Le letture di Martina

Il predicatore

Titolo: Il predicatore

Autore: Camilla Läckberg

Editore: Marsilio

Collana: Universale Economica Feltrinelli

Pubblicazione: 2010

Edizione: 2018

Traduzione: Laura Cangemi

«Cessate le grida, aperta e richiusa la botola sopra le loro teste, si trascinò sul pavimento freddo e umido fino all’altra.

Era venuto il momento di consolare.»

Camilla Läckberg, quando scrive, ti porta in Svezia, per le strade di Fjällbacka.

Questa volta il racconto è ambientato in piena estate e, una mattina, viene ritrovato il cadavere nudo di una turista tedesca, scomparsa circa una settimana prima. Poco dopo, un’altra ragazza scompare. Da quel momento in avanti, l’orologio comincia a ticchettare perché è chiaro a tutti, Patrik Heström, a cui è stata affidata l’indagine, che hanno i minuti contati per ritrovare la ragazza, prima che sia troppo tardi.

L’autrice fa vivere al lettore una vera e propria corsa contro il tempo, attraverso cui si snodano le vicende di intrighi familiari.

Unica pecca, almeno per me, è l’aver capito molto presto chi era l’assassino. Questo non per indizi lasciati dall’autrice stessa, ma per il semplice fatto che i conti portavano a quel risultato, anche se ce n’erano molti lasciati in sospeso, che in diversi momenti del libro mi hanno fatto ripensare alla mia idea.

Purtroppo, è molto difficile scrivere una recensione di questo tipo senza fare spoiler. Quindi, preferisco non addentrarmi oltre. Al momento, libri firmati Camilla Läckberg in libreria non ho più, ma prima o poi tornerò sicuramente fra le sue pagine.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

Come fermare il tempo

Titolo: Come fermare il tempo

Autore: Matt Haig

Editore: Edizioni e/o

Collana: Dal mondo

Pubblicazione: novembre 2018

Edizione: febbraio 2019, seconda ristampa

Traduzione: Silvia Castoldi

«Le persone che ami non muoiono mai.

Così mi aveva detto Omai tanti anni prima.

E aveva ragione. Non muoiono. Non del tutto. Vivono nella tua mente, come hanno sempre vissuto dentro di te. Tieni accesa la loro luce. Se la ricordi abbastanza bene, sono ancora in grado di farti da guida, come la luce di stelle spente da tempo è in grado di guidare le navi attraverso acque sconosciute. Se smetti di piangerle e cominci ad ascoltarle, hanno ancora il potere di cambiarti la vita. In poche parole, possono essere la tua salvezza»

 

Tom ha più di quattrocento anni, ma ne dimostra una quarantina. Ha vissuto più vite, cambiando spesso identità; è uno degli Albatros, società segreta che nasconde uomini come lui, destinati a vivere una vita secolare. Unica cosa che non lo spinge a togliersi la vita è la ricerca forsennata della figlia, nata con la stessa sua patologia, che però risulta dispersa.

Ci sono stati molti pareri discordanti su questo libro. Il web si è diviso, una parte lo ha adorato, l’altra lo ha deriso. Io credo di collocarmi nel mezzo, oscillando più verso la parte che lo ha amato.

L’ho apprezzato sicuramente per il fatto che non mi ha mai fatto addormentare la mattina in treno – cosa ormai difficile – neanche chiudere leggermente gli occhi.

È stata una lettura scorrevole, tranquilla, quasi comoda. Ecco “comoda” invece è una di quelle cose che mi fa stare nel mezzo; non è necessariamente un pregio. Il “comoda” mi ha permesso di leggerlo in fretta, con leggerezza, cosa che di solito si fa solo con i libri che si leggono sotto l’ombrellone, mentre il sole di luglio inizia a colorarti la pelle.

I personaggi sono carini, introdotti in modo giusto; niente a confronto, ovviamente, al personaggio di Tom che essendo il protagonista è stato delineato necessariamente molto meglio. La sua storia è tutto fuorché banale, rasenta l’inverosimile, ma d’altronde tutto il romanzo ha questo tipo di impronta. Si passa costantemente da un piano temporale all’altro, a volte si rischia di perdersi, ma si riesce a stare sempre al passo.

Una grossa critica invece va al momento in cui Tom ritrova la figlia.

Penoso.

Veloce.

Troppo veloce.

