Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Ottobre…!

Aaah… lo sentite anche voi questo profumo d’autunno? Qui non vediamo l’ora di poter affondare le mani in un bel sacchetto di caldarroste! Gnaam :3

Lasciando perdere la continua voglia di cibo, preferiamo ricordare che Ottobre è anche il mese in cui scade il GIVEAWAY!! Ebbene sì, venerdì 4 ottobre, mentre Appunti di Libri (su IG) spegne la sua prima candelina, termina la possibilità di partecipare al nostro primo Giveaway. Comunque vadano le cose, siamo molto contente e ringraziamo di vero cuore coloro che hanno deciso di partecipare! Appena ci sarà possibile vi comunicheremo esattamente quando avverrà l’estrazione.

Passiamo ora al reale motivo di questo articolo, il nostro solito articolo di inizio mese.

Cosa leggeremo questo mese? Per la serie Ranuncolo, questo mese abbiamo ben DUE libri: il primo, di cui potrete leggere la recensione subito a inizio mese, è Quel che so di lei di Monica Guerritore, edito Longanesi; mentre il secondo, che abbiamo scelto in occasione di Halloween, la cui recensione uscirà proprio il 31 ottobre, è Il sospetto di Fiona Barton, edito Einaudi.

Martina, invece, questo mese ha deciso di portarvi le seguenti recensioni: Una sera a Parigi di Nicolas Barreau, edito Feltrinelli; La ragazza nel parco di Alafair Burke, edito PIEMME; La musica segreta di Parigi di Anstey Harris, edito Sperling & Kupfer; e, infine, Se solo fosse vero di Marc Levy, un libro che è da tanto che attende di essere letto, edito Rizzoli. In pratica, ha scelto di dividersi un po’ fra thriller e Parigi!

Francesca, invece, ha scelto: Isola di neve di Valentina D’Urbano, edito Longanesi; M – Il figlio del secolo di Antonio Scurati, edito Bompiani; Il club del libro e della torta di buccia di patata di May Ann Shaffer & Annie Barrows, edito Astoria; e, dulcis in fundo, Il codice Rebecca di Ken Follet, edito Mondadori.

Buon mese di letture e non a tutti!

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #13: Central Park

Titolo: Central Park

Autore: Guillaume Musso

Editore: Bompiani

Collana: Tascabili Bompiani

Pubblicazione: 2015

Edizione: quarta ristampa, marzo 2019

Traduzione: Sergio Arecco

«Nell’esistenza ci sono momenti in cui si apre una porta e in cui la nostra vita si proietta verso la luce. Rari momenti in cui qualcosa, dentro di noi, si dischiude. Si fluttua in assenza di gravità, si corre su un’autostrada senza limiti di velocità. Le scelte diventano chiare, le risposte sostituiscono le domande, la paura lascia il posto all’amore.»

M: Prima di parlare dei contenuti di questo libro, vorrei fare una premessa per quanto riguarda grammatica e sintassi. Nel libro che avevo io ce n’erano diversi. Tanti, oserei dire, per un libro così piccolo.

F: A quanto pare gli editor di Bompiani non stanno molto attenti. Anche “M. Il figlio del secolo” (recensione a ottobre) è costellato di errori.

Ecco, questa è una di quelle cose che mi piace davvero poco. Perché un paio di errori non mi cambiano la vita, anzi è molto probabile che non ci faccio neanche caso. Invece, quando gli errori mi saltano un po’ troppo spesso all’occhio, la cosa diventa un pochino pesante.

Però, c’è da dire che, se almeno la storia fosse stata bella, o perlomeno non esagerata, non avrei fatto caso a quasi nessun tipo di errore.

E qua si passa direttamente al contenuto del libro. Quando l’ho comprato tempo fa, ne ero entusiasta. Avevo già letto qualcosa di Musso e mi era rimasto su tutto una sensazione positiva. Per Central Park no. Questo romanzo l’ho iniziato con tutta la buona volontà, mentre ero in ferie e già al primo capitolo mi aveva stufata. La storia è già surreale nelle prime righe, però ci fai poco caso. Speri sempre in un twist, in qualcosa che ti riporti con i piedi per terra. Poi giri pagina, ne  giri un’altra e un’altra ancora e ti cadono le braccia. Sicuramente non è tra i migliori lavori di Musso.

