Ranuncolo #13: Central Park

Titolo: Central Park

Autore: Guillaume Musso

Editore: Bompiani

Collana: Tascabili Bompiani

Pubblicazione: 2015

Edizione: quarta ristampa, marzo 2019

Traduzione: Sergio Arecco

«Nell’esistenza ci sono momenti in cui si apre una porta e in cui la nostra vita si proietta verso la luce. Rari momenti in cui qualcosa, dentro di noi, si dischiude. Si fluttua in assenza di gravità, si corre su un’autostrada senza limiti di velocità. Le scelte diventano chiare, le risposte sostituiscono le domande, la paura lascia il posto all’amore.»

M: Prima di parlare dei contenuti di questo libro, vorrei fare una premessa per quanto riguarda grammatica e sintassi. Nel libro che avevo io ce n’erano diversi. Tanti, oserei dire, per un libro così piccolo.

F: A quanto pare gli editor di Bompiani non stanno molto attenti. Anche “M. Il figlio del secolo” (recensione a ottobre) è costellato di errori.

Ecco, questa è una di quelle cose che mi piace davvero poco. Perché un paio di errori non mi cambiano la vita, anzi è molto probabile che non ci faccio neanche caso. Invece, quando gli errori mi saltano un po’ troppo spesso all’occhio, la cosa diventa un pochino pesante.

Però, c’è da dire che, se almeno la storia fosse stata bella, o perlomeno non esagerata, non avrei fatto caso a quasi nessun tipo di errore.

E qua si passa direttamente al contenuto del libro. Quando l’ho comprato tempo fa, ne ero entusiasta. Avevo già letto qualcosa di Musso e mi era rimasto su tutto una sensazione positiva. Per Central Park no. Questo romanzo l’ho iniziato con tutta la buona volontà, mentre ero in ferie e già al primo capitolo mi aveva stufata. La storia è già surreale nelle prime righe, però ci fai poco caso. Speri sempre in un twist, in qualcosa che ti riporti con i piedi per terra. Poi giri pagina, ne  giri un’altra e un’altra ancora e ti cadono le braccia. Sicuramente non è tra i migliori lavori di Musso.

No, sono completamente d’accordo con te questa volta. Anche io ero entusiasta di trovarmi di fronte un “nuovo” libro di Musso, soprattutto dopo aver letto La vita segreta degli scrittori che mi era piaciuto molto.

Nonostante la tematica finale su cui si basa l’intera storia sia molto interessante e anche di una certa rilevanza, devo dire che l’insieme non sono riuscita ad apprezzarlo.

Mi sento una voce molto fuori dal coro.

La tematica affrontata è da mettere in secondo piano, perché non la tratta. La usa come chiusura per dare un senso a tutto; sembra quasi che la fine sia stata scritta di corsa e non si sia trovato niente di meglio. Una tematica del genere (no spoiler), non dovrebbe essere trattata in quel modo e neanche presa sottogamba. Ha tutto dell’incredibile, anche la storia del padre. E la sua, alla fine è reale o immaginata? Il serial killer è esistito?

Sì, si chiude talmente in fretta che non riesci nemmeno a capire cosa ci sia stato di vero e cosa no. È un peccato, perché la lettura rimane comunque scorrevole e in poco tempo si legge.

Non sono riuscita neanche a affezionarmi ai personaggi. Non a lui e non a lei. Lui sembra il primo deficiente passato per strada. Lei è di una durezza che fa quasi rabbrividire, non riesci a provare empatia neppure quando racconta della morte del marito e della perdita del figlio in seguito all’aggressione.

Io non l’ho trovata dura. L’ho trovata stupida, soprattutto quando racconta della morte dei suoi cari. Ha messo al primo posto la carriera, senza nessun remore. Come se tutto l’amore che diceva di provare per i suoi, svanisse di fronte alla possibilità di catturare un pericoloso serial killer.

Sì, su questo hai ragione. Probabilmente se “Central Park” fosse stato il primo libro che leggevo di Musso, non avrei mai più letto nient’altro. Sicuramente non lo farà in futuro. A parte gli editor svogliati, qua mi sembra di vedere uno scrittore che ha finito tutte le sue idee migliori.

E su questo punto posso smentirti, perché avendo letto l’ultimo suo successo, posso assicurarti che non ha esaurito proprio tutte le carte. Però comincio a credere che, forse, dovrebbe tornare a scrivere romanzi rosa.

Che voto daresti?

Zero. Personaggi insipidi. Storia irrilevante. Errori di traduzione, di correzione e di revisione.

Tu?

You’re so bad, girl!

Gli strappo 2, per pietà e perché è Musso. Non un centesimo di più, però.

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