Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #15: Il sospetto

Titolo: Il sospetto

Autore: Fiona Barton

Editore: Einaudi

Collana: Stile Libero Big

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Carla Palmieri

«Era un anno che Alex sognava di partire: un anno che fantasticava su luoghi, persone, avventure, e intanto preparava gli esami finali e riforniva gli scaffali del supermercato per guadagnarsi i soldi del viaggio. […]

Alex sperava tanto che andasse bene. E comunque era troppo tardi per ripensarci: ormai erano arrivate. Meraviglioso, no? Be’, c’era da scommetterci.»

 

M: Ranuncolo straordinario in occasione di Halloween! E, per ben gustarci questa festa, abbiamo scelto un bel thriller. I thriller/gialli sono un po’ il “mio campo”. L’ho messo fra virgolette perché non mi sento di giudicarmi un’esperta del settore, però ammetto che mi piacciono molto.

A chi, invece, non piacciono è proprio la Franci.

Eppure…

F: Eppure questo mi è piaciuto molto. Probabilmente per il ritmo serrato e i numerosi cambi di prospettiva e colpi di scena.  Unica pecca: essere scontato.

Ma alla fine lo sono tutti i gialli, tranne quelli dei grandi.

Cosa intendi con l’essere scontato?

Che i colpi di scena non sono mai veri colpi di scena, te li aspetti tutti. Arrivi ad aspettarti anche la fine. Per non parlare che a metà già riesci a capire chi sia il vero assassino e chi, invece, c’entra solo in parte.

Beh, diciamo che l’autrice ha lasciato ampio spazio per capire chi fosse l’assassino, questo è vero. Però, credo che il suo intento fosse lasciar trapelare una pagina alla volta, il mistero che si cela dietro la mente umana. Quindi, cosa spinge un individuo a compiere una determinata azione.

Io non lo vedo come un thriller psicologico, mi dispiace. Non è né Faletti, né Carrisi. E’ un thriller, punto. E forse neanche tanto thriller quanto giallo. Bello, mi è piaciuto, ma credo mi sia piaciuto proprio perché “leggero”.

Non parla di mente umana. Non approfondisce le ragioni dell’assassino, né lo fa vivere. Non scava sotto e dietro a niente.

Ma, infatti, io non intendevo dire che fosse un thriller psicologico. Solo che vuole farci arrivare a capire quello che pensano i personaggi, passo dopo passo. Viene, in generale, considerato come un thriller fine a se stesso, e per me lo è.

I temi trattati, poi, sono di grande importanza, a partire soprattutto dal rapporto genitori/figli durante l’adolescenza, uno dei periodi “peggiori” della nostra vita, in cui si affrontano continui cambiamenti.

Non ha avuto pecche per quanto mi riguarda, mi ha tenuta incollata dall’inizio alla fine e mi ha incuriosito a tal punto che so già che continuerò a tenere d’occhio questa autrice.

Questo è stato il tema trattato meglio. Quanto non si conosce mai abbastanza qualcuno, neanche quando si tratta dei tuoi genitori o dei tuoi figli. Sono stati costruiti molto bene anche i personaggi dei genitori. Molto belli. Reali nelle loro emozioni che sono necessariamente esagerate fino alla fine.

A me è piaciuto, ma non mi ha fatto affezionare al genere, né all’autrice in sé. C’è anche da ricordare che credo che sia inserito in una serie più ampia e che noi ne abbiamo preso solo un pezzetto in mezzo. Probabilmente, una volta che si conoscono meglio i personaggi ricorrenti è anche diverso. Per quanto mi riguarda mi fermo qua, ma perchè, come hai detto tu, questo è più il tuo genere che il mio.

Esattamente, questo è il terzo volume di una serie che vede sempre presente gli stessi protagonisti: la giornalista e l’ispettore.

Sicuramente, verrà narrata la storia del figlio di Kate, già nei primi volumi, e questo, come hai detto tu, ci potrebbe aiutare a comprendere meglio certi punti di questo libro.

