Nonostante questo mi sento di dare un tre e mezzo, perché la parte della figlia è talmente veloce che occupa poche pagine, perché il finale non fa così schifo e nel complesso, come dicevo prima, mi è piaciuto a metà e un pezzetto.

Voto: 3.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

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