Le letture di Martina

Ricordati di guardare la luna

Titolo: Ricordati di guardare la luna

Autore: Nicholas Sparks

Editore: Pickwick

Collana:

Pubblicazione: 2007, per Edizioni Frassinelli

Edizione: sedicesima ristampa, 2015

Che si tratti di sport, politica, cavalli, musica o fede… le persone più tristi sono quelle che non credono in niente. Passione e soddisfazione vanno di pari passo, e senza di esse la felicità è solo momentanea, perché non c’è nulla che possa farla durare nel tempo.

Come sempre, Nicholas Sparks parla d’amore. E come sempre, lo fa nel più viscerale dei modi.

Ricordati di guardare la luna è la storia di due ragazzi che si incontrano quasi per caso e subito tra loro scatta qualcosa, un colpo di fulmine che scava nelle profondità del loro cuore, delle loro anime e ci mette le radici. Purtroppo però, la vita non sempre è giusta. John è un soldato e come tale deve adempiere il suo dovere, che lo porta lontano dalla sua amata per troppo tempo. Questo, però, è anche un romanzo che parla della solitudine, di quanto può essere difficile affrontare situazioni delicate senza qualcuno accanto che ogni tanto ci stringa la mano.

Con la sua scrittura fluida, l’autore ci porta in una storia travolgente sotto tutti i punti di vista, fino ad un finale inaspettato, perché non sempre la vita ti porta a fare le scelte che avresti immaginato.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

Il rumore dei tuoi passi

Titolo: Il rumore dei tuoi passi

Autore: Valentina D’Urbano

Editore: TEA

Collana: I grandi

Pubblicazione: 2018

Edizione: aprile 2018

Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il sangue pompa dentro e fuori, il petto non fa male, la famosa fitta al cuore è solo un’invenzione di quelli che scrivono i romanzi a puntate sul settimanale del giovedì. Il dolore che ti fa piegare in due è quello allo stomaco. Non è forte come quello di un pugno, ma riesce a essere peggiore, perché parte dall’interno, striscia giù dalla gola, ti allaga le viscere e chiude tutto. Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare, ma mi abituerò.

Bellissimo, commovente, forte.

È una di quelle letture che leggi spasmodicamente. Finisci un capitolo e devi iniziare subito l’altro, un po’ come le caramelle. Ho iniziato a leggere ieri sera alle 21 e l’ho finito in pausa pranzo. Senza contare che senza rendermene conto piangevo.

La D’Urbano è magica secondo me, ti fa provare tutte le emozioni che provano i personaggi, in particolare Beatrice perché è lei la voce narrante del romanzo. Mi sono ritrovata con le budella che si contorcevano, anche se non è una bellissima visione, tutte le volte che si contorcevano quelle di Bea e il finale è un finale con il botto.

Chi ha già letto il romanzo sa a cosa mi riferisco, chi invece deve ancora leggerlo deve assolutamente leggerlo e chi invece è solo all’inizio probabilmente crede che io mi sia bevuta qualcosa.

“Ma come, si sa subito come va a finire. Inizia con la fine!”, voi che non lo avete ancora finito penserete sicuramente questo, sento già le vostre vocine nell’orecchio.

Inizia con la morte dell’altro protagonista, siamo al suo funerale con Beatrice nelle prime pagine, dopo di che si sviluppa il resto del racconto.

Io non saprei come descriverlo, più che dalla storia fortemente straziante sono stata catturata dal rapporto dal sapore primitivo di Beatrice e Alfredo e dalla potenza dei personaggi che saltano fuori dalle pagine del libro e si siedono vicino a te mentre leggi.

Beatrice e Alfredo sono i “gemelli”, non sono fratelli, ma crescono insieme fin da piccoli. Lui viene un po’ adottato dalla famiglia di lei e da lì parte una storia di amore e odio continuo tra i due che dall’amicizia e la fratellanza si trasforma in un rapporto che sfocia nell’amore che però non è un amore romantico, bensì possessivo, insolito e ai limiti del sopportabile perché sono due anime che seppur continuano a toccarsi e a sostenersi non riescono ad unirsi pacificamente. È un amore di morsi e rimorsi quello di Alfredo e Beatrice. Di dipendenza fisica, spirituale e morale. Un amore di stenti, che non riesce a sopravvivere alla debolezza di Alfredo, ma che in qualche modo accompagnerà Beatrice per tutta la vita.