Che voto daresti?

Credo un tre e mezzo. Tu?

Ho dato un 5 pieno su Goodreads e mi sento di farlo rimanere tale.

Le letture di Francesca

Il codice Rebecca

Titolo: Il codice Rebecca

Autore: Ken Follet

Editore: Mondadori

Collana: Oscar Bestsellers

Pubblicazione: maggio 2016

Edizione: maggio 2016

Traduzione: Patrizia Bonomi

«Quando di svegliò, ebbe per un istante l’impressione di essere di nuovo bambino, e di aver sognato la sua vita da adulto. Qualcuno gli stava toccando la spalla e gli stava dicendo “Svegliati Achmed” nel linguaggio del deserto. Erano anni che nessuno lo chiamava Achmed».

 

Devo dire che nell’ultimo periodo i libri ambientanti durante la guerra o dopo la guerra, mi piacciono molto.

Il codice Rebeccaperò non l’ho scelto per quello. L’ho comprato tempo fa perché volevo continuare la mia collezione di libri di Follet e poi è rimasto lì un po’ a riposare in libreria – mentre speravo di poterne comprare altri per fargli compagnia. L’ho ripreso in mano qualche giorno fa ed ero entusiasta, perché quello che avevo letto dell’autore fino a quel momento mi ha sempre mandato l’hype alle stelle.

Tuttavia questa lettura ammetto che ha fatto fatica a tenermi con il naso incollato alle pagine.

Siamo nell’estate del 1942 e siamo in Nord Africa, Vandam e Alex Wolff si inseguono senza conoscersi, uno un soldato e l’altro una spia. In ballo ci sono le sorti della guerra, la Germania sta vincendo, grazie alle numerose spie che ha in giro per il mondo riesce ad essere a conoscenza dei piani delle forze militari prima che questi siano effettivamente attuati. Ovviamente i piani vengono sottratti e trasmessi con attraverso una radio con l’utilizzo di un codice.

Il codice Rebecca.

Questo è il succo del libro, ovviamente nel mezzo abbiamo anche una storia d’amore che fa in modo che si crei anche un contatto emotivo con il lettore che, se non ci fosse stata, sarebbe venuto a mancare.

Rimango un po’ con le dita in sospeso adesso, perché in realtà questo libro non mi ha fatto né caldo né freddo, nonostante mi piacciano le storie sullo spionaggio, gli intrighi politici (soprattutto quando si intrecciano con quelli sentimentali) e l’avventura questo non vedevo l’ora di finirlo e di rimetterlo in libreria. Manca qualcosa di fondamentale, ma quando mi sono chiesta cosa fosse non sono riuscita a darmi una risposta, probabilmente manca qualcosa di poco oggettivo e che magari voi potrete trovare.

Un altro difetto è che è veramente troppo lento all’inizio e troppo veloce passata la metà. Il finale poi sembra essere me quando esco due minuti più tardi dal lavoro e sono in ritardo per il treno e mi trovo a correre come se non ci fosse un domani.

I personaggi: l’unico simpatico è Vandam, Alex è odioso, mentre le due donne sono trattate meno essendo personaggi secondari. Ma una è odiosa quanto Alex, l’altra è insipida, nonostante si racconti del suo passato.

Non posso che dare un 3. Non do un 2 perché sono affezionata a Follet, ma forse se lo meriterebbe anche questa volta.

Voto: 3/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

La musica segreta di Parigi

Titolo: La musica segreta di Parigi

Autore: Anstey Harris

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Traduzione: Silvia Fornasiero

«Lo suoniamo di nuovo, più in fretta.

Gli spettatori esultano, gridano, battono le mani e i piedi.

È per questo che è stato scritto il Libertango.

Per la sfida.

Per l’aria calda, il sole intenso.

Per il ritorno degli amanti perduti.»

