Se ami qualcuno dillo

Titolo: Se ami qualcuno dillo

Autore: Marco Bonini

Editore: Longanesi

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

«[…] Suo figlio, poi, avrebbe saputo come rendere felice la moglie e farla sentire amata e rispettata e forse io stamattina avrei sicuramente messo anche la felpa sotto le coperte di Vicky, che non avrebbe patito freddo e soprattutto non si sarebbe sentita tradita da suo padre.

È una verità semplice e banale.

Non basta risolvere il problema al venti, al cinquanta, persino all’ottantacinque per cento. Il problema va risolto al cento per cento, altrimenti non è risolto affatto.

Ora l’ho capito».

 

Ho deciso di leggere questo libro per tenermi impegnata in treno e perché non mi sembrava troppo impegnativo, devo essere sincera.

Sono partita con un po’ di preconcetti, perché comunque non è uno scrittore convenzionale l’autore, ma Marco Bonini, che conosciamo tutti come attore e sex symbol della televisione italiana. Poi perché è una sorta di memoir.

E cosa vorrà mai raccontare un attore del suo rapporto con il padre?

Mi sembrava una storia già sentita.

Ve la spiego brevemente.

Il papà di Marco ha un infarto ed entra in coma, quando riprende conoscenza è come un bambino e bisogna insegnargli di nuovo a vivere. Si tratta di un padre che non è mai stato presente, poco affettuoso, divorziato, che ai suoi figli dava amore senza dimostrarlo apertamente. Distratto, menefreghista, egoista.

Il racconto si apre proprio il giorno in cui Marco viene chiamato in ospedale e da lì inizia un racconto famigliare, di crescita e di confronto con la figura paterna che continuerà fino alla fine. In tutto questo non manca l’amore.

L’amore di Marco per la madre dei suoi figli e per i figli, ma anche l’amore ritrovato per un padre che di amore ne ha sempre dato troppo poco.

La stessa parola ripetuta quattro volte in una frase è ridondante, ma alla fine è il punto centrale del memoir.

La scrittura di Marco è scorrevole, il libro si legge tranquillamente e, vi dirò, l’ho finito in molto poco tempo; però non mi ha dato niente. Non mi è dispiaciuto finirlo, non mi è dispiaciuto neanche rimettergli la sua sovra coperta, nemmeno rimetterlo in libreria.

Mi risulta molto difficile consigliarvi di prenderlo o di leggerlo, a meno che voi non siate dei fan accaniti dell’attore. È pieno di “ma”. È piacevole, ma non ti fa affezionare; è bellino, ma non ti dice niente di nuovo; è il racconto di una vita, ma ordinaria.

Credo che i memoir debbano essere scritti da persone che hanno qualcosa in più da raccontare, qualcosa di diverso. Non dico che la storia di Marco non sia degna di nota, ma che forse doveva essere raccontata con un piglio diverso, alla fine del libro non provi simpatia per il protagonista. Lo capisci, gli dai una pacca sulla spalla, ma ti sfiora senza prenderti. Non ti acciuffa. Ti cattura per poche pagine, poi ti culla.

Come quando all’asilo ci facevano fare il riposino, mentre noi volevamo solo giocare dopo pranzo.

Non credo di riuscire a dare al romanzo più di due stelline su cinque, nonostante mi sarebbe piaciuto dare di più.

Mi sento di consigliarlo se volete una lettura scorrevole da ombrellone, anche se ormai è finito il periodo o se, come me, fate molto viaggi in treno.

Voto: 2.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

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