La figlia è grande, sono passati secoli dall’ultima volta che l’ha vista – ancora bambina, quando se ne va per cercare di proteggerla – e se la ritrova davanti con una pistola puntata addosso.

Dopo cinque minuti e una pep talkla ragazza ritorna ad amare il padre come se non ci fosse un domani e combatte con lui il cattivo di tutta la storia.

Ridicolo, vero?

Nonostante questo mi sento di dare un tre e mezzo, perché la parte della figlia è talmente veloce che occupa poche pagine, perché il finale non fa così schifo e nel complesso, come dicevo prima, mi è piaciuto a metà e un pezzetto.

Voto: 3.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Se questo è un uomo

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Pubblicazione: 1958

Edizione: 20esima edizione, 2018

Traduzione: –

«Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.»

Prima di cominciare a parlare di questo libro, sono obbligata a fare un mea culpa: era, in assoluto, la prima volta che aprivo le pagine di questo libro. È una cosa quasi assurda da dire, me ne rendo conto.

Eppure, sebbene a scuola ce ne avessero parlato e, forse, ne avevamo letto qualche spezzone sui libri di analisi del testo, nessun professore ci aveva detto di leggerlo per intero. Con questo non voglio fare lo scarica barile e incolpare ai miei professori: nessuno ha mai imposto un divieto che m’impedisse di leggerlo. Semplicemente, quello che voglio dire è che, secondo me, certe letture andrebbero spronate maggiormente, anche (e soprattutto) nel caso in cui non rientrano nel programma.

Anche, e SOPRATTUTTO, quando parlano di noi e della nostra storia.

Attraverso le pagine di questo libro, Primo Levi ci fa conoscere quello che ha vissuto e dovuto subire all’interno di Lager nazista, dove tutti i giorni si lavorava, senza mai riposarsi, con ritmi frenetici e mezzi inadeguati; dove ogni scusa era buona per prendersi frustate; e dove bastava ancora meno per prendere la via del non ritorno.

Ho provato un lungo ed intenso senso di solitudine durante la lettura di questo libro, sicuramente dato dal fatto che lo stesso autore si è sentito solo durante quei momenti, nonostante fossero in molti all’interno del campo di concentramento e non avesse mai dei veri momenti di intimità.

È, in qualche modo, frustrante sapere che esiste, nel nostro passato, questo tipo di storia, che l’uomo è stato in grado di trattare come bestie quelli della sua stessa specie e di farli sentire tali.

Negli ultimi anni ho, quindi, deciso di avvicinarmi a tutti quei libri che parlano di storia, parlano di noi, per colmare quel vuoto che è sempre stato presente nella mia vita, riconoscendolo come tale. Per questa ragione ho scelto di leggere, finalmente, Se questo è un uomo. Per riempire quel vuoto. Ma questo è uno di quei libri che il vuoto non lo riempie: lo spalanca.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

Il segreto di Isabel

Titolo: Il segreto di Isabel

Autore: Susan Meissner

Editore: Tre60

Collana: –

Pubblicazione: giugno 2019

Edizione: giugno 2019

Traduzione: Elisa Banfi

«Ma quando mai smettiamo di muoverci? Io e te lo sappiamo meglio di tutti che la terra continua a girare, indipendentemente da quello che ci succede, e ti porta con sé, che tu lo voglia o no. Continuiamo a respirare, il cuore continua a battere, il sole continua il suo viaggio nel cielo e il pianeta gira, gira, gira. Quando la giornata finisce, ti infili a letto e quando ti svegli ce n’è un’altra, lì ad aspettarti. Non hai scelta. Se davvero avessi il potere di fermare questo movimento, l’avrei esercitato tanto tempo fa».

 

Isabel McFarland ha un segreto e decide di rivelarlo alla studentessa di storia che ha deciso di intervistarla per scrivere una tesi sulla seconda guerra mondiale.

Isabel ha un segreto che non riesce più a portarsi dentro, un segreto amaro che porta con sé una sofferenza durata una vita.

La storia che decide di raccontare è quella di due sorelle: Emmy e Julia Downtree, divise da un sogno, da una guerra e dall’ambizione.

Non sono un’esperta del catalogo Tre60, ma se la metà dei libri è come questo, credo che li prenderei tutti. Mi è piaciuto molto, il mio naso è stato incollato alle pagine fino alla fine, anche se nelle ultime rallenta un po’ per la forma diaristica che prende il romanzo.