 

Questo libro è stato sicuramente uno dei migliori acquisti fatti quest’anno e una delle letture più belle. Sono stata colpita dalla copertina, i colori tenui e un po’ sbavati degli acquerelli attraggono subito l’attenzione, insieme al disegno di un violoncello sfumato e lo sfondo della Tour Eiffel.

Mi aspettavo un romanzo interamente ambientato a Parigi, invece Parigi è solo lo sfondo di una storia d’amore un  po’ strana, un po’ anomala; sicuramente non giusta.

La protagonista si chiama Grace, è una liutaia che vive in un piccolo paesino dell’Inghilterra e che è sempre pronta a partire per Parigi, ogni volta che David la chiama. Ma David non può chiamarla sempre, perché ha moglie e figli che lo aspettano. Così, fin da subito, anche se lentamente, si insinua nella mente del lettore che quello è un rapporto malato e che c’è sicuramente qualcosa che non quadra. Inoltre, è spontaneo chiedersi perché una donna indipendente come Grace si sia andata a infilare in un labirinto del genere. Bisogna proseguire con la storia per capire cosa c’è dietro le sue scelte, per capire il suo lavoro, per capire la sua passione.

E Grace ti fa compagnia, con la sua calma e la sua voglia di vincere il concorso a cui lo stesso David l’ha iscritta: si tratta del concorso annuale per liutai che si tiene a Cremona, culla di Stradivari. Per Grace è un sogno e grazie alla sua forte ambizione non ha dubbi che il suo violoncello sarà tra i vincitori.

Finché, qualcosa si inceppa e si rompe.

Sarà la compagnia di Nadia, una diciottenne fatta di grinta e rabbia e con la bocca piena di parolacce, e del signor Williams, un simpatico vecchietto che cerca solo un modo per rendersi utile, a rimettere in sesto Grace, a riprendere in mano i cocci della sua vita, uno per uno. Ripartire da zero, sarà l’unico modo per arrivare alla vetta.

Sono stata rapita da questa storia, dallo stile di scrittura di questa autrice, così genuino e sincero, che ti trascina per la metro di Parigi, o per le strade di Cremona, mentre in sottofondo si può ascoltare la dolce melodia di un violoncello suonato con tanta passione.

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Titolo: Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Autore: Mary Ann Shaffer & Annie Barrows

Editore: Astoria

Collana: –

Pubblicazione: novembre 2017

Edizione: settembre 2018 – seconda ristampa

Traduzione: Giovanna Scocchera, Eleonora Rinaldi

 

«Sembrano trent’anni, anche se in realtà fu uno solo. Nell’aprile del ’45 il comandante Neuengamme scelse quelli di noi che erano ancora in grado di lavorare e ci mandò a Belsen. Viaggiammo per diversi giorni su un grosso camion aperto, senza cibo, senza coperte, senz’acqua, ma almeno non dovevamo camminare. Le pozze di fango per strada erano rosse»

 

1946, la seconda Guerra Mondiale è appena finita e Juliet sta cercando l’ispirazione per poter scrivere un libro che non faccia ridere. La protagonista, che alla fine vera protagonista non è, è una giornalista che, durante la guerra, ha cercato di alleggerire l’atmosfera cercando di far ridere chi non trovava più la forza di asciugarsi le lacrime.

L’ispirazione arriva con una lettera indirizzata a lei da parte di Dawsey, abitante di Guernsey e membro del Club del libro e delle bucce di patata che, per coincidenza, si è trovato tra le mani un vecchio libro una volta appartenuto a Juliet.

La particolarità del romanzo è che si tratta di una serie di lettere e sono proprio loro a costruire la storia e dare vita ai personaggi, dei quali si sentono le vere voci.

Non avevo mai letto niente di questa casa editrice che, da poco, fa parte del gruppo Mauri Spagnol, e si trova sotto il marchio più grosso di Guanda. Devo dire che mi piacerebbe leggere altro per farmi un’idea delle pubblicazioni. Se sono tutte come questa, hanno vinto.