Credo che tutti dovremmo leggere questo libro almeno una volta nella vita, non perché ti dia qualcosa di più rispetto ad altri, non perché c’è di mezzo una storia d’amore, non per la simpatia dei personaggi, ma per la forza dei loro sentimenti. Non penso di aver mai letto un libro così prorompente nei sentimenti e che ti muova così tanto l’anima.

Consigliatissimo.

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

La trilogia delle Gemme: Green

Titolo: Green

Autore: Kerstin Gier

Editore: Tea

Collana: I grandi Tea

Pubblicazione: 2012

Edizione: decima ristampa, 2017

Il corsetto di broccato era ricamato nelle tonalità del blu e dell’argento con scintillanti uccelli del paradiso, fiori e foglie, le maniche e la gonna erano di pesante seta blu scuro che a ogni passo frusciava e scrosciava come il mare in una giornata di tempesta. Mi rendevo conto che ogni ragazza con un abito del genere sarebbe sembrata una principessa, ma in ogni caso rimasi sopraffatta dalla mia immagine allo specchio.

Giunti alla fine di una saga ci si aspettano grandi colpi di scena. O perlomeno me lo aspetto io, ma forse sono abituata troppo bene, a causa di Harry Potter e Hunger Games.

Insomma, qualche colpo di scena lo abbiamo anche qui, ma almeno per tre quarti del libro la solfa è la stessa che abbiamo già letto e riletto nel primo e nel secondo volume. Gwendolyn che divide la sua vita tra la scuola e i viaggi nel tempo.

Mentre il mistero si infittisce e il mal di testa si propaga a causa del continuo saltare da un’epoca all’altra (senza contare che per alcuni personaggi determinate cose sono già accadute, mentre per altri ancora no), la nostra giovane protagonista deve ancora vedersela con un Gideon indeciso se amarla o no e un conte da sconfiggere. 

Il tono, però, è diventato noioso, a tratti quasi petulante, se non fosse per le fantastiche ironie che sfuggono di continuo dalla bocca di Xemerius (sto ancora aspettando di vedermelo apparire da un momento all’altro che mi tiene compagnia!). E il finale, elaborato e studiato, si svolge nel giro di poche pagine, tralasciando momenti che avrebbero potuto essere di grande interesse per i lettori, come il primo vero raffronto di Gwendolyn con i suoi veri genitori.

Voto: 2.5/5

Le letture di Francesca

La Sirena e Mrs Hancock

Titolo: La Sirena e Mrs Hancock

Autore: Imogen Hermes Gowar

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

Perché in questo mondo da soli non si ottiene nulla. Tu getterai la sorte insieme a noi, avremo in comune una sola borsa. Ed è per questo che un uomo prudente non fa affari con gli ubriaconi, i libertini, i biscazzieri, i ladri o chiunque Dio abbia motivo di trattare con durezza.

 

Siamo negli ultimi anni del 1800 e siamo in Inghilterra, nei dintorni di Londra. Siamo sicuramente in un’Inghilterra diversa da come la conosciamo noi, ma molto vicina a quella che abbiamo avuto modo di studiare nei libri di storia. Ci sono due personaggi principali: il mercante e commerciante Mr. Hancock e la meretrice Angelica Neal. Poi c’è una sirena, ma non una sirena come quella che conosciamo noi e che ci ha fatto amare la Disney. Una brutta, ammaliatrice perfida e suadente.

Cosa c’entrano tutti e tre messi insieme?

Non lo so, ma è una buona ricetta.

Un giorno come altri il capitano delle navi di Mr. Hancock torna a casa senza nave, senza merce, ma con il cadavere di una sirena – una specie di mostro impagliato con denti e artigli aguzzi. Torna e gli spiega che non ha potuto non comprare quell’essere senza lasciare in cambio la nave e che secondo lui potrebbe fruttare molto più di quanto Mr. Hancock si immagini, bisogna solo sfruttarla bene e portarla in giro per mostrarla a tutto il resto dell’Inghilterra. Non senza pagare un biglietto.

