Le letture di Martina

Il cavaliere d’inverno

Titolo: Il cavaliere d’inverno

Autore: Paullina Simons

Editore: Rizzoli

Collana: BUR Rizzoli

Pubblicazione: 2001 pe RCS Libri

Edizione: ottava edizione BUR, febbraio 2018

Né le bombe né il mio cuore spezzato mi impediranno di ricordare quel giugno di gelsomini, quando passeggiavo a piedi nudi accanto a te attraverso il Campo di Marte.

Questo è uno di quei romanzi che quando lo termini ti lascia un senso di vuoto profondo, ti scava dentro l’anima. E’ uno di quei romanzi che ti prende dalla parte più in basso delle tue viscere e ti scompiglia, lasciandoti senza fiato.

Bello.

Ma forse bello non è neanche l’aggettivo adatto, quello che si adatta meglio.

Ho cominciato Il cavaliere d’inverno in un turbine di aspettative, perché tra le pagine Instagram che seguo la maggior parte ne hanno sempre parlato bene. Quello che non mi aspettavo era la scrittura della Simons, nonostante l’avessi già provata durante la lettura de Una valigia piena di sogni (recensione qui): l’autrice trascina il lettore negli ambiti più profondi e poveri della guerra, ti fa sentire la fame di cibo, la stessa che sentono i protagonisti, mentre sono in lotta continua con la sopravvivenza. 

E’ stato travolgente e mi sento davvero di consigliarlo a chiunque abbia voglia di leggere una storia d’amore nel bel mezzo della seconda guerra mondiale in Unione Sovietica, mentre il freddo si fa sentire fin dentro le ossa.

Tatiana e Alexander, poi, sono costruiti veramente bene, tanto che sai già quali saranno le azioni dell’uno e dell’altro di fronte ai problemi. 

Ho sicuramente intenzione di andare avanti con la trilogia, solo non subito. Ho bisogno di dargli un po’ di spazio di fare in modo che si sedimenti dentro di me.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

L’ombra del commissario Sensi

Titolo: L’ombra del commissario Sensi

Autore: Susanna Raule

Editore: Salani Editore

Collana: –

Pubblicazione: maggio 2011

Edizione: prima edizione

«Quando Sensi era di cattivo umore, questa era la regola non scritta della squadra, anche tutti gli altri diventavano automaticamente di cattivo umore. Questo perché il commissario credeva nella condivisione dell’infelicità, e non c’è niente di meglio che condividere un po’ di infelicità quando si è… be’, infelici».

 

Fuori dagli schemi. Talmente tanto fuori dagli schemi che l’ho adorato.

Chi mi legge sa che non amo i gialli, di conseguenza tutto quello che ci può assomigliare, fatta eccezione di qualche thriller. Non leggo volentieri neanche i noir. Nonostante questo la Raule mi ha conquistato. L’ombra del commissario Sensiè un romanzo che ha in sé tutte le caratteristiche di un noir e di un giallo, ma ha anche una componente molto forte di esoterismo e fantastico che ha portato questo libro a farsi amare persino da me.

Il protagonista maschile, il commissario Sensi, è una figura affascinante. Non perché sia bello, ma perché è tutto il contrario dei commissari che si trovano di solito tra le pagine dei libri. È una sorta di dark, capelli lunghi sempre spettinati, pantaloni e giacca in pelle, occhi grigi, si sveglia sempre all’ora del brunch.

Ha tutta l’aria di un Peter Pan vestito di nero.

Non è neanche geniale, i suoi colpi di genio non dipendono da lui, ma da un demone che porta dentro di sé e con il quale dialoga spesso: Astaroth, che ha tutte le sembianze del diavolo.

Questo demone è come se lo guidasse durante le indagini, è lui che segue le piste e che da una direzione sensata alla sete di giustizia/vendetta di Sensi.

Il personaggio principale è strutturato molto bene, nonostante sia borderline si riesce subito a volergli bene e a capirlo, nonostante sia un fascio di scelte sbagliate nel momento sbagliato. Gli viene dato un passato, questo consente di vederlo in modo tridimensionale e vi garantisco che il commissario sbuca dalle pagine libro ogni volta che cambi paragrafo.