Il Club del libroè uno di quei romanzi che ti conquista dalla prima pagina e che ti fa sentire parte di una storia che da un lato è molto vicina a quella del lettore, dall’altro è lontana e sconosciuta. Racconta la realtà della guerra, che noi non abbiamo vissuto. La racconta in modo diverso. La guerra che ha vissuto Guernsey non è la stessa guerra che studiamo sui libri. È una guerra dove i nazisti rimangono nazisti, ma hanno anche un lato umano e dove la fratellanza e la solidarietà la fanno da padrona. È anche una storia d’amore. L’amore in tutte le sue forme. Quello per un figlio, per quello per il proprio compagno, quello verso sé stessi e quello che ancor non è corrisposto.

Credo sia un libro che almeno una volta nella vita tutti dovremmo leggere, anche solo per il tema che tratta e per dare dell’altra linfa a quei tempi scuri. Anche solo per vedere che, a volte, anche solo un libro può salvare la vita.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

La ragazza nel parco

Titolo: La ragazza nel parco

Autore: Alafair Burke

Editore: PIEMME

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: prima edizione

Traduzione: Sara Marcolini

« “Allora promettimi di fare del tuo meglio per aiutare mio padre, okay? Perché lui è innocente.”

“Certo, Buckley. Te lo prometto.”

Mi diede un rapido abbraccio. Poi, mentre chiudeva il trolley, la sentii tirare su con il naso, trattenendo le lacrime.»

 

Credo di aver acquistato questo libro subito, appena era uscito. Dico così perché è uno dei pochi che ho con la copertina rigida e si sa che dopo qualche mese dall’uscita, i libri vengono ristampati in copertina flessibile.

In preda a una ricerca frenetica di un libro che mi coinvolga nel profondo, ho provato a buttarmi su uno di quelli che vengono definiti “i migliori thriller in circolazione”. Ecco, allora credo di avere un problema legato alla parola thriller. Perché ho sempre legato alla parola thriller, altre parole come suspence, mistero, un pizzico di paura e qualche brivido lungo la schiena (p.s.: sì, sono una che si spaventa per poco).

Eppure, io in questo libro non ho trovato niente di tutto ciò.

La storia racconta di Olvia Randall, avvocato di successo a New York, che un giorno viene contattata da Buckley, ragazzina di sedici anni e figlia di Jack Harris, sua vecchia fiamma. Il povero Jack Harris, pare essere stato incastrato in un caso di triplo omicidio e la ragazzina chiede ad Olivia di fare tutto il possibile per tenere fuori dai guai suo padre.

Ho trovato la narrazione un po’ lenta e non in grado di catturarmi fino in fondo; era troppo facile per me, infatti, distrarmi dalla lettura con qualsiasi altra cavolata avessi intorno. I fatti sono tutti raccontati in prima persona, dal punto di vista di Olivia, una donna forte e indipendente, che vive però con un grande rimorso e un fortissimo senso di colpa nei confronti proprio di Jack. Nonostante ciò, però, ho trovato i personaggi abbastanza piatti e privi di una loro personalità.

La nota positiva (che per fortuna c’è) è l’indagine. Scoprire, passo dopo passo, dei nuovi indizi è l’unico fatto che ha tenuto in piedi la lettura, anche se a partire dalla metà ho cominciato ad avere dei sospetti su chi potesse essere il colpevole e, con disappunto, ho scoperto di non essermi sbagliata.

Voto: 2.5/5

Le letture di Francesca

M. Il figlio del secolo

Titolo: M. Il figlio del secolo

Autore: Antonio Scurati

Editore: Bompiani

Collana: Narratori italiani

Pubblicazione: settembre 2018

Edizione: 2018

«Io sono sbandato per eccellenza, il protettore degli smobilitati, il perduto alla ricerca della strada. Ma l’azienda c’è e bisogna portarla avanti. In questa sala semi vuota, dilatate le narici, fiuto il secolo, poi tendo il braccio, cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia»

 

Il figlio del secolo. Quella m nera maiuscola, scritta in bold che spicca brutale, arcigna e potente sulla copertina a sfondo bianco non invoglia per niente all’acquisto del libro. Non ti porta neanche ad avvicinarti, perché la forza comunicativa è talmente prorompente e il significato così sfacciatamente chiaro, che chi conosce la storia non può far altro che averne paura.

