Ranuncolo #5: L’amica geniale – vol. 1

Titolo: L’amica geniale

Autore: Elena Ferrante

Editore: Edizioni e/o

Anno: 2011

Pagine: 400

Trama: il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l’autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.

La nostra opinione: Martina e Francesca.

Questa volta ci siamo dedicate anche noi ad un romanzo che da qualche anno a questa parte, dato che è stato pubblicato nell’ormai “lontano” 2011, sta facendo grande scalpore tra i lettori di tutto il mondo, ovvero L’amica geniale. Di recente, poi, la Rai ne ha fatto anche un telefilm in prima visione. Devo ammettere che la scrittura della Ferrante è a dir poco travolgente e in un attimo sei subito lì, insieme a Lila e Lenù a giocare in mezzo ai palazzoni del rione.

Tra l’altro la mini serie è molto simile ai libri e non era così tanto scontato. Lei – o lui, dato che ancora non si sa chi sia veramente l’autore – ti porta subito dove ti vuole portare. E’ immediata. Come è immediato tutto il racconto. Quando ho comprato i libri nel 2016 credevo fossero di una noia mortale. Mi aveva attirato il caso letterario più che la storia in sé, invece poi li ho letti in un soffio.

Ho letto su internet che molti pensano, sia attraverso la lettura sia attraverso lo schermo, che ci sia addirittura dell’amore attraverso le due ragazze, che siano gelose l’una dell’altra a causa in realtà di un innamoramento. Io, però, non sono riuscita a vederlo questo innamoramento. O almeno per il momento.

Solo un appunto: Lila mi sta sulle scatole. Dal primo all’ultimo romanzo. E dove non la odio, mi fa pena. Non so cosa sia peggio.

Pena tanta, soprattutto alla fine del primo romanzo, quando si ritrova a fare una scelta per la sua stessa vita di cui lei non sa se ne è effettivamente padrona. E, forse, in quel momento si vede quanto sia fragile e piccola, perché è ancora una bambina.

E’ un personaggio triste non solo per