Hancock lo ascolta e, accompagnato dalla nipote, porta a Londra la bestiolina che attira Madama Chappell che gestisce un bordello che ormai sta andando in rovina e propone all’ignaro mercante un affare: esporre da lei la sirena in cambio di una cospicua somma di denaro.

Durante la prima sera dell’esposizione Hancock conosce Angelina e se ne innamora, ma prima di conquistarla dovrà passare alti e bassi e la cattura di una sirena viva.

Non vi racconto il resto, se no vi tolgo la sorpresa.

Il romanzo è diviso in tre libri e attraverso queste tre parti si vanno a caratterizzare i personaggi che sono quasi tutti, a mio parere, simpatici. Quelli antipatici ci sono, ma sono costruiti talmente bene che non puoi non voler loro male e li capisci. Questo libro ha ciò che la maggior parte dei libri che ho visto fino ad ora non aveva: lo sviluppo e la conoscenza profonda dei personaggi, che non annoia e che ti fa capire cosa ci sia dietro le loro azioni e che ti porta quasi a giustificarle. È anche molto interessante la voce della sirena che viene inserita qua e là tra i capitoli e che ad un certo punto ha un certo non so che di burattinaio, ti anticipa di poco quello che avverrà poi nelle pagine successive.

Devo ammettere con certa riluttanza che sto facendo anche fatica a scrivere una recensione perché mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca durante tutta la terza parte del libro, dove invece le cose dovrebbero farsi più interessanti e molto più veloci.

Se devo essere sincera è un libro che si lascia leggere benissimo, i capitoli vanno via che è una meraviglia ed è anche piacevole, non posso dire certo il contrario, però c’è qualcosa che non quadra per i miei gusti. Non è neppure scontatissimo come finale, oddio, poteva essere meglio.

Quando ho chiuso il libro ieri però, e ritorna il però, non ero soddisfatta e credo di lasciare così anche la recensione: insoddisfacente.

Per chi volesse leggerlo comunque lo consiglio, perché è una buona lettura ed è scritto molto bene, è solo il finale che lascia un po’ a desiderare.

Voto: 3/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

Titolo: Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Collana: –

Pubblicazione: 2000

Edizione: sesta ristampa, 2015

Si fermò sulla riva. I suoi zoccoli non lasciavano tracce sul suolo morbido mentre guardava Harry con i grandi occhi d’argento. Lentamente, abbassò il capo sormontato dalle grandi corna. E Harry capì…

“Ramoso” sussurrò.

Rileggendo il terzo volume della saga mi sono accorta che era davvero un sacco di tempo che non riprendevo in mano questa storia, tanto che avevo dimenticato una marea di particolari. Cose che potrebbero anche essere irrilevanti, ma ormai è risaputo che per zia Jo, nulla è irrilevante nella sua storia.

Insomma, in questo capitolo della serie, Harry si ritrova ad affrontare i primi veri grandi misteri che circondano la morte dei suoi genitori ed è proprio da qui che comincia a ricostruire la storia, ritrovando anche parti di questa famiglia ormai scomposta. Inoltre, in questo terzo libro si inizia ad avvertire il grande peso e dolore che il nostro Harry si porta dietro, un dolore sconosciuto ai più, che è costretto ad affrontare tutte le volte che un Dissennatore gli si avvicina, obbligandolo a rivivere uno dei momenti più terribili della sua vita. 

Harry, tuttavia, può continuare a contare sull’aiuto dei suoi più grandi amici, Ron e Hermione. Anche loro crescono e anche loro iniziano a fare le prime scoperte di se stessi. E’ in questo libro che si inizia anche ad avvertire in lontananza l’inizio dell’infatuazione che Hermione finirà per provare per Ron. 

Tra lezioni, partite di Quidditch ed incantesimi la storia va avanti e il lettore resta incollato alle pagine del libro, sempre grazie a uno stile ricco di dettagli, ma comunque scorrevole.

Voto: 5/5

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #9: Tea e il Salice ridente

Titolo: Tea e il salice ridente

Autore: Elisabetta e Monica Maruffo

Editore: youcanprint.it self-publishing

Collana: –

Pubblicazione: 2016

Edizione: PDF fornito dalle autrici

“Teaaaa ti sei lavata le mani… è prontoooo!” urlava la tata dalla cucina mentre appoggiava i piatti fumanti sul tavolo.  Tea però non si era lavata le mani era seduta nella sua cameretta e, con lo sguardo sognante, osservava le magnifiche immagini di un libro sulla Natura. “Vorrei essere lì a giocare! Pensava…”

 

Martiiiii, sei pronta per un Ranuncolo extra?