Il figlio nel secolo, romanzo di Antonio Scurati ed edito da Bompiani parla da solo ed esprime una grandezza tale che prima di avvicinarvisi bisogna fare i conti con la storia di tutti, di un’Italia che ha vinto la guerra, ma rincorrerà sempre il carro dei vincitori senza arrivare mai a salirci.

Scurati scrive un romanzo di più di ottocento pagine che è talmente documentato che riesce ad assomigliare anche a un memoir, un reportage e un saggio, riuscendo così a fare colpo su lettori diversi.

Il personaggio principale è un ex socialista, un giornalista mancato, un maestro di scuola, un uomo che a prima vista non sembrerebbe essere in grado di fare del male ad una mosca. Invece si tratta di Benito Mussolini, un carnefice, e Scurati racconta con il supporto di documenti dell’epoca, gli anni immediatamente dopo la fine della prima guerra mondiale.

Il primo capitolo inizia con la fondazione dei Fasci di combattimento il 23 marzo del 1919 e l’ultimo vede Mussolini – M – che parla in Parlamento con le mani ancora sporche del sangue di un suo avversario politico.

Non si può negare che il libro sia stato scritto molto bene, nonostante a volte lo scrittore sembra fare fatica a distaccarsi dalle fonti e diventa meno scorrevole la lettura, facendo spostare il tono narrativo più verso il saggio che il romanzo.

Quando si prende in mano M, non avendolo ancora letto, non si può far altro che avere un leggero senso di colpa. Lo leggo, non lo leggo? Leggere una biografia di Mussolini fa di me meno antifascista?

Mnon è un romanzo fascista, ma non è neppure antifascista. È un romanzo che si attiene ai fatti, poco importa se a volte non riescono ad essere precisi. Non c’è una specifica, non si parla di lotta tra il bene e il male ma dei sei anni che seguono la Grande Guerra, della persona che porterà alla seconda guerra mondiale.

Benito Mussolini non viene preso in considerazione solo come carnefice, ma come un uomo. Scurati ha in mano un tizzone ardente, non è facile parlare di Mussolini cercando di essere super partes, ma nonostante tutto ci riesce – anche se in alcune parti lo tocca con tale leggerezza che si sente poco la caratterizzazione. La caratterizzazione degli altri personaggi è molto più semplice, essendo personaggi realmente esistiti e meno complicati da gestire. Scurati è riuscito a renderli ancora tridimensionali e policromatici, senza mai giudicarne l’operato.

In tutto il romanzo si riescono a scorgere dei parallelismi tra la politica del tempo e il clima populista odierno:

«Il suo trionfo è dovuto al plebiscito del Centro e, soprattutto, del Sud, dove fino alla marcia su Roma il fascismo quasi non esisteva. Sono i fascisti dell’ultima ora ad aver consegnato il Paese a Mussolini, è la vocazione al servaggio dei popoli a scarsa educazione politica, la corsa a salire sul carro del vincitore.»

Il romanzo mette in luce il periodo a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale in modo freddo e distaccato come farebbe il miglior professore di storia. Ci parla del fascismo senza giudicarlo, di come e perché gli italiani lo hanno appoggiato e di chi fosse veramente la figura a capo di tutti. Di come la massa, se si riesce a prestarle attenzione, possa essere intercettata e guidata.

Voto: 3/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Una sera a Parigi

Titolo: Una sera a Parigi

Autore: Nicolas Barreau

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale Economica Feltrinelli

Pubblicazione: 2013

Edizione: quarta edizione, giugno 2016

Traduzione: Monica Pesetti

«È vero, la vita non è un film in cui due persone si incontrano, si perdono di vista e casualmente si ritrovano la settimana successiva alla fontana di Trevi, perché a entrambi è venuto in mente nello stesso momento di gettare una moneta ed esprimere un desiderio.