No, sono completamente d’accordo con te questa volta. Anche io ero entusiasta di trovarmi di fronte un “nuovo” libro di Musso, soprattutto dopo aver letto La vita segreta degli scrittori che mi era piaciuto molto.

Nonostante la tematica finale su cui si basa l’intera storia sia molto interessante e anche di una certa rilevanza, devo dire che l’insieme non sono riuscita ad apprezzarlo.

Mi sento una voce molto fuori dal coro.

La tematica affrontata è da mettere in secondo piano, perché non la tratta. La usa come chiusura per dare un senso a tutto; sembra quasi che la fine sia stata scritta di corsa e non si sia trovato niente di meglio. Una tematica del genere (no spoiler), non dovrebbe essere trattata in quel modo e neanche presa sottogamba. Ha tutto dell’incredibile, anche la storia del padre. E la sua, alla fine è reale o immaginata? Il serial killer è esistito?

Sì, si chiude talmente in fretta che non riesci nemmeno a capire cosa ci sia stato di vero e cosa no. È un peccato, perché la lettura rimane comunque scorrevole e in poco tempo si legge.

Non sono riuscita neanche a affezionarmi ai personaggi. Non a lui e non a lei. Lui sembra il primo deficiente passato per strada. Lei è di una durezza che fa quasi rabbrividire, non riesci a provare empatia neppure quando racconta della morte del marito e della perdita del figlio in seguito all’aggressione.

Io non l’ho trovata dura. L’ho trovata stupida, soprattutto quando racconta della morte dei suoi cari. Ha messo al primo posto la carriera, senza nessun remore. Come se tutto l’amore che diceva di provare per i suoi, svanisse di fronte alla possibilità di catturare un pericoloso serial killer.

Sì, su questo hai ragione. Probabilmente se “Central Park” fosse stato il primo libro che leggevo di Musso, non avrei mai più letto nient’altro. Sicuramente non lo farà in futuro. A parte gli editor svogliati, qua mi sembra di vedere uno scrittore che ha finito tutte le sue idee migliori.

E su questo punto posso smentirti, perché avendo letto l’ultimo suo successo, posso assicurarti che non ha esaurito proprio tutte le carte. Però comincio a credere che, forse, dovrebbe tornare a scrivere romanzi rosa.

Che voto daresti?

Zero. Personaggi insipidi. Storia irrilevante. Errori di traduzione, di correzione e di revisione.

Tu?

You’re so bad, girl!

Gli strappo 2, per pietà e perché è Musso. Non un centesimo di più, però.

Le letture di Francesca

Se ami qualcuno dillo

Titolo: Se ami qualcuno dillo

Autore: Marco Bonini

Editore: Longanesi

Collana: –

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

«[…] Suo figlio, poi, avrebbe saputo come rendere felice la moglie e farla sentire amata e rispettata e forse io stamattina avrei sicuramente messo anche la felpa sotto le coperte di Vicky, che non avrebbe patito freddo e soprattutto non si sarebbe sentita tradita da suo padre.

È una verità semplice e banale.

Non basta risolvere il problema al venti, al cinquanta, persino all’ottantacinque per cento. Il problema va risolto al cento per cento, altrimenti non è risolto affatto.

Ora l’ho capito».

 

Ho deciso di leggere questo libro per tenermi impegnata in treno e perché non mi sembrava troppo impegnativo, devo essere sincera.

Sono partita con un po’ di preconcetti, perché comunque non è uno scrittore convenzionale l’autore, ma Marco Bonini, che conosciamo tutti come attore e sex symbol della televisione italiana. Poi perché è una sorta di memoir.

E cosa vorrà mai raccontare un attore del suo rapporto con il padre?

Mi sembrava una storia già sentita.

Ve la spiego brevemente.

Il papà di Marco ha un infarto ed entra in coma, quando riprende conoscenza è come un bambino e bisogna insegnargli di nuovo a vivere. Si tratta di un padre che non è mai stato presente, poco affettuoso, divorziato, che ai suoi figli dava amore senza dimostrarlo apertamente. Distratto, menefreghista, egoista.

Il racconto si apre proprio il giorno in cui Marco viene chiamato in ospedale e da lì inizia un racconto famigliare, di crescita e di confronto con la figura paterna che continuerà fino alla fine. In tutto questo non manca l’amore.

L’amore di Marco per la madre dei suoi figli e per i figli, ma anche l’amore ritrovato per un padre che di amore ne ha sempre dato troppo poco.

