Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Maggio…!

Sappiamo bene che non è ancora effettivamente maggio, ma per necessità pubblichiamo oggi l’articolo con la tbr di questo mese.

Abbiamo effettuato qualche cambiamento in corso d’opera durante il mese di aprile, quindi ancora non uscirà la recensione a quattro mani di Macchine mortali perché abbiamo preferito dare la precedenza ad una nuova uscita che ci aveva molto colpite, ovvero Tu che mi capisci di Yuri Sterrore (tutti lo conosciamo come Gordon!). Se non ci sono altri cambiamenti, potrete leggere di Macchine mortali i primi di giugno.

Francesca, poi, porterà a termine la saga di Shadowhunters di Cassandra Clare con l’ultimo volume, ovvero Queen of Air and Darkness. In seguito, troverete anche le sue recensioni di Io resto qui di Marco Balzano, La Sirena e Mrs Hancock di Imogen Hermes Gowar e, infine, Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano, che ha anche avuto il piacere di intervistare per il blog del Master che sta frequentando.

Martina, invece, leggerà Più forte di ogni addio, il nuovo libro di Enrico Galiano, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban di J.K. Rowling, Green di Kerstin Gier in conclusione della Trilogia delle Gemme e, per ultimo, Ricordati di guardare la luna di Nicholas Sparks, uno dei suoi autori preferiti.

Vi ricordiamo che per ragioni di distanza fra di noi, alcune delle foto che postiamo sui social sono prese su supporto digitale, ma la lettura avviene effettivamente su supporto cartaceo (come potete anche vedere dalle stories di Franci su IG). Inoltre, rinnoviamo l’invito a chiunque abbia piacere a inviarci qualcosa di suo da farci leggere, saremo liete di poterlo recensire.

A presto!

Le letture di Martina

La trilogia delle Gemme: Blue

Titolo: Blue

Autore: Kerstin Gier

Editore: Tea

Collana: I grandi Tea

Pubblicazione: 2011 per Garzanti

Edizione: undicesima, 2017

Signori, siamo in una chiesa! Non ci si bacia qui dentro.

A volte, però, penso che gli autori un po’ lo facciano apposta a lasciarti lì, con il fiato sospeso, con mille domande nella testa, il cuore che batte all’impazzata, tu che giri l’ennesima pagina e… nulla. 

Solo una frase di circostanza come “l’avventura continua…”. Ma non puoi dirmelo subito, miseriaccia?!

Ebbene sì, la Gier mi lascia di nuovo senza parole. Insomma, alla fine del secondo volume ci viene proprio svelata una parte della profezia e quale sorte toccherebbe alla nostra cara Gwendolyn, se il buon Gideon (che tanto buono poi non sembra) non la protegge. In parole povere, ora sono costretta a leggere tutti i libri in programma di corsa perché non sto più nella pelle all’idea di leggere il capitolo finale. Anche se devo ammettere che questi personaggi mi mancheranno, in particola Xemerius, il piccolo demone-doccione, amico di Gwendolyn, che diventa i suoi occhi e le sue orecchie quando lei non è presente. Parliamoci chiaro: chi non lo vorrebbe un piccolo tesserino invisibile come amico? 

Ancora una volta, Kerstin Gier tiene il lettore incollato alle pagine della sua storia, tanto che diventa difficile separarsene. Il racconto scorre senza intoppi, mettendo quel leggero gusto di suspence in ogni dove, giusto per mantenere l’attenzione sempre attiva, fino allo scambio finale tra Gideon e Paul, in cui qualche mistero inizia a venire a galla.

Voto: 3.5/5

Le letture di Francesca

Un uso qualunque di te

Titolo: Un uso qualunque di te

Autore: Sara Rattaro

Editore: Giunti

Collana: Tascabili

Pubblicazione: marzo 2012

Edizione: quinta ristampa, luglio 2017

Quando una cosa inizia di solito non sai come andrà a finire, studi la lezione e non verrai interrogata, rimani imbottigliata in un ingorgo dopo aver ampiamente ragionato su quale fosse la strada meno trafficata, t’innamori dell’unica persona che non possiede alcun requisito che ti completi. Il futuro lo puoi pianificare, prevedere, anticipare, ma quando arriva ti prende sempre alla sprovvista.