Gli piace il buon sesso, lo si capisce fin dal primo capitolo del libro, dove fa la corte alla receptionist del residence in cui vive a La Spezia con cui ha una storia che va ad intermittenza, peggio delle luci dell’albero di Natale.

Poi c’è Silvia. La piccola, dolce e furba Silvia. La vittima della situazione, diciannovenne vergine che decide di concedersi dopo neanche un giorno all’affascinante commissario e con la quale lui sarà coinvolto sentimentalmente fino alla fine del romanzo.

Mi sento di consigliarvi caldamente questa lettura perché è un buon libro, perché è diverso dagli altri per la sua commistione di generi e le mille sfaccettature e anche a tutti quei lettori che, come me, non amano particolarmente il genere, ma vi si vogliono avvicinare.

Voto: 4/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Nel mondo di Harry Potter… parte 4

Titolo: Harry Potter e il Calice di Fuoco

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Collana: –

Pubblicazione: 2001

Edizione: quarta ristampa, ottobre 2015

L’uomo magro uscì dal calderone, fissando Harry… e Harry a sua volta fissò il viso che da tre anni infestava i suoi incubi. Più bianco di un teschio, con grandi, lividi occhi rossi, il naso piatto come quello di un serpente, due fessure per narici…

Voldemort era risorto.

Chi ci segue su Instagram, avrà sicuramente visto le storie del #ccciovedì in cui ho parlato della mia rilettura di questo libro.

E’ stata una rilettura piacevole, quasi come se lo leggessi per la prima volta. Infatti, mi sono trovata davanti così tanti dettagli che nel film vengono tralasciati (poiché in realtà non portano alcun cambiamento alla trama, sono solo punti in più) che me n’ero quasi dimenticata. Primo fra tutti il C.R.E.P.A., l’associazione fondata da Hermione per sostenere i diritti degli elfi domestici (non vi spiego altro, se volete andate a leggerlo!); senza poi dimenticare tutta la storia di Rita Skeeter e del modo in cui ha cercato di mettere in cattiva luce diversi personaggi nel corso delle vicende.

Non possiamo, poi, dimenticare che questo è il libro centrale di tutta la storia del nostro mago preferito, lo snodo da cui si dipana una seconda parte. Da adesso in avanti tutto cambierà, niente sarà più brillante come lo abbiamo conosciuto; anche i temi si fanno e si faranno sempre più oscuri, e la presenza di Voldemort in agguato si fa sempre più sentire.

Inutile dire che nemmeno lontanamente potevo ricordarmi quanto era commovente la parte finale, quella che segue la morte di Cedric Diggory. Inutile dire che quando chiudi il quarto libro sai che l’inevitabile sta per arrivare.

Le letture di Francesca

Lena e la tempesta

Titolo: Lena e la tempesta

Autore: Alessia Gazzola

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pubblicazione: maggio 2019

Edizione: prima edizione

Sono su un taxi incolonnato nel traffico quando sento alla radio che, stando a un recente studio americano di psicologia, ciascun individuo, nella propria vita, accumula in media tredici segreti. Di questi, solo cinque sono inconfessabili. Mi sembra un numero enorme, se penso che io ne ho soltanto uno.

 

Quale sarà questo misterioso unico segreto che porta Lena nel cuore e che le ha lasciato cicatrici invisibili sul corpo?

Non dovrete attendere tanto per scoprirlo, né per conoscere il temibile e terribile Enrico, la causa di tutti i mali di Lena – questo almeno quello che pensa. Per questa recensione sono severa e molto critica perché, dalla Gazzola, mi aspettavo di più, soprattutto in un romanzo così lontano dalla sua protagonista per eccellenza: Alice.

Invece niente di speciale. In realtà il romanzo si legge molto velocemente, scorre meravigliosamente bene e l’autrice riesce a mantenere l’attenzione e la suspense.

Le premesse per un buon romanzo c’erano tutte, poi sono arrivata all’ultima cinquantina di pagine e mi è caduta la mascella.

Non posso dilungarmi troppo su questa parte perché finirei per farvi uno spoiler tremendo ed è giusto che chi vuole leggerlo lo legga senza saperne già la fine.

