Lettere d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena

Titolo: Lettere d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena

Autore: –

Editore: Nutrimenti

Collana: Tusitala 17 mini

Pubblicazione: ottobre 2013

Edizione: prima edizione

Traduttore: Iolanda Plescia

«[…] Se mai sono entrata nelle grazie degli occhi vostri; se mai il nome di Anna Bolena è stato gradito ai vostri orecchi, esaudite almeno questa richiesta: e cesserò di importunare oltre vostra Grazia, pregando in tutta buona fede che la santa Trinità vi conservi, e vi diriga in ogni vostra azione.

Dalla mia dolorosa prigionia nella Torre, il 6 di maggio,

la vostra moglie leale e sempre fedele,

Anna Bolena»

 

A vent’anni ho iniziato ad appassionarmi alla storia dei regnati inglesi dal Cinquecento fino ai giorni nostri. Quando ero piccola invece ero più improntata verso la corona tedesca e austriaca. Dopo ancora è arrivata Maria Stuart, Elisabetta I (cugina di Maria) e Anna Bolena (mamma di Elisabetta I) e ho finito di vivere.

Avrei voluto avere lo stesso amore per la storia anche quando andavo al liceo.

Questa recensione non può essere una recensione perché, nonostante si parli di un libro, si tratta comunque di un epistolario. Non ci sono autori, ci sono dei traduttori, ci sono degli esperti che hanno aperto e chiuso con dei saggi, ma non è un epistolario e gli autori delle lettere non erano consapevoli cinquecento anni fa, che sarebbero diventati protagonisti di un libro di Nutrimenti e di numerose serie televisive e film più o meno trash.

Come sarà arrivato l’epistolario a Nutrimenti?

Le lettere che sono raccolte nel libro sono state scritte dal 1515 e raccontano un re Enrico inedito, innamorato, impaziente di annullare il matrimonio con Caterina d’Aragona – poi sfociato con il suo ripudio –  per sposare Anna, una delle sue dame di compagnia e che poi provocherà quello che conosciamo come lo scisma anglicano.

La prima edizione fu pubblicata due secoli dopo in Inghilterra, una volta ritrovate le lettere e via via sono state diffuse negli anni con traduzioni e interpretazioni diverse.

Molto bella la struttura “fronte/retro” dove non solo abbiamo la traduzione in italiano, ma anche la versione originale delle lettere, un po’ in francese e un po’ in inglese. Leggendo è curioso notare che le lettere scritte in francese sono lettere dove Enrico VIII corteggia Anna, diventa premuroso, la stuzzica, le scrive che non vede l’ora di vederla o che le manca anche se sono passate solo due settimane dal loro ultimo incontro. Mentre le lettere in inglese sono serie, lettere dove si allude al processo contro Caterina, al dossier che scrive il re per poter avere l’annullamento.

Purtroppo non sono arrivate a noi lettere di Anna Bolena, se non due. Una più ufficiale dove partecipa nella stesura anche il re, l’altra invece scritta pochi giorni prima che venisse decapitata. Una lettera molto bella che riassume chi è stata Anna Bolena, ne riassume la caparbia, la furbizia e la voglia di sopravvivere, purtroppo ancora oggi non si sa se fu veramente scritta da lei o se venne scritta più tardi da una persona diversa che si spacciava per lei. La bellezza di questo epistolario sta nel fatto che la voce di Anna si sente anche se non si vede, trascende le righe. Anna è stata una donna decisa, che ha voluto sposare il re perché voleva emanciparsi e non passare come la prima amante, voleva legittimare i figli che avrebbe avuto, soprattutto perché era convinta che sarebbe stata lei a dare all’Inghilterra il futuro re. Spesso ci raccontano Anna come se fosse un’arrampicatrice sociale, e forse lo era, ce la raccontano come se fosse stata la peggiore meretrice di tutti i tempi, ma forse semplicemente era una donna forte, che voleva emanciparsi e voleva per lei e la sua famiglia qualcosa di più.

Sicuramente ne ha pagato il prezzo, ha voluto la fine di Caterina d’Aragona e il disconoscimento della prima figlia, poi ha dovuto però sopportare il fallimento del suo matrimonio, le accuse di adulterio e di stregoneria, numerosi aborti e una figlia femmina che farà la storia, ma che vivrà nel ricordo e nel rimpianto di una madre che non ha avuto modo di vivere.

Il mio voto per questo epistolario è 5. Un cinque è un po’ politico perché è un epistolario e un po’ reale perché l’ho amato.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

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