La stessa parola ripetuta quattro volte in una frase è ridondante, ma alla fine è il punto centrale del memoir.

La scrittura di Marco è scorrevole, il libro si legge tranquillamente e, vi dirò, l’ho finito in molto poco tempo; però non mi ha dato niente. Non mi è dispiaciuto finirlo, non mi è dispiaciuto neanche rimettergli la sua sovra coperta, nemmeno rimetterlo in libreria.

Mi risulta molto difficile consigliarvi di prenderlo o di leggerlo, a meno che voi non siate dei fan accaniti dell’attore. È pieno di “ma”. È piacevole, ma non ti fa affezionare; è bellino, ma non ti dice niente di nuovo; è il racconto di una vita, ma ordinaria.

Credo che i memoir debbano essere scritti da persone che hanno qualcosa in più da raccontare, qualcosa di diverso. Non dico che la storia di Marco non sia degna di nota, ma che forse doveva essere raccontata con un piglio diverso, alla fine del libro non provi simpatia per il protagonista. Lo capisci, gli dai una pacca sulla spalla, ma ti sfiora senza prenderti. Non ti acciuffa. Ti cattura per poche pagine, poi ti culla.

Come quando all’asilo ci facevano fare il riposino, mentre noi volevamo solo giocare dopo pranzo.

Non credo di riuscire a dare al romanzo più di due stelline su cinque, nonostante mi sarebbe piaciuto dare di più.

Mi sento di consigliarlo se volete una lettura scorrevole da ombrellone, anche se ormai è finito il periodo o se, come me, fate molto viaggi in treno.

Voto: 2.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Sperando che il mondo mi chiami

Titolo: Sperando che il mondo mi chiami

Autore: Mariafrancesca Venturo

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja Scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, gennaio 2019

Traduzione: –

«Ricomincio dall’inizio e vorrei poter sopportare il peso che mi preme sul petto, buttare in uno di questi secchi stracolmi che sembrano appoggiati per caso sui lati del marciapiede il mio punteggio, le carte da firmare e tutte le volte che ho detto addio fingendo un arrivederci.»

Carolina Altieri è una maestra di scuola elementare. La sua classe sono un po’ tutte le classi e la sua scuola sono un po’ tutte le scuole di Roma. Sì, perché Carolina prima di tutto è una supplente.

Entra in classe, si affeziona e poi è costretta a salutare i suoi bambini, perché la loro vera maestra torna.

Ed è una storia che si ripete tutti i giorni, perché Carolina non lo sa mai dov’è che avrà il turno, le viene comunicato al mattino tramite una telefonata. E ci sono pure mattine in cui il telefono non suona nemmeno.

 

Non è stato per niente difficile mettersi nei panni di Carolina e sentire la sua situazione un po’ mia. Non è difficile immaginare come ci si senta quando non puoi mai coniugare al futuro i verbi della tua vita perché tutto dipende da cosa accade giorno per giorno.

I bambini e gli altri personaggi che circondano Carolina, poi, non fanno altro che ricordarci che nella barca della nostra vita non siamo mai soli, che ogni giorno abbiamo sempre qualcosa di nuovo da imparare, un viso da ricordare, un pensiero da tenere stretto.

E Carolina non fa altro che ricordarci che è la passione che ci deve guidare prima di tutto, anche sulla strada per capire chi vogliamo essere veramente.

L’autrice porta il lettore in una Roma che è la vera Roma, fatta di dialetto gridato, di strade trafficate, di persone piene di calore. E nel farlo ci racconta una storia moderna, attuale. Una storia che ci riguarda da vicino, che può riguardare anche ognuno di noi. E lo fa con parole semplici ma dettagliate, mostrandoti sprazzi di vita vera.

Questo libro è stato amore. Tanto. Talmente tanto che sono quasi pentita di averlo acquistato in e-book e non in cartaceo. Ogni tanto ci si confonde.

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Ninfa dormiente

Titolo: Ninfa dormiente

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

«Uccidere la donna che si dice di amare.

Era una contraddizione in termini, quella di cancellare dalla propria vita chi la illumina, eppure accadeva ogni giorno. L’amore che si fa dramma veniva celebrato troppo spesso. A morire erano sempre le donne.

Non è amore. È possesso. Bisogno di controllo.