Ma per qualche arcana ragione ogni tanto succede.»

Era da davvero un sacco di tempo che questo libro aspettava di essere letto, così volendo leggere un libro che fosse abbastanza corto finalmente mi sono decisa.

L’autore l’ho sempre visto sugli scaffali delle librerie e mi ha sempre incuriosita, primo perché quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati a Parigi e secondo perché i suoi libri hanno sempre delle copertine ricche di colori, che riescono sempre a rallegrare la giornata.

Effettivamente, Barreau ha uno stile di scrittura molto intrigante, ti trascina nella storia, ma soprattutto ti trascina per la città. Per cui, mentre Alain e Mélanie passeggiano per le incantevoli vie della Ville Lumiere, al lettore sembra di essere lì, accanto a loro a fare da terzo incomodo, godendosi la nascita di una bella storia d’amore.

Eppure, al tempo stesso, non è proprio la classica storia d’amore in cui loro si incontrano, vivono felici per un periodo e poi qualcosa li costringe ad allontanarli. Non proprio.

Alain e Mélanie si incontrano al Cinéma Paradis, di cui lui ne è il proprietario e passano una serata incantevole, l’uno alla scoperta dell’altra. Dopodiché, una serie di fattori, di cui uno in particolare che ha a che fare con il passato di Mélanie, li tengono lontani per lungo tempo, durante il quale Alain non smette mai di cercarla.

Non sto, ovviamente, a raccontarvi come andrà a finire, ma se avete voglia di leggere qualcosa di leggere e che vi possa far sognare un po’, questo è il libro giusto.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

Isola di Neve

Titolo: Isola di Neve

Autore: Valentina D’Urbano

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Pubblicazione: settembre 2018

Edizione: prima edizione

Traduzione: –

«Lo faccio perché non hai nessuna speranza. Perché qui nessuno ha speranza. Perché quest’isola ti mangia, e tu sei ancora tutta intera. Sbrindellata, piena di crepe, una vela senza vento, ma intera»

 

Santa Brigida, Novembre, una prigione abbandonata.

Tempesta.

Tempesta di nome e di fatto, una dei personaggi principali di questo romanzo che ti incanta e che ti tiene con il naso attaccato alle pagine e con pochissima voglia di arrivare all’ultima.

Ho già decantato le doti da scrittrice di Valentina D’Urbano scrivendo la recensione del suo primo libro, ma non posso fare a meno di farlo anche questa volta; il suo modo di far leva sui sentimenti è ammirevole, riesce a fare in modo che il lettore entri in totale empatia con i personaggi.

Ma di cosa parla questo libro?

Partiamo dicendo che i personaggi principali sono quattro: Tempesta, Andreas Von Berger, Manuel e Edith. Continuo poi aggiungendo che la storia dei primi due è ambientata nel passato, mentre quella di Manuel e Edith nel presente e che queste storie si incroceranno dall’inizio alla fine della narrazione.

Manuel è un ragazzo che dalla vita non sembra aver avuto molto: è un ex alcolizzato che ha una storia personale alle spalle che non lo fa dormire di notte; è burbero, ma allo stesso tempo trova sempre il tempo e la voglia di aiutare Edith.

Edith è una violinista tedesca che sta cercando di ricostruire il passato di Andreas, del quale non si sa molto, se non che è il motivo per cui lei ha imparato ad amare così tanto la musica.

Non mi dilungo nei particolari perché credo che scrivere qualcosa in più su Andreas e Tempesta possa rovinare una futura lettura – che spero farete, non potete perdervela.

Posso solo continuare dicendo che non posso non ammettere di essermi innamorata del libro già alla prima pagina. Prima credevo che fosse perché ancora ricordavo il piacere che avevo avuto a leggere la storia dei “gemelli” – cruda, triste e malinconica, ma scritta magistralmente. Dai pianti che mi ero fatta quando sono arrivata all’ultima pagina.

