Fiori sopra l’inferno

Titolo: Fiori sopra l’inferno

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Pubblicazione: gennaio 2018

Edizione: prima edizione

«Era di una bellezza primitiva, da far perdere i riferimenti. Le cime innevate sovrastavano una foresta millenaria, sorgendo come lame opache da un fitto tappeto di boschi. Facevano pensare ai giganti della mitologia […]. Era un mondo distante da quello a cui era abituato, un mondo che sussurrava la piccolezza umana»

 

Ho iniziato questo libro timidamente, mentre ero seduta sul dondolo e avevo il cane acciambellato di fianco. Timidamente perché, come ormai sapete meglio di me, faccio molta fatica a leggere i gialli, i thriller e i noir. L’unica recensione per ora è stata quella de L’ombra del commissario Sensi della Raule, che mi era piaciuto molto. Adesso devo scrivervi che incomincio a ricredermi, per lo meno sui thriller, soprattutto se psicologici e dove il protagonista, in questo caso una donna, è anche una profiler.

Il commissario di Ilaria Tuti è una signora di sessant’anni, si chiama Teresa Battaglia e ha i controcoglioni.

Non potendovi farvi troppi spoiler, posso giusto parlarvi di lei. La adorerete.

Credo che in pochi romanzi si trovi una figura femminile così forte e così reale, di solito si tende a descrivere i personaggi principali come se fossero degli eroi indiscussi, paladini di una qualche giustizia altalenante tra la legalità e il personale.

Il commissario Battaglia è reale, ha le sue paure, le sue insicurezze, i suoi punti di forza e combatte contro una malattia che la porta a scrivere tutto su un diario, per tener traccia di tutti i suoi pensieri e delle sue azioni. Si lascia spesso andare al pensiero di non essere mai riuscita a diventare mamma, cosa che rimpiange e che ricorda a pari passo con un marito violento e un matrimonio fallito. La si legge spesso combattere contro la sua solitudine, che torna a casa sua dopo una giornata di lavoro, ma che non vede l’ora di iniziarne una nuova per poter fare qualcosa di utile. Teresa è reale perché non mette in ombra le difficoltà di una donna, seppur quasi alla fine della sua brillante carriera, ad essere donna in un mondo di uomini. In un mondo in cui, per farsi rispettare, deve far vedere continuamente che vale come e di più dei suoi colleghi maschili.

Un altro personaggio forte è il braccio destro del commissario, nonché nuovo arrivato, l’ispettore Massimo Marini, che per primo sbaglia e scambia Teresa per un teste nel momento in cui si trova sulla scena del crimine. Massimo è un personaggio che si fa voler bene, nonostante non abbia niente di particolare o che lo esalti a tal punto da poterlo mettere sullo stesso piano della protagonista. Sicuramente è un personaggio simpatico, alla continua ricerca dell’approvazione di un capo che ha deluso già nel suo primo giorno. Sono costanti i battibecchi tra i due che riescono a delineare le personalità di entrambi.

Ed eccomi al voto, credo che sia giusto dare un bel cinque, è il primo thriller che riesce a tenermi incollata alle pagine dall’inizio alla fine e che finisco in un giorno e mezzo. A settembre vi farò sapere anche cosa penso del suo seguito, Ninfa dormiente, sempre edito Longanesi.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

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