Donne usate, abusate, lasciate sole e condannate. Donne che non avevano riconosciuto il male, perché si trovava proprio accanto a loro. Difficile metterlo a fuoco e smascherarlo, quando possiede il volto di chi dovrebbe aver cura di te»

 

Ormai mi sono data ai thriller, ma solo quando sono di Ilaria Tuti.

Ho letto anche il secondo capitolo della storia di Teresa Battaglia e della sua squadra e, anche questa volta, l’ho divorato.

L’ho letto nei tragitti casa-lavoro, lavoro-casa e mi ha tenuta sveglia anche quando alle sette di mattina prendevo il treno e l’unica cosa che volevo fare era svenire seduta sul sedile e svegliarmi magicamente a Porta Garibaldi.

Ilaria ha fatto centro ancora una volta, i suoi personaggi prendono vita, ti sembra di conoscerli e alla fine li conosci così bene che ti sembra che siano tuoi amici.

Il commissario lo troviamo ancora più provato dalla malattia, ma sempre più resiliente. Non vuole mollare, vuole portare avanti le indagini e annota tutto convulsamente nel suo taccuino per evitare di dimenticarselo, insieme a degli indovinelli per tenere allenata la memoria.

La ritroviamo più forte di prima e, se possibile ancora più umana.

E più mamma.

Dopotutto questo romanzo ruota intorno alla figura della donna, anche come madre. Soprattutto come madre.

Ma non voglio dirvi troppo sulla trama, perché non voglio anticipare niente.

Anche il Marini che racconta è un Marini inedito, sensibile, con qualche paura che si fa fatica a gestire e superare; se nello scorso libro ci erano rimasti tanti punti interrogativi sulla sua figura, in questo andremo a trovare tutte le risposte alle nostre domande.

Viene aggiunto anche un altro personaggio, nuovo componente dalla squadra: Blanca, una ragazza eclettica e non vedente che si occupa di ricerca di tracce ematiche e non con il suo cane Smoky.

Personaggio che dovrà combattere non tanto contro i suoi limiti naturali, ma contro la percezione e lo scetticismo che gli altri hanno su di lei.

Vengono aggiunti anche altri personaggi che vanno a riempire il romanzo e che, spero, continuino a essere presenti anche nel prossimo, perché danno quel colore in più che serve per intravedere tutte le sfaccettature dei personaggi.

Il mio voto è 5 su 5, se ho imparato ad amare il thriller lo devo alla Battaglia e alla sua creatrice.

Correte a comprare il libro ragazzi e buona lettura!

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Nel mondo di Harry Potter… parte finale!

Titolo: Harry Potter e i Doni della Morte

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Collana: –

Pubblicazione: 2008

Edizione: quarta ristampa, ottobre 2015

Traduzione: Beatrice Masini

«”Non avrà problemi” mormorò Ginny.

Harry la guardò e distrattamente abbassò la mano a sfiorare la cicatrice a forma di saetta sulla fronte.

“Lo so”.

La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene.»

È stata una lettura difficile, nonostante fosse una rilettura.

Ho pianto per quasi tutte le duecento pagine finali. È inevitabile a tratti.

La narrazione di quest’ultimo volume scorre lenta per tutta la prima metà del libro, gli eventi sono rari e scanditi soltanto dalle conversazioni dei protagonisti che cercano di lambiccarsi il cervello alla ricerca di una soluzione. Passata la metà, il delirio: diventa tutto un susseguirsi di eventi, letteralmente uno dietro l’altro; e mentre tu hai letto più di cinquanta pagine, il tempo trascorso all’interno della storia è relativamente breve e sembra quasi impossibile. Nonostante tutto, però, il lettore si sente continuamente al centro degli eventi, pronto anche lui a tendere la bacchetta e a sferrare l’ultimo attacco, o a nascondersi sotto il Mantello dell’Invisibilità.

È il capitolo finale e Harry, Ron e Hermione si fanno definitivamente grandi, lo si sente pagina dopo pagina, riga dopo riga. Si prendono le loro responsabilità, litigano, si affrontano, si lasciano andare ai sentimenti. Non c’è tregua per nessuno di loro.