Quando finisco un libro, soprattutto quando mi è piaciuto, è un po’ come un lutto; subito dopo cerco di iniziarne un altro perché senza leggere non so stare, però affronto le prime pagine del nuovo rimpiangendo il vecchio – non è forse la metafora della vita?

Iniziando questo è stato diverso, mi ha subito presa.

I due personaggi principali, Emmy e Julia riescono a prendere vita, aiutate anche da un contesto storico che conosciamo molto bene. Mentre Julia – soprattutto da bambina – ispiri tenerezza, Emmy è il classico personaggio che prenderesti a sberle, anche se non per tutta la durata del libro. Emmy ragazza è egoista, ambiziosa e arrogante, d’altra parte è una ragazzina che ha sempre dovuto fare le veci di una madre assente (odiosa anche lei, personaggio trattato poco e veramente in malo modo), sognatrice e ribelle. Una pagina la ami, l’altra la odi. È il personaggio perfetto perché cresce con te e che ti accompagna dall’inizio alla fine.

Il segreto di Isabelparla anche di guerra, è una parte fondamentale e la si ritrova costantemente, anche quando ormai è finita da un pezzo, un modo per dire che per chi l’ha vissuta non finisce mai, neanche volendolo. Ti rimane dentro e ti segna. Ha segnato Emmy che, nonostante tutto, se l’è cavata bene. Ha segnato Julia, che ne è rimasta traumatizzata e Isabel, quella vera, che non è sopravvissuta abbastanza per vederla.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

L’Attraversaspecchi – La memoria di Babel

Titolo: La memoria di Babel

Autore: Christelle Dabos

Editore: Edizioni E/O

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

« “Perché siete venuta a Babel?”

Una erre scricchiolante come ghiaccio, consonanti dure come la pietra: Thorn aveva ripreso l’accento del Nord. Le aveva posto la domanda articolando lentamente e con metodo.

Quando Ofelia realizzò che si stava rivolgendo a lei e non a Eulalia perse ogni capacità di ragionare.»

Come ho già detto in precedenza, Christelle Dabos è stata bravissima a creare un fantasy in grado di trasportarti letteralmente fuori dalla porta di casa, tenendo il lettore incollato alle pagine.

Per la terza volta quest’anno, mi sono ritrovata, quindi, fra le pagine della saga de L’Attraversaspecchi. Ma chi è questa Attraversaspecchi? Domanda difficile, perché questa volta anche la nostra Ofelia, la giovane protagonista di questo libro, ha dei dubbi su chi sia lei veramente, su quale sia la sua identità.

Ancora prima di arrivare alla metà del libro si sente il viaggio introspettivo che sta facendo il nostro personaggio, per colmare verso la fine con una piena consapevolezza di se stessa.

È un viaggio duro, questa volta, che la mette davvero alla prova.

Tra i suoi scopi, prima di tutto, quello di ritrovare Thorn, che da tre anni sembra sparito nel nulla e di lui non si hanno più notizie. Eppure, Ofelia ce la fa, riesce a ritrovare suo marito.

E anche se il modo in cui lo trova è abbastanza strano, poiché lui è costretto a fingersi un’altra persona, ormai non ci stupiamo più di nulla quando l’autrice ci mette di fronte ad una nuova sfida. Il lettore sa perfettamente che dietro ad ogni nuova pagina potrebbe celarsi un nuovo mistero.

È uno di quei rari libri in cui, per tenere a freno la mia curiosità, sono costretta a nascondere con le mani i passaggi successivi a quelli che sto leggendo.

In questo terzo volume, dunque, ci troviamo di fronte ad un discorso di identità: ci si scambia, si mente, ci si finge ciò che non si è, e si perde la ragione.

Ma cosa si cela dietro un Millefacce? E chi è l’Altro?

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

La ragazza con la Leica

Titolo: La ragazza con la Leica

Autore: Helena Janeczek

Editore: Guanda editore

Collana: Narratori della Fenice

Pubblicazione: settembre 2017

Edizione: 2018

Traduzione: Silvia Castoldi

«Il fotografo è un lavoro che premia gli opportunisti, favorisce i pattinatori in superficie. Un medico, al contrario, si trova implicato nelle vite dei pazienti, vite che neanche con l’aiuto di qualche lastra spesso offrono un’immagine univoca. C’è chi è nato per barcamenarsi e chi lo fa comunque, bene o male. Gerda avrebbe avuto la Souveränität di non voltarsi indietro e, al tempo stesso, non rinnegare nulla».