È questo che ti preoccupa.

Non mi ricordo l’ultima volta che ho pianto così tanto alla fine di un libro. Ero seduta sul divano, Baghera di fianco che dormiva, libro quasi alle ultime pagine e guance rigate come non mai. Non mi ero neppure accorta che avevo iniziato a piangere.

È difficile iniziare la recensione di questo libro a caldo, non saprei come categorizzarlo. Sicuramente è una storia d’amore, con delle punte di egoismo e gelosia che la rende umana.

Viola è una madre e una moglie, ma non si sente nessuna delle due. È una professionista, si occupa di arte, si fida ciecamente solo della sua migliore amica.

Chi è Viola? Non credo di saper rispondere ancora adesso, non riesco a provare né simpatia né empatia per lei. Riesco solo a provare pena.

Cosa si potrebbe provare di diverso per una donna che si rende conto di essere madre solo quando la figlia, poco più che adolescente, finisce in ospedale in fin di vita?

Il romanzo è raccontato dal punto di vista di Viola, la narrazione si alterna tra presente e passato, dove la protagonista cerca di spiegare alla figlia chi è. Vorrebbe cercare delle giustificazioni al suo essere perennemente inquieta e alla ricerca di altro, ma non le trova. Racconta di quando ha incontrato un uomo di cui si è innamorata follemente, di come l’ha lasciata, di come sia tornata facilmente dal marito Carlo – il vero santo della situazione.

Luce sta male, sta per morire e per salvarla sceglie di suicidarsi lei per donarle un organo vitale.

Magari questa riga vi ha stupito. Ha stupito anche me.

La Rattaro ha una scrittura vivace che sprigiona emozioni ad ogni paragrafo. È scorrevole, commovente e ha la capacità di raccontare la vita di una donna sopra le righe con un amore sconcertante.

Consiglio questo libro perché, nonostante non ami la protagonista, ho apprezzato la storia e il modo in cui è stata raccontata. Mi ha fatto piacere tornare a commuovermi tra le pagine di un libro e avere la sensazione, una volta chiuso, di averci lasciato dentro un pezzetto di me.

Voto: 4.5/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

Nel mondo di Harry Potter… parte 2

Titolo: Harry Potter e la Camera dei Segreti

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Anno: 1999

Edizione: quinta edizione, 2015

Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.

Il nostro Harry cresce, passo dopo passo, avventura dopo avventura. E per la prima volta in vita sua, in questo secondo volume della saga possiamo sentire quanto la casa dei suoi zii inizi a stargli stretta, persino se per tutta l’estate non ha ricevuto nemmeno uno straccio di lettera dai suoi migliori amici.

Eppure, ancora una volta non c’è nulla che non si possa risolvere e ancora una volta, Harry si ritrova a girovagare per i corridoi della scuola di magia più famosa al mondo, Hogwarts. Come sempre, la magia affiora e strabocca dalle pagine del libro, grazie alla penna astuta della Rowling che ha saputo creare un mondo senza eguali. 

Inoltre, attraverso questo libro, Harry, così come i suoi lettori, si ritrovano per la prima volta ad affrontare il discorso di lealtà e di conoscenza di se stessi, due concetti molto difficili per dei ragazzini dell’età del nostro protagonista. Eppure appaiono chiari dalla scrittura dell’autrice che ci mostra, anche tramite le parole dei suoi personaggi, come ogni passo che facciamo, giusto o sbagliato che sia, ci conduce inevitabilmente verso la persona che siamo. 

E così, mentre Harry tenta disperatamente di salvare i suoi amici in grave pericolo, tutti ci ritroviamo con il naso incollato a queste pagine, che non stanno cercando soltanto di raccontarci una storia.

Voto: 4/5

Le letture di Francesca

Shadowhunters: Lord of Shadows

Titolo: Lord of Shadows

Autore: Cassandra Clare

Editore: Simon & Schuster

Collana: –

Trilogia: The Dark Artifices

Pubblicazione: 2017

Edizione: prima edizione, 2017

Fiction is truth, even if it is not fact. If you believe only in facts and forget stories, your brain will live, but your heart will die.