È un mondo a parte quello creato da zia Jo. Per l’ennesima volta, mi sono trovata di fronte a dettagli di cui non mi ricordavo assolutamente nulla. E, in alcuni casi, trovo assurdo come siano stati trattati nel film. Non fraintendetemi, non sono una di quelle persone fanatiche che sono pronte alla caccia alle streghe nei confronti del regista. È assolutamente NORMALE che il film sia diverso dal libro: il film deve fare in modo che lo spettatore non decida di abbandonare la sala del cinema prima della metà, deve creare maggior suspense e avere molti più effetti speciali. Così come è vero che la battaglia finale e, soprattutto, la sconfitta di Voldemort, nel libro sono MOLTO diverse. Ma se nel film avessi assistito alla scena pari a quella che si trova nel libro, probabilmente avrei abbandonato la sala io stessa. In pratica, sono a favore del Voldemort in coriandoli.

Eppure, la magia che ti può regalare un libro, ma soprattutto, la magia che ti può regalare un libro di Harry Potter, nessun film in nessuna epoca potrà mai anche solo provare ad eguagliare l’invenzione della Rowling.

Le letture di Francesca

Nella vita degli altri

Titolo: Nella vita degli altri

Autore: Michele Bravi

Editore: Mondadori

Collana: Novel

Pubblicazione: ottobre 2018

Edizione: prima edizione

Traduzione: –

«Gli angeli portano sempre un messaggio con loro e questa fotografia è il messaggio che devi dare agli altri, Angelo. Tutti i nostri riflessi sono bugie che raccontano verità profonde ma sono pur sempre bugie.»

 

Dovremmo tutti imparare a metterci un attimo nella vita degli altri. Quando abitiamo in un condominio dobbiamo convivere silenziosamente con una manciata di persone e di famiglie che vediamo sempre e solo salire e scendere dalle scale – forse l’unica cosa che condividiamo, insieme al parcheggio.

Ma ci siamo mai veramente chiesti chi sono, a cosa pensano quando sono assorti nei loro pensieri, che tipo di passato hanno avuto?

Michele Bravi sì, e quello che era inizialmente una canzone che non ha trovato una fine, è diventato un libro. Michele si chiede cosa succeda e chi siano le persone che abitano una palazzina fatta di cemento e inferiate, dove l’unico punto in comune è il Signor Bisacco, della panetteria che occupa il pian terreno.

L’edificio raccoglie le storie di Angelo, un appassionato di fotografia che vive questa sua passione con sofferenza, quella di Vera, che sogna una vita di lusso essendo nata povera.

Poi ci sono anche Achille, che cerca nel cibo una sorta di rivincita, la Signora Eco che fa della sua vita un inno al coraggio.

Il romanzo è breve, ma inizia con un signor Bisacco che impazzisce quando, guardandosi attraverso un cucchiaio, non vede più il suo riflesso. Si sente perso, vaneggia dicendo che qualcuno glielo ha rubato e, tutto d’un tratto, perde la sua identità.

Tutti i personaggi accorrono nel suo appartamento, chi per premura, chi per affetto e chi invece solo perché si sente obbligato e dal momento in cui mettono piede nella vita del panettiere, lo mettono per qualche ora anche nella loro: frammentata, problematica, paradossale. Come lo sono tutte le storie, soprattutto le loro.

Non mi sento nella posizione di analizzare nessun personaggio. Il libro mi è piaciuto, mi ha tenuto compagnia per tre viaggi in treno da trenta minuti. È piccolo, si legge in fretta, ricorda effettivamente una canzone, è carino.

Ma ci sono troppe ripetizioni, ci sono frasi che sono state inserite all’interno del romanzo quasi fossero dei ritornelli sparsi qua e là, prima, durante e dopo le storie di ognuno dei personaggi.

Non posso dire che non mi sia piaciuto. Mi ha tenuto compagnia, stimo molto Michele e tutto il percorso che ha fatto dai suoi esordi, è un ragazzo dolce e sensibile e, ci tengo qui a dire, che ciò che è successo negli ultimi mesi non deve definirlo come la persona che non è. Ha un suo riflesso anche lui. E come tale deve essere rispettato.

In bocca al lupo, Michele!

Voto: 3.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

The Muse

Titolo: The Muse

Autore: Jessie Burton

Editore: Picador

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: prima edizione, 2016

Traduzione: –

«Her expression grew distracted as she began to draw away from the outer elements of the room and closer to her artistic vision. Teresa was locked out of it, and yet she felt the source of it. She willingly sank into this phantom role, where she could disappear and be anything Olive wanted. She had never felt so invisibile, and yet so seen.»