Ma cosa urli a fare?

Non lo so, ma quanto pare nei libri per bambini si fa così.

Sei sempre sul piede di guerra quando facciamo dei Ranuncoli, ti svegli dal tuo letargo e inizi a borbottare come una pentola di fagioli.

Hai ragione, ma sai che io sono fatta così. Premetto che ci ha fatto molto piacere che Elisabetta e Monica ci abbiano contattato per poter sapere cosa ne pensassimo della loro opera, sono due ragazze molto gentili e pronte a mettersi in gioco. Su questo non possiamo fare altro che inchinarci e fare chapeau.

Allora inizio io, visto che i convenevoli li hai fatti tu. Io mi concentro un attimo sull’ultima parte della prefazione fatta dal Professor Foderaro: «“Tea e il salice ridente” è un libro che scalda il cuore. Un libro per bambini che ogni genitore dovrebbe leggere».

Che è un po’ una frase fatta. Non mi fraintendere, ma credo che questo non sia un libro adatto ai genitori e, a tratti, neanche ai bambini. È un libro scritto per divertimento, questo sì. Da rivedere per dargli una direzione non diversa, ma più definita. Credo sia più “bambinesco” che per bambini.

Anche io ho trovato quel difetto. Di pecche ce ne sono: la Natura con la “N” maiuscola va bene, viene personificata e nel contesto ci sta benissimo, ma non la maiuscola in parole come “Formiche”, “Vermetti”, “Ragni” e “Lumachine”. Loro portano la minuscola, se no un bambino rischia anche di confondersi.

Bellissime invece le illustrazioni, mi sono piaciute molto. Anche se le didascalie sono scritte male e sono storte.

Comunque è sempre più evidente la tua indole editoriale in questi commenti, almeno io posso fare il poliziotto buono e fare bella figura. Le illustrazioni sono piaciute anche a me, come mi è piaciuto molto l’incontro con il folletto sul bus e la trasformazione del mezzo in una sorta di bosco con le ruote.

E Califano il Tulipano? Molto Brucaliffo. Ci sono delle somiglianze impercettibili con il romanzo di Lewis Carroll.

Quello che mi fa pensare è che ci sono troppi luoghi comuni sui genitori. O meglio, ce ne è uno in particolare che mi fa storcere il naso: la non presenza dei genitori, che la sommergono di «regali inutili e costosi». Purtroppo spesso succede che i genitori si debbano assentare per lavoro, ma è solo per poter permettere ai figli di studiare e di realizzare i loro sogni. Questo non significa affatto che non li amino o che non si preoccupino per loro, anzi. E trovo che insinuarlo sia sbagliato.

Come sbagliato, secondo me, è il ragionamento che viene fatto dal folletto quando Tea si preoccupa per i genitori perché sta per assentarsi da casa. Lui risponde in modo strano, la incoraggia ad andare con lui perché può realizzare i suoi sogni. Però Tea non conosce il folletto. Forse questa parte doveva essere scritta in un altro modo, soprattutto con i tempi che corrono oggi.

Hai qualcosa di positivo da dire?

Sì, di positivo ho sempre qualcosa da dire. Secondo me è bello che le ragazze si siano cimentate nella scrittura e che abbiano voluto puntare sulla narrativa per bambini perché è un settore dove c’è una possibilità di sbocco. Comunque, so che hanno avuto dei riscontri positivi e il libro è stato anche pubblicato in spagnolo. Auguro loro la miglior fortuna possibile. Sono sicura che nel caso dovessero scrivere qualcos’altro, avendo già fatto un po’ di esperienza, non potranno che migliorare.

Parole sante. Io volevo ringraziarle per la possibilità che ci hanno dato di prendere in mano un libro per bambini dopo anni che non ne leggevamo uno, e soprattutto per la fiducia che hanno riposto in noi.  Spero che non si offendano o spaventino per quello che abbiamo scritto; non c’è malizia ma il nostro background editoriale e letterario ci porta ad avere un occhio molto critico. L’idea di base è bella, e  questo è anche la riprova che non tutto quello che nasce su internet è da buttare.