Le storie sono reali, anche se non sono fatti. Se credi solo nei fatti e dimentichi le storie il tuo cervello sarà sempre vivo, ma sarà il tuo cuore a morire.

Come avevo promesso il mese scorso eccomi qui a scrivervi del secondo romanzo della trilogia TDA della Clare: Lord of Shadows.

Inizio col dire che mi è sicuramente piaciuto più del primo e che il finale non è per niente scontato, anche se qualcuno doveva pur finire male.

Se ancora non lo sapete, vi svelo che Cassandra Clare è stata per anni una fangirl di Harry Potter e che la sua palestra di scrittura altro non era che il sito americano fanfiction.net dove scriveva dei personaggi della mitica J.K Rowling.

Perché vi dico questo? Perché l’amata Clare – non è un tono polemico, mi sta veramente simpatica – è stata bannata dal sito per plagio. Tutto questo preambolo mi serve per potervi dire che è talmente tanto affezionata al mondo del maghetto con la cicatrice che anche in questo libro ha provato a riproporlo.

Il secondo volume continua il discorso del primo ed aggiunge nella narrazione un gruppo più ricco di Shadowhunter proveniente dalla sholomance (scuola che forma dei guerrieri centurioni) dove circa la metà vuole purificare la razza dalla feccia: mezzosangue e nascosti. Vi ricorda qualcosa?

Come sapete sto leggendo i libri in inglese e alcune parole non so come siano state tradotte in italiano, ma in lingua originale le similitudini anche nella scelta delle parole è quasi identica a quelle utilizzate in Harry Potter.

Sembra di essere in un mondo parallelo direttamente confinante con quello di bacchette e calderoni.

Purtroppo mi scade sempre sullo stesso punto. Ribadisco ciò che ho già detto la volta scorsa: va bene continuare sullo stesso tema facendo diverse serie, ma ci vuole un po’ di originalità. La Clare ha un fanbase molto ricco, tra cui ci sono anche io, che non l’abbandona nonostante tutto, credo sia questa la sua forza.

La maggior parte di noi continua a comprare i suoi libri perché vogliamo sapere se al loro interno ci troveremo informazioni dei protagonisti precedenti, perché sono sempre presenti, l’ha capito e gioca molto su questo.

Anche se mi è piaciuto di più questo secondo capito della trilogia rispetto al primo, troverete mezzo punto in meno nella valutazione per scarsa fantasia.

Voto: 3/5

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le letture di Martina

L’Attraversaspecchi: Gli scomparsi di Chiardiluna

Titolo: L’Attraversaspecchi – Gli scomparsi di Chiardiluna

Autore: Christelle Dabos

Editore: E/O Edizioni

Anno: 2015

Edizioneprima edizione, 2019

Insomma, eccola. L’ennesima autrice che ci lascia con il fiato sospeso è proprio sulle ultime pagine del libro.

Ancora una volta trascinata al Polo, nel nuovo mondo di Ofelia, che mentre cerca di affrontare la nuova carica di favorita del sire Faruk, tra l’odio e l’invidia del resto della corte, deve anche badare a quello che combina Thorn, suo futuro marito. Come se non bastasse, a Chiardiluna si verificano delle misteriose sparizioni.

Anche questo, esattamente come il primo, è un romanzo ricco di avventure, in cui questa volta non manca anche un pizzico di suspence. L’autrice, poi, ci lascia con più di una domanda in sospeso: chi è Dio? Cosa ne sarà di Ofelia? Che fine ha fatto Thorn? Ma, soprattutto, quando esce il prossimo libro?

Voto: 5/5

Le letture di Francesca

Il libraio di Selinunte

Titolo: Il libraio di Selinunte

Autore: Roberto Vecchioni

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Pubblicazione: 2004 per I coralli

Edizione: 2007

Fu uno shock, come la luna vista dall’altra parte. A tredici anni, scappato di casa, non potevo decifrare il senso di quella lettura, ci vagavo dentro e basta, cullato, inerme, felice come al centro in un gioco sconosciuto, felice di una felicità che era insieme il vecchio e il nuovo: tutti i natali e quel che sarà.