Mi soffermo però su un altro punto: i personaggi.

Non sanno di niente. Non ci si riesce ad affezionarvisi, sono tutti caratterizzati nel modo giusto, se ne possono intravedere le luci e le ombre, ma è come se ci fosse una sorta di antipatia a pelle.

Peccato che non si possa parlare neanche di antipatia.

Lena è un’illustratrice, un’artista. Un po’ eclettica, chiusa in sé stessa, a tratti arrogante. Insofferente al mondo e alle persone in generale e non credo che sia tutto legato al segreto che si porta dentro. Non è cordiale neanche con le persone a lei vicine, solo con quelli che si mantengono a distanza. È una vittima che non denuncia, una vittima che non racconta e che poi deciderà di non raccontare e dal suo vittimismo non riesce ad uscire. Nonostante tenti di reagire sembra sempre sconfitta in partenza. Il libro tratta di un tema molto forte, gestito inizialmente bene, ma che poi sfocia nella leggerezza.

Poi c’è il medico, alle spalle ha una storia che è a cavallo tra l’assurdo e Grey’s Anatomy. Sembra un personaggio simpatico, ma non trasmette simpatia. Sicuramente è un personaggio positivo, tuttavia la loro storia è stata trattata per sommi capi, nonostante occupi la metà dell’arco narrativo.

Non lo so, non ho molto da scrivere non potendo fare spoiler, di solito li faccio, ma in questo caso, se lo facessi vi rovinerei tutto il piacere della lettura.

Voto: 2/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Due cuori in affitto

Titolo: Due cuori in affitto

Autore: Felicia Kingsley

Editore: Newton Compton

Collana: Anagramma

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione

Tu sei nel tuo letto, io sono nel mio letto. Uno di noi due è nel posto sbagliato.

Felicia Kingsley, per me, è stata la scoperta del 2019. A inizio anno mi sono totalmente innamorata di Una Cenerentola a Manhattan e adesso questo. Che dire?

Due cuori in affitto è la storia di Summer e Blake che prima si odiano e poi si amano; prima si snervano e poi finiscono a letto insieme. Insomma, sì: è la più classica delle storie d’amore. Ma parliamoci chiaro: a chi non piacciono?

Ed è vero anche che è pieno dei più classici cliché legati ai romanzi rosa, ma anche in questo caso ribadisco il concetto: a chi non piace, ogni tanto, immergersi in una buona storia d’amore, giusto per lasciarsi trascinare in un bel sogno ad occhi aperti?

Di tutt’altra pasta, invece, lo stile. La Kingsley, infatti, ha uno stile unico e travolgente, ironico e affettato; non teme il giudizio altrui quando inserisce due paroline romantiche accanto ad una scena di puro sesso. Inoltre, i suoi personaggi sono sempre irresistibili.

Inutile dire che questo è il periodo giusto per una fresca lettura come questa.

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Leggere Lolita a Teheran

Titolo: Leggere Lolita a Teheran

Autore: Azar Nafisi

Editore: Adelphi

Collana: Gli Adelphi

Pubblicazione: 2004

Edizione: Ristampa 2018

«La vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?»

 

Sono i primi anni del 1990, più precisamente il 1995, e una professoressa di letteratura occidentale decide di lasciare la sua cattedra all’Università di Allameh Tabatabai di Teheran. La professoressa Nafisi è stufa del clima all’interno dell’ateneo, del continuo biasimo delle autorità e della Repubblica Islamica dell’Iran e del trattamento riservato alle donne.

Decide di lasciare tutto e scegliere sette tra le sue migliori studentesse per poter iniziare delle lezioni conferenza a casa sua tutti i giovedì mattina.