Per tutte queste considerazioni, il nostro voto è 3 stelline su 5. In bocca al lupo, ragazze!

 

Voto: 3/5

Le letture di Francesca

Resto qui

Titolo: Resto qui

Autore: Marco Balzano

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Pubblicazione: 2018

Edizione: prima edizione, 2018

Io credevo che il sapere più grande, specie per una donna, fossero le parole. Fatti, storie, fantasie, ciò che contava era averne fame e tenersele strette per quando la vita si complicava o si faceva spoglia. Credevo che mi potessero salvare, le parole.

 

Mi sono innamorata di questo romanzo dalla prima pagina che ho letto, credo di averlo divorato in due giorni; non importava se finirlo volesse dire andare a dormire alle 2, dovevo arrivare assolutamente fino all’ultima pagina.

Non sono mai andata a Curon Venosta, ma qualcosa mi dice che ci andrò presto insieme al mio compagno, Balzano è riuscito a farmi innamorare non solo dei suoi personaggi, ma anche di un paese che non c’è più.

Durante l’inizio del ventennio fascista Trina non può più insegnare, le viene impedito da Mussolini; non può parlare la sua lingua madre, il tedesco.

Sposa un ragazzo di paese, Erich, che fa parte della prima vera resistenza di Curon; l’amore per lui la porta a iniziare ad insegnare clandestinamente nei luoghi più improbabili, perché i bambini devono imparare il tedesco e non solo ciò che viene imposto dal regime fascista.

Il romanzo inizia con una lettera aperta alla figlia che se ne è andata, la secondogenita in cui si rispecchiava di più la donna; ancora piccola decide di scappare nella notte con la zia materna perché vuole essere libera. Scappano di notte, come la maggior parte dei fuggiaschi che vogliono passare il confine cercando la salvezza. La voglia di libertà si respira durante tutto l’arco narrativo, ma è una libertà che sconfina dalla soggettività dell’essere umano, è una libertà universale, quella che non importa se mi libero solo io, se anche tutti gli altri non possono esserlo.

Libertà di scegliere una patria, la libertà di vivere la vita che si voleva da bambini, di professione. La libertà di poter vivere nel proprio paese e di non vederselo sommerso da un lago artificiale.

Trina ed Erich durante la seconda guerra mondiale scappano, vanno a rifugiarsi sulle montagne dove iniziano a vivere la resistenza vera e propria, sconfitti moralmente da un figlio che ha deciso di arruolarsi e di credere nei totalitarismi.

La loro vita non vede mai pace, neanche una volta tornati in paese, quando vengono espropriati i terreni per la diga. Vedono andare tutto in frantumi, le case vengono fatte saltare, rimane solo il campanile che diventerà il simbolo di Curon.

Della casa dei due protagonisti è rimasto solo quello, che svetta dalla superficie del lago di Resia e si riflette nell’acqua che lo circonda.

L’Einaudi colpisce nel segno un’altra volta pubblicando un libro sulla resistenza e sull’antifascismo, richiamando tutte le sue altre pubblicazioni passate, all’epoca del suo patron, di Pavese, Calvino e della Ginzburg.

È un romanzo che parla di un’identità perduta con l’avvento del fascismo, ma che non è mai stata ritrovata con la fine della guerra. Un’identità annientata da una storia che per Curon è stata implacabile.

Soprattutto è scritto divinamente con una scrittura che ti prende l’anima, lo consiglio a tutte quelle persone che non solo amano i romanzi che parlano di resistenza e di guerra, ma anche a tutte quelle persone che hanno bisogno di trovare la forza per trovare la via di casa, Trina ed Erich potrebbero fare da esempio.

 

Voto: 5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Più forte di ogni addio

Titolo: Più forte di ogni addio

Autore: Enrico Galiano

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pubblicazione: 2019

Edizione: prima edizione, 2019

I tatuaggi sono un modo per essere io a decidere cosa scrivermi sulla pelle. Perché se sei orchidea non lo decidi mai tu, ma sempre gli altri. Sono gli altri che ti lasciano i segni addosso, e la maggior parte delle volte sono segni che non vuoi avere.