Nel racconto di Vecchioni prende vita la piccola cittadina di Selinunte abitata da persone che hanno perso le parole. O meglio, non sanno più dargli la giusta sfumatura, si parla solo per routine. Poche parole, incisive, amene. Finché in città non arriva un libraio, un ometto descritto come piccolo, storto e incurvato che riporta il peso delle parole in città aprendo una libreria dove i libri non si vendono ma si leggono tutti i giorni alle 21.

Mi sono innamorata della figura del libraio senza nome, è come se fosse un pifferaio magico. Riporta i sentimenti e le emozioni espressi tramite le parole in una città grigia. Senza parole e senza libri si sa, spariscono anche tutte le sfumature.

Numerose sono le citazioni classiche di altri libri, che fanno intravedere qualcosa della personalità del libraio.

È un libro che parla di quello che la lettura ci può donare e di come ci possa salvare dal degrado generale dei nostri giorni. La scrittura è la tipica scrittura del maestro Roberto Vecchioni: fluida, famigliare, semplice. Si arriva a picchi più alti solo nelle citazioni che arrivano da altri libri.

È un romanzo di una settantina di pagine, si legge in mezza giornata, per questo dico che tutti dovremmo leggerlo. Per lo meno chi come noi ama leggere e da un peso alle parole.

Voto: 4/5

 

Disclaimer: a causa di una distanza geografica proibitiva tra le due editor la foto del post ritrae solo la foto di copertina del libro preso in oggetto. Il libro è stato letto in versione cartacea, ma fotografato su supporto digitale.

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #7: L’isola dell’abbandono

Titolo: L’isola dell’abbandono

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Anno: 2019

 

M: Allora, dimmi: perché, o forse sarebbe meglio dire, cosa non ti è piaciuto?

F: La Gamberale è una scrittrice che amo moltissimo, talmente tanto che appena esce un suo libro corro subito a prenderlo. Li ho tutti – o quasi. Ho preso in mano questo romanzo con lo stesso entusiasmo con il quale ho preso gli altri, ma mi ha deluso un po’. Mi ha lasciato l’amaro in bocca: è frastagliato, confuso, a tratti irrazionale. Ecco la prima cosa che non mi è piaciuta.

Ed è l’unica?

Assolutamente no, ma non posso sparare a zero fin da subito. Te cosa ne pensi?

L’amore per la Gamberale me l’hai trasmesso proprio tu, quindi come te parto a razzo anche io non appena esce un suo nuovo libro. Di questo non posso dire che mi sia piaciuto, ma neanche che non mi sia piaciuto. Sento che ci sono parti di questo romanzo che non mi è stato possibile capire perché mi mancano ancora delle esperienze per comprenderlo. Quindi, non mi sento di dare un giudizio a pieno.

Però almeno uno parziale, dai Marti. Per esempio cosa pensi della protagonista? Arianna a me non convince. Riesce a dare l’idea della ragazzina viziata tutto il tempo, cosa che poi si scopre non essere. È odiosa perché il tempo che doveva prendersi prima se lo prende nel momento peggiore, rifiutando anche l’unico uomo che l’abbia mai amata. Che poi, intendiamoci, ha dovuto complicarsi la vita anche uno psicoterapeuta sposato.

A me non ha dato l’idea della ragazzina viziata. Mi è sembrata più una crocerossina disperata, se proprio vogliamo vederla in qualche modo, soprattutto quando è alle prese con Stefano. Per il resto io ho visto una donna alla deriva e tutte in un modo o nell’altro siamo state donne alla deriva.