Quando lavoravo in libreria ho letto più e più volte la trama de Il miniaturista, sempre di Jessie Burton, ma non ne sono mai stata attratta. Poi, bloccata all’aeroporto di Gatwick, in attesa di un aereo che sembrava non voler partire mai, ho deciso di inoltrarmi all’interno dell’unica libreria presente al momento. Quello di cui mi sono subito resa conto, al di là del “problema” della lingua, è che cercavo dei punti di riferimento, dei nomi familiari che potessero in qualche modo farmi sentire ok. Quindi, quando mi sono imbattuta in Jessie Burton, non ho subito realizzato che era la stessa autrice di cui più volte avevo scartato il libro.

Eppure, ho dovuto ricredermi e, anche se non l’ho ancora fatto, credo che andrò di nuovo a dare una sbirciatina alla trama de Il miniaturista.

Sì, perché The Muse mi è davvero davvero piaciuto. L’intera storia di questo libro ruota intorno ad un quadro, di cui l’autrice ci racconta due diverse storie, ma che sono in qualche modo collegate fra loro. La prima, di queste storie, è ambientata alla fine degli anni 60 a Londra e la protagonista è Odelle, una ragazza che inizia a lavorare per una galleria d’arte, la Skelton, sotto la guida della misteriosa Quick. La seconda di queste due storie, invece, è ambientata alla fine degli anni 30, in Spagna, dove Olive trova rifugio con la sua famiglia in una casa di campagna e dove conosce due ragazzi, Isaac e Teresa che cambieranno il corso della sua esistenza.

Il romanzo, quindi, è una continua alternanza delle due storie, che vede come protagonisti principali l’arte, la pittura e in particolare questo quadro intitolato Rufina and the Lion.

La scrittura è molto scorrevole, anche a dispetto della lingua inglese, che non è mia abitudine utilizzare per la lettura (mea culpa!) e il lettore si trova travolto e coinvolto nelle storie che l’autrice ci narra, mentre un alone di mistero continua ad aleggiare all’interno del romanzo.

È un libro che consiglio vivamente, per chi ha voglia di una lettura diversa dal solito, per chi sa lasciarsi affascinare da un bel quadro o riesce a rimanere incantato per ore a guardarlo.

Voto: 5/5

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Settembre..!

Buongiorno lettori!

Insomma, siamo ormai giunti alla fine dell’estate. Vorremmo dire con dispiacere, ma tutto sommato questo caldo esagerato ci ha un po’ stufato, voi che dite?

Ma passiamo subito alle cose più importanti, anche perché questa volta abbiamo un sacco di cose da dirvi! Intanto, la tbr di questo mese.

Cosa leggerà Francesca? Inizierà il mese con Michele Bravi, vincitore della settima edizione di X Factor, con Nella vita degli altri, edito Mondadori; proseguirà con Ninfa dormiente di Ilaria Tuti, edito Longanesi; infine, leggerà Se ami qualcuno dillo dell’attore Marco Bonini, edito sempre Longanesi.

Cosa Leggerà Martina? Martina, invece, dedicherà il mese a terminare la lettura della saga di J.K. Rowling con Harry Potter e i Doni della Morte; sfoggerà l’acquisto londinese The Muse di Jessie Burton, edito Picador; ed infine leggerà Sperando che il mondo mi chiami di Mariafrancesca Venturo, edito Longanesi.

Cosa leggeranno insieme, Martina e Francesca? Vi scriveremo la recensione di Central Park di Guillaume Musso, edito Bompiani, non appena sarà possibile (visti gli impegni, non siamo ancora riuscite a scriverla). Per il mese di ottobre, invece, leggeranno Quel che so di lei di Monica Guerritore, edito Longanesi che è stato pubblicato di recente, esattamente il 29 agosto.

Vi chiediamo, poi, di continuare a seguirci su Instagram e vi invitiamo a partecipare al nostro primo GIVEAWAY, in occasione del primo compleanno della pagina!! Le regole le trovate tutte sul social, vi aspettiamo numerosi!

Altre novità, poi, riguardano sempre Instagram perché è arrivato il cambio feed, che pensiamo possa accompagnarci fino a Natale, e sono in arrivo anche delle piccole novità, tra cui una rubrica che ci vedrà protagoniste a mercoledì alternati, in cui daremo consigli di libri.

Mi raccomando, non mancate!

Marti e Fra