 

Dire che questo libro è brutto non sarebbe giusto visto che ha vinto un Premio Strega. Dire che questo libro è brutto per me, avrebbe già più senso.

Non sono riuscita a finirlo. In treno, prima delle ultime cento pagine, l’ho passato ad una mia amica che viaggiava con me che voleva leggerlo e le ho detto: “Buona fortuna”.

Non si capisce. Forse sono io che non capisco. Forse è troppo intelligente quel libro per me che, d’altronde, non ho feeling con nessun libro che ha vinto un premio importante.

Di solito, per quelli che sono i miei gusti vincere il Premio Strega (uno tra tutti) e sintomo di: noia, pesantezza e rottura di coglioni.

La ragazza con la Leica– che si chiama Gerda – è costruito su tre piani narrativi diversi. Sono tre capitoli infiniti, ognuno che racconta la protagonista per come l’ha conosciuta.

Gerda non ha voce. Vive nelle voci, nei pensieri e nei ricordi degli altri.

Il risultato è che non ti può piacere.

È un libro spento. Morto. Completamente senza vita. Gerda alla fine chi è?

Essere la ragazza con la Leica alla fine non la definisce e come faccio io, alla seconda parte del libro a non avere ancora realizzato il suo carattere.

Gerda è un personaggio tra tanti, buttata in mezzo ad altri e mai delineata nonostante sia lei la protagonista assoluta. Non si capiscono le relazioni, non si capiscono i luoghi. Niente.

Due.

Due e la chiudo qui. Mi ha lasciato l’amaro in bocca e non può essere che amara anche la mia opinione. Se avessi avuto vicino un camino, avrei usato il libro per ravvivare il fuoco.

Voto: 2/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #16: Gli accoppiati

Titolo: Gli accoppiati

Autore: Jennifer Miller, Jason Feifer

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Luca Bernardi

«Sì è una parola molto pericolosa. Soprattutto quando non si sa bene alla mercé di che cosa ci si sta ponendo.»

F: Questa volta sono stata io a consigliare male Martina. Pensavo di avere tra le mani un libro simpatico, ma serio e interessante dato che si tratta di un romanzo scritto a quattro mani. Invece è un libro commedia che non aggiunge e non toglie niente al classico libro estivo da ombrellone. Dovevo anche aspettarmelo, dato che è uscito a luglio.

Non mi ha soddisfatto, ma mi ha divertito. Anche se per certi versi anche un po’ disgustato.

Tu cosa ne pensi?

M: Disgusto è proprio la parola giusta per descrivere i miei sentimenti nei confronti di questo libro. Sì, qualche scena molto simpatica c’è stata, ma niente a che vedere con tante altre scene già lette milioni di volte in romanzi simili.

Purtroppo, ho trovato molto squallore anche nell’idea, anche se ha instillato il dubbio che nella bella New York possa anche accadere sul serio che due persone vengano messe a fare sesso solo per portare divertimento a terzi. Ormai non escludo più nulla.

Consenzienti. Non sono stati chiusi in un albergo a far sesso contro la loro volontà – che poi non è quello che effettivamente fanno. Sono due persone ambiziose che accettano un accordo squallido, ma che fa comodo a loro. Non vengono effettivamente obbligati a fare niente. E’ il classico romanzetto che non ha né un capo né una coda. Non ha un messaggio finale forte e, se ci pensi, alla fine hanno quello che si meritano entrambi. Squallido sì, ma non da esserne offesi.

Nessuno si sente offeso, anzi. Trovo squallida proprio l’accettazione di questa condizione, più che di tutto il resto.

I personaggi, poi, non mi sono piaciuti per niente. Li ho trovati senza carattere e le descrizioni piuttosto carenti.

I personaggi effettivamente non sono caratterizzati bene. Solo Carmen lo è ad un certo punto. Quando la si fa interagire con la nonna. Viene, in qualche modo, raccontata attraverso gli occhi di chi la conosce bene. E’ una donna che ha sofferto e che fa sempre fatica ad andare avanti. Alla fine del libro non è più un personaggio che ti può stare antipatico. Mentre lui paradossalmente sì. Parte come vittima, cerca di diventare stronzo e cazzuto e poi torna vittima. Non ha una rivincita. E’ un fallito senza fama e senza gloria.

Sì, si può dire che Carmen ad un certo punto acquista un po’ di sensibilità, proprio grazie alla presenza della nonna.