Cosa si può dire di Galiano oltre a tutte le meraviglie che sono già state dette? 

Con il suo nuovo romanzo, il professore di Pordenone ci porta in un nuovo universo, un nuovo punto di vista, anche se a dire così, Michele, il protagonista di questa storia, mi rifilerebbe una delle sua battute sarcastiche.

E’ una storia travagliata, come solo l’adolescenza può essere, quando tutti iniziamo a scoprire che cos’è l’amore, che cosa significa spingersi in là, oltre il nostro limite. Ecco cosa mi ha insegnato Michele: che i limiti sono solo dentro la nostra testa e che possiamo sempre trovare un modo per superare gli ostacoli.

Galiano scala ancora una volta la classifica degli autori che mi sono entrati nel cuore e si piazza di nuovo al primo posto: tre anni, ogni anno un libro diverso che si piazza inevitabilmente nella mia “Top ten” personale, senza possibilità di essere spazzato via. Con una scrittura fluida e libera dai convenevoli, ci regala una storia piena di emozioni e ricca di verità. Nina e Michele si incontrano là dove il destino ha deciso di metterci lo zampino e insieme provano a cambiare le regole, perché non c’è nulla di impossibile.

Ancora una volta, sono rimasta piacevolmente sorpresa dalle parole di questo autore e non posso negare la presenza di una lacrima finale, soprattutto dopo aver letto la lettera che lo stesso Galiano ha scritto per Michele.

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Shadowhunters: Queen of Air and Darkness

Titolo: Queen of Air and Darkness

Autore: Cassandra Clare

Editore: Simon & Schuster

Collana: –

Pubblicazione: 2018

Edizione: prima edizione, 2018

Grief can be so bad you can’t breathe, but that’s what it means to be human. We lose, we suffer, but we have to keep breathing.

Il lutto può far così male da non riuscire a respirare, ma sentire quel dolore vuol dire essere umani. Perdiamo, soffriamo, ma dobbiamo continuare a respirare.

 

Che dire, sono arrivata alla fine della trilogia. Mi lascia un po’ con l’amaro in bocca, ma ormai voi che siete nostri lettori assidui probabilmente sapete già che cosa io possa pensare in questo momento.

Sicuramente per chi ha letto anche tutti gli altri libri della Clare questo ultimo capitolo della saga non può che essere stupefacente, perché ritrova tutti. Non posso negare che leggere di nuovo di Jem, Tessa, Clary, Jace e tutti gli altri è stato un toccasana; proprio per questo però non posso far altro che ribadire quanto già detto per le due recensioni precedenti: alla Clare piace vincere facile.

I nuovi personaggi non sono riusciti a suscitare lo stesso affetto nel lettore che avevano già suscitato gli altri. Dopo che ci si innamora delle saghe precedenti e di quei personaggi lì, sì, proprio quelli – non c’è bisogno di far nomi, ognuno di noi sicuramente sta già pensando alla sua rosa di preferiti – amare una Emma o un Julian non è così facile. Non che non siano stati strutturati bene, sia chiaro, ma sbiadiscono.

Lo si può vedere proprio in questo ultimo libro della trilogia, dove basta un dialogo tra Isabelle e Simon per far mettere nel dimenticatoio per una decina di pagine il fulcro della storia e riportarci indietro a TMI.

Senza contare un susseguirsi di punti interrogativi, per prima cosa: chi è Kit? Ho capito tutta la storia dell’Herondale perduto, ma quindi? E il figlio di Sebastian che fine fa? Esiste, non esiste?

È indubbio che tutto ciò che è rimasto in sospeso non farà altro che essere materiale per la prossima trilogia, però una volta che chiudi una saga, chiudila e basta.

Infine, potrei dilungarmi, ma mi sono già stufata di scrivere di questo libro, Emma e Julian? Tre libri per decidere se non amarsi o amarsi e morire per una profezia contro l’amore dei parabatai e poi?

Semplicemente dopo una battaglia che lascia a desiderare il legame sparisce e loro possono amarsi senza problemi.

2.143 pagine totali, circa 2.140 di disperazione per non potersi amare e tutto si risolve in 3 pagine dove Jem fa un sunto di tutto alzando il dito medio al lettore.