Poi ho capito che invece Valentina è una garanzia.

Quando Tempesta prende la barca e si dirige verso il carcere e prova paura nel vedere Andreas, ho provato paura anche io; come ho sentito gli schiaffi del padre, il male al cuore e la sofferenza nel vedere qualcuno che ami soffrire.

Non è un libro, è un’esperienza. Ed è una storia famigliare, che non guasta mai.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #14: Quel che so di lei

Titolo: Quel che so di lei

Autore: Monica Guerritore

Editore: Longanesi

Collana: Il Cammeo

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

Traduzione: –

«Le donne abbassano le difese, non guardano con i mille occhi dei lupi, credono nell’amore come lo vedono gli occhi dei bambini e tentano la via nuova con lo stesso sguardo e lo stesso cuore di ieri. Ma vengono uccise da uomini che ne spezzano il volo, uomini senza strumenti davanti a una donna che cambia.»

F: Questo libro per me è un po’ come un figlio. Mi ha fatto dannare l’anima per più di un mese per il suo lancio. Non lo volevo neanche leggere, essendomelo spoilerato. Poi abbiamo deciso di farci un Ranuncolo ed eccomi qui a commentarlo con te. Posso dire che tutto sommato, mi è piaciuto. Non è la classica storia di riscatto. Qui di riscatto non ce ne è. E’ la storia di Giulia Trigona, donna innamorata dell’amante che alla fine l’ha uccisa. E’ la sua storia raccontata attraverso gli occhi di personaggi reali e di finzione che hanno attraversato la vita di Monica. Soprattutto sul palcoscenico.

M: Hai detto bene, di riscatto non ce n’è. Ci sono solo fatti nudi e crudi di come, alla fine, noi donne ci facciamo sempre un po’ abbindolare dall’idea dell’amore.

Purtroppo, non mi ha fatto impazzire come libro. Potrebbe essere il genere non troppo in linea con le mie corde, ma ha trattato argomenti delicati ed interessanti e molto al centro dell’attenzione odierna.

A me è piaciuto, non essendo il mio genere. Purtroppo secondo me non è definibile. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio. E’ un libro fatto di ritagli di vita e di spettacolo. La voce narrante è presente e si fa sentire spesso, a volte emoziona. Tuttavia non fa venire quel brivido lungo la schiena. Ed è giusto così. Il brivido non deve nascere dalla voce della Guerritore, ma da quella di quelle donne: tradite, sconfitte, perse, uccise.

Quello che ho apprezzato molto, invece, è proprio la ricostruzione della storia di Giulia Trigona, attraverso le singole storie delle altre donne. I gesti che ha fatto, quello che può aver pensato.

Quello assolutamente. Non è un libro lunghissimo. Anzi. Sono poco meno di centoquaranta pagine e le leggi in una giornata (per me le tre ore di viaggio avanti indietro sul treno), è un libro che ha ritmo e cambi scenografici impressionanti.

L’unico punto a sfavore è la copertina. Cosa ti viene in mente guardandola?

Di sicuro non penso a una donna prigioniera. L’immagine mi da senso di libertà, anche se la nudità in questo caso potrebbe essere fraintesa.

In realtà non volevo arrivare lì. La copertina ha un grossa pecca. Non è riconoscibile. Non è Longanesi. La copertina è Sellerio. Blu con in mezzo un quadro. Anche l’interno ricorda un po’ Sellerio.

 

Vero anche quello. Purtroppo perde l’immagine la casa editrice stessa.

Esattamente.

Tu che voto gli daresti?

Ho dato un 3 su Goodreads e un 3 rimane.

Io do 4. Non do 5 perché non lo merita. Non do 3 perché ci sono affezionata. 4 mi sembra il giusto compromesso.

E leggetelo, anche solo per curiosità.

Perché non può morire un’altra Giulia.