Lui invece è e rimane un personaggio senza spina dorsale, a malapena in grado di rendersi conto che ha delle responsabilità.

Devo, però, ammettere che il finale è stato scontato, ma non così tanto. Mi aspettavo un classica caduta nel cliché, invece almeno quello siamo riusciti ad evitarcelo.

Il finale è ben costruito ed è la parte migliore del libro. Alla fine non mi è dispiaciuto leggerlo. Non ci ho messo molto ed è abbastanza incalzante. La voglia di finirlo alla fine ti viene anche solo per capire con chi finisce Lucas. Io gli darei un bel 4.5.

Tu invece sarai molto bassa credo.

Spara.

Io non l’ho trovato incalzante per niente, tanto che sono stata più volte tentata di mollarlo, se non avessimo avuto questa recensione da scrivere.

Per cui il mio voto è un 2, non di più.

E anche questa volta, come sempre, ci compensiamo abbastanza bene 🙂

È per questo che siamo amiche 😉

Pensieri alla rinfusa

Novembre #tbr

Buongiorno lettori!

Possiamo finalmente dare il ben arrivato a questo penultimo mese dell’anno. Sembra quasi impossibile che tra poco sia già, di nuovo, Natale.

Oltretutto, mi sembra sia passata quasi una vita dall’ultima volta che ho scritto la tbr del mese precedente. Comincia a farmi uno strano effetto questo tempo che passa!

Ma passiamo subito alle cose più serie, ovvero… che libri leggeremo durante questo mese così autunnale? Per Ranuncolo abbiamo deciso di leggere Gli accoppiati di Jennifer Miller e Jason Feifer, edito da Longanesi, di cui potrete leggere la recensione molto presto.

Per quanto riguarda, invece, le letture della Franci, questo mese si dedicherà a: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, edito Guanda, Il segreto di Isabel di Susan Meissner, edito tre60, e Come fermare il tempo di Matt Haig, edito da Edizioni e/o.

Martina, invece, leggerà: La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni e/o, Il predicatore di Camilla Lackberg, edito Marsilio, e, infine, Se questo è un uomo di Primo Levi, edito da Einaudi.

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A presto!

Le letture di Martina

Se solo fosse vero

Titolo: Se solo fosse vero

Autore: Marc Levy

Editore: Rizzoli

Collana: BUR – I bellissimi

Pubblicazione: 2000 per Corbaccio

Edizione: prima edizione BUR –I bellissimi, luglio 2016

Traduzione: Benedetta Pagni Frette

«Ora, per rispondere alla domanda che non smetti di farmi da giorni, se io non rischio, tutta questa bellezza, questa energia, questa materia vivente per te diventerebbero definitivamente inaccessibili. Ecco perché lo faccio: riuscire a riportare te alla vita dà un senso alla mia vita. Quante volte mi sarà offerta la possibilità di fare una cosa fondamentale?»

Sono certa che leggere il titolo vi avrà stimolato qualche ricordo nella testa. Ebbene sì, perché questo libro ha ispirato un famoso film, omonimo, del 2005 con protagonisti Mark Ruffalo e Reese Witherspoon.

Io, il film, non me lo ricordo, se non per qualche spezzone, magari visto alla tv, ma il libro era lì da un po’ che aspettava di essere letto.

Sarò sincera fin da subito: il libro non mi è piaciuto. La lettura scorre lenta, l’autore si perde a raccontare dettagli che, a volte, possono anche stufare il lettore. In più, la storia è praticamente surreale.

Arthur è un architetto che vive a San Francisco e un giorno incontra Lauren. Solo che Lauren è un fantasma e lui è l’unico che può vederla. O meglio, una sorta di fantasma, poiché la ragazza, in realtà, si trova in ospedale, in coma da diverso tempo, a seguito di un grave incidente. Arthur preso da un forte senso del dovere, e anche da un po’ di compassione (è innegabile), decide di fare in modo di aiutare Lauren a tornare in vita. Questo porterà i due protagonisti ad innamorarsi, pur sapendo che quello che hanno davanti è un destino abbastanza crudele.

I personaggi, per fortuna, sono coerenti e rispettano le loro caratteristiche per tutta la durata del libro.

Nonostante si tratta di un vero e proprio romanzo (di quelli che in genere mi piacciono molto) questo proprio non mi ha convinta.

Voto: 1/5