Sì, è vero. Quando ti parlo di “ragazzina viziata” te ne parlo in riferimento al comportamento che ha con lo psicoterapeuta. Alla deriva? Sì, però alla deriva si è portata anche un po’ da sola. Mi spiego: tutta la storia è basata sull’abbandono, il problema è che i tipi di abbandono che Arianna vive sono quasi tutti evitabili. Prima dell’abbandono portato dalla morte di Stefano, ce ne sono stati altri della stessa persona. Pensa a tutte le volte che l’ha tradita e tutte le volte lei poteva lasciarlo, ma non lo ha fatto. L’amore non è razionale, ma c’è della razionalità nell’abbandono? Io credo di sì.

Forse è proprio quello che la Gamberale stessa vuole farci capire. Che siamo sempre di fronte ad una scelta e sta a noi farla nel migliore dei modi. Scegliere se farsi abbandonare oppure se abbandonare. Continuo, però, ad essere dell’idea che questo sia un romanzo per persone più adulte di noi, che oltre ad aver maturato determinate esperienze, esperienze che magari abbiamo già noi stesse maturato, hanno anche avuto maggior tempo a disposizione per razionalizzare queste determinate esperienze. Io credo che alla deriva ci portiamo un po’ tutte da sole.

Sì, forse hai ragione. A parte tutte le mie opinioni personali sulla storia che possono essere più o meno condivise, c’è una certezza in tutto questo: la Gamberale. La sua scrittura ti tiene attaccata al libro, nonostante tutto. È veloce e scrive benissimo. Credo di avere tutti i suoi libri sottolineati. Questo non è da meno. Però c’è questo però e non riesco a dare più di 2 all’Isola.

Direi che il tuo giudizio è più che comprensibile. Do un 3 per il momento, con la promessa di riprenderlo in mano da qui a dieci anni.

P.S.: come sempre, per chiunque fosse interessato a farci leggere qualcosa di proprio, non esitate a contattarci!

Pensieri alla rinfusa

Benvenuto Aprile…!

(Al nostro relatore di tesi di triennale potrebbe venire un colpo se leggesse quel “Aprile” con la A maiuscola, ma ci piaceva così nel titolo, quindi…) 🙂

Forse, con un po’ di fortuna e con qualche problema in meno di connessione internet, riusciamo finalmente a pubblicare questo primo articolo di aprile, tbr inclusa.

Insomma, aprile è arrivato e con lui arriva anche la Pasqua. Per questa ragione abbiamo deciso di cambiare anche il feed della pagina Instagram e renderlo più vicino al tema. Partiamo subito facendo un piccolo punto della situazione per quanto riguarda le letture che abbiamo fatto nel mese di marzo.

La lettura in comune del mese di marzo è stata L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale, di cui presto (sempre connessione permettendo!) leggerete una recensione a quattro mani.

Il mese di Francesca, invece, è stato caratterizzato da: Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich, di cui potete leggere la recensione quiLady Midnight di Cassandra Clare, primo volume dell’ultima trilogia pubblicata della serie Shadowhunters, in lingua originale, di cui potete trovare la recensione qui; infine, Mai all’altezza di Veronica Pivetti (qui per la recensione).

Martina, invece, a marzo ha letto solo fantasy e in particolare: Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos, di cui potete leggere qui la recensione; Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rowling e potete leggere qui la recensione; infine, ha iniziato la Trilogia delle Gemme di Kerstin Gier, con il primo volume, Red, di cui trovate qui la recensione.

Quali saranno le letture di aprile?

La lettura in comune sarà Macchine mortali di Philip Reeve, per cui leggerete la recensione il prossimo mese.

Martina proseguirà con la sua totale (almeno per il momento) immersione nel fantasy leggendo: Gli scomparsi di Chiardiluna di Christelle Dabos, secondo volume della saga L’Attraversaspecchi; Harry Potter e la camera dei segreti di J.K. Rowling; e Blue di Kerstin Gier, secondo volume della Trilogia delle Gemme.

Francesca, invece, leggerà il secondo volume di Shadowhunters, sempre in lingua originale, Lord of Shadows di Cassandra ClareIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni; e Un uso qualunque di te di Sara Rattaro.

Come sempre, ricordiamo a chiunque abbia voglia o piacere di farci leggere il proprio scritto di non esitare a contattarci, saremo molto liete di poter esprimere il nostro parere.

Stay tuned!