Manna, Nassrin, Mahshid, Yassi, Azin, Mitra e Sanaz sono studentesse brillanti, ma soprattutto donne figlie di un paese che non le vuole, che le vuole zittire, che le fa vivere nell’ombra di patriarchi non sempre amorevoli e che trovano a casa della professoressa un rifugio. Ragazze che arrivano da ceti diversi che costruiscono dibattiti sui romanzi presi in oggetto e che riescono a conoscersi e ad accettarsi con e senza il velo addosso. Sono ragazze che vivono vite diverse, che riescono ad essere raccontate brillantemente e che rappresentano tuti i problemi che una donna può avere in una società come quella di Teheran. Dalla ragazza sposata per amore con un ragazzo che ha le sue stesse passioni, a quella che ha un marito ricco che la picchia; da quella che subisce le ire del fratello, a quella che viene violentata da bambina dallo zio. Dalla ragazza che viene obbligata a portare un velo che odia, a quella che il velo rifiuta di portarlo.

La Nafisi riesce a spiegarci, attraverso un romanzo che è anche un memoir, ciò che è l’Iran attraverso le sue lezioni. I capitoli sono divisi in macro sezioni che rappresentano i libri di cui parla – anche se in realtà ne cita anche molti altri: abbiamo Lolita, Il grande Gatsby, Piazza Washington, Daisy Miller, Orgoglio e pregiudizio, Invito ad una decapitazione e altri ancora.

I libri diventano un rifugio per le ragazze e Azar inizia a considerarle come parte integrante della famiglia, tanto che iniziano ad avere bisogno una dell’altra e della letteratura per poter sopravvivere e per proteggere la parte di loro stesse che sentivano essere in pericolo.

Ammetto che, per quanto il libro sia molto interessante, a volte ci si perde via perché la narrazione ha i toni del saggio. Non è lezioso, ma a tratti è come leggere gli appunti di una lezione universitaria vera e propria e fatica ad essere scorrevole nonostante la penna brillante della Nafisi.

Consiglio di leggere il libro a chi è curioso di sapere qualcosa in più sulla cultura Iraniana, per chi ancora pensa che sono persone che non hanno bisogno di aiuto e chi sottovaluta tutte quelle situazioni che non sono abbastanza sotto il loro naso.

Voto: 2.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #10: Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali

Autore: Philip Reeve

Editore: Mondadori

Collana: Chrysalide

Pubblicazione: 2004

Edizione: seconda edizione, 2018

Nella polverosa penombra delle sale c’era un silenzio adeguato al mattino successivo alla morte di un’intera città. I rumori della strada giungevano ovattati, come se spesse e morbide cortine di tempo fossero state appese ovunque fra una bacheca e l’altra.

M: Partiamo dal fatto che so già che non ti è piaciuto e che non ho voglia di innescare una guerra. Cosa vuoi dirmi, in generale, di questo libro?

F: Che per me è troppo distopico. Ho fatto molta fatica ad immaginarmi Londra caricata su un cingolo che se la viaggia tranquillamente o vola, o chissà cos’altro, e si fagocita le città più piccole di lei per poter sopravvivere. Non mi è piaciuto neanche il fatto che in ogni città ci sia una divisione interna per classi sociali e che si senta così tanto. Insomma, perché tutti i distopici che leggiamo devono farci tornare indietro di anni invece che farci andare avanti e farci vedere qualcosa di diverso?

Se dovessi rispondere liberamente alla tua domanda, dovrei aprire un dibattito politico-sociale che non la finiremmo più, quindi in questo caso preferisco evitare. Tieni sempre conto che è stato pubblicato per la prima volta in lingua originale nel 2001, quindi stiamo parlando di un sacco di anni fa ormai. Io non posso dire di aver avuto le tue stesse difficoltà, anzi mi è piaciuto molto, anche con i suoi piccoli difetti.

Nel 2001 avevamo undici anni, non è stato scritto molto tempo fa. Che piccoli difetti hai trovato?

Ho trovato i personaggi poco costruiti, anche Hester stessa nell’ultimo capitolo fa un cambiamento improvviso, ma non se ne avverte l’arrivo, se non in maniera minima. C’è stata maggior concentrazione sull’ambiente e sulla storia, che va apprezzato perché ti aiuta a comprendere meglio di cosa si sta parlando, però mi piace sempre vedere il percorso di crescita dei personaggi.