Non lo so, dei tre libri questo è stato sicuramente il meno scorrevole e il più banale. Il mio interesse a voltare la pagina era dettato solo dal sapere come andavano avanti le storie tra i personaggi storici della Clare.

Volete uno spoiler?

Matrimoni in vista!

 

Voto: 2/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #8: Tu che mi capisci

Titolo: Tu che mi capisci

Autore: Yuri Sterrore

Editore: Rizzoli

Anno: 2019

Edizione: prima edizione

F: Inizio io, perché oggi vado un po’ controcorrente. Mi è piaciuto. Inizio così perché per me è abbastanza strano essere subito d’accordo con il Ranuncolo del mese. Di solito riesce a piacere solo a te, mentre io lo smonto sempre. Tu cosa ne pensi invece?

M: A metà libro ti avrei detto che lo avrei smontato io questa volta, anche se a malincuore. Arrivata alla fine, quel piccolo dettaglio sono costretta comunque a smontarlo. Per me Alessandro aveva la voce e la faccia di Gordon stesso e non riesco a vederlo nei panni del povero sfigato di turno. Questa è la sensazione che ho avuto io. Tolto questo particolare, la storia mi è piaciuta, per quanto fosse semplice e, soprattutto, una scrittura scorrevole!

Io credo che la forza sia proprio nel fatto che Alessandro assomigli così tanto a Gordon. Se chiudi gli occhi e ti immagini le scene, vedi Yuri. La voce narrante e il modo in cui il racconto si dispiega è esattamente uguale al modo in cui lui parla nel video e questo secondo me è un fattore positivo, perché non c’è bisogno di affezionarsi al personaggio. Ci sei già affezionata, sei affezionata allo scrittore, soprattutto se lo segui da anni. Ben venga il linguaggio colloquiale. Rende il prodotto libro più vicino al lettore, soprattutto se è un lettore occasionale.

Purtroppo per me, non è un fattore totalmente positivo, proprio perché le vicissitudini di Alessandro non le vedrei mai sul personaggio di Gordon, per come lo conosciamo noi, per come lui stesso si presenta a noi. E’ questo che stona, dal mio punto di vista.

In realtà non possiamo sapere come sia stato Yuri prima di essere Gordon. Sfigatelli lo siamo stati quasi tutti alla fine. Secondo me non è neanche troppo scontato. Alla fine è una storia che punta al romantico, con una delle due ragazze alla fine doveva mettersi. Non mi aspettavo comunque che finisse con Lei, quello no. Mi ha piacevolmente colpito, anche se come personaggio non mi è piacito troppo passa dall’odio alla redenzione in poco tempo e viene toccato marginalmente il tema dell’abuso. Forse troppo marginalmente.

Toccato marginalmente perchè non era il centro del racconto in questo caso; ricordiamo sempre che l’autore è molto vicino e sensibile a temi come questo. Ho trovato molto carina, però, l’idea delle parole chiave, come una sorta di suggerimento al lettore.

Sì, questo lo so. Appunto per questo mi immaginavo di non vederlo un tema del genere trattato in questo modo. È innovativa anche la parte delle “parole chiave”, danno un ritmo e un filo conduttore. Rimandano ancora una volta al Gordon influencer. È come se all’improvviso saltasse fuori la voce narrante a cui siamo abituati nei video. L’esplicitazione delle parole chiave non è neanche troppo scontata.

No, in alcun modo. Devo dire, inoltre, che è stata scritta molto molto bene, senza sfociare nella volgarità, la parte in cui Alessandro e Marta fanno l’amore.

No, assolutamente. Non mi aspettavo di trovare in Gordon uno scrittore così bravo. Che fosse bravo a parlare già lo sapevamo, ma non sempre essere bravi a parlare vuol dire essere anche bravi a scrivere. Lui è stata una piacevole scoperta. Bene, questa volta sono stata il poliziotto buono, so che a breve tornerò ad essere quello cattivo perché è nella mia natura di criticona, quindi io mi sento di dare a Gordon un bel 4.5. Tu invece?

Do un 3, perché poteva anche andare molto peggio del previsto. E, comunque, la lacrimuccia sull’ultima lettera di Gisella a Leila è stata inevitabile 😉

Per una volta alzo la media. Posso ritenermi soddisfatta!