Questa è stata una grande pecca! Dovuta probabilmente al fatto che all’inizio doveva essere un volume unico. Mi spiego, l’autore aveva scritto tutto insieme, non pensava che il suo lavoro sarebbe stato diviso in quattro parti, forse le caratterizzazioni e le spiegazioni arriveranno dopo nei successivi tre – che io non credo leggerò. Un altro “problema” è che una delle rivelazioni che si trova a fine libro è intuibile già dal terzo capito. Sotto sotto sai già nella prima metà del romanzo che ci sarà una svolta a livello di parentela. Non siamo in un giallo, non mi devi dare indizi. Devi sorprendermi.

Attenta, però. E’ vero che probabilmente voleva scrivere tutto su un unico volume, ma qui non stiamo parlando di una saga, bensì di un ciclo. Un po’ come Le cronache di Narnia, quindi ogni libro può essere preso a sé, anche se vengono ripresi i personaggi. Quindi, cade il discorso che le spiegazioni me le può dare in un secondo libro, perché in realtà la storia di Macchine mortali finisce qui.

Mea culpa, chiedo umilmente scusa per la parola errata che ho usato. Comunque questo fa sì che l’errore di caratterizzazione sia ancora più forte. Soprattutto se doveva finire lì. Questo però non esclude il fatto che gli stessi personaggi possano cambiare ancora. O magari spiegare meglio qualcosa del loro passato. Lo spero per te e per tutti quelli che leggeranno anche gli altri tre.

In realtà, non so ancora se leggerò i prossimi. Cioè, questo mi è piaciuto. Ma quando vedo che la storia si ferma non ho mai tutta questa voglia di proseguire. In più, ammetto che la narrazione è stata piuttosto lenta, a salvarmi in alcuni casi c’erano i capitoli corti. Quindi, per concludere, che voto daresti?

Vero anche questo, non è un libro che scorre facilmente, è più il classico mattone – nonostante conti solo 250 pagine o giù di lì. Per leggerlo devi essere motivato o un estimatore del genere distopico. Io ero andata molto veloce verso la fine, ma perché mi sono messa a leggerlo per sommi capi, l’occhio scorreva veloce. Forse troppo. Io non mi sposto dal 2 questa volta. Neanche per incentivarne comunque la lettura. Piuttosto ragazzi, andate a vedere il film, dove si capisce bene quello che succede perché lo si vede. E io non consiglio mai di vedere un film senza aver prima letto il libro.

Io, invece, do un 3. La storia è accattivante, pur con i suoi difetti. E sì, il film penso che valga veramente la pena.

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto giugno, benvenuta estate!

Sembra ieri che eravamo tutti a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. E, invece, zitti zitti, anche giugno è arrivato.

Dunque, dunque… cosa siamo in procinto di leggere per questo primo mese estivo?

Intanto, potrete finalmente leggere la nostra recensione a quattro mani per la serie Ranuncolo di Macchine mortali di Philip Reeve (se tutto va bene, esce venerdì. Se va male, chi lo sa…).

Martina, poi, leggerà uno degli ultimi arrivi in casa Newton Compton, ovvero Due cuori in affitto che porta la firma di Felicia Kingsley; subito dopo, proseguirà con la lettura di Harry Potter e questa volta tocca a Il Calice di Fuoco; infine, inizierà la saga de Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons. Anche questo mese tutte donne!

Francesca, invece, leggerà Lena e la tempesta di Alessia Gazzola, edito Garzanti; Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi; e, infine, L’ombra del commissario Sensi, di Susanna Raule, edito Salani. Tutte donne anche per lei!

Ultimo, ma non ultimo, non lo troverete nella foto della tbr perché il libro in questione esce proprio domani, quindi ci era impossibile fotografarlo, ma leggeremo insieme On the Come Up di Angie Thomas, la stessa autrice di The Hate U Give (recensione qui). La recensione per la serie Ranuncolo, uscirà la prima settimana di luglio.

Vi ricordiamo che per ragioni di distanza fra di noi, alcune delle foto che postiamo sui social sono prese su supporto digitale, ma la lettura avviene effettivamente su supporto cartaceo (come potete anche vedere dalle stories di Franci su IG). Inoltre, rinnoviamo l’invito a chiunque abbia piacere a inviarci qualcosa di suo da farci leggere, saremo liete di poterlo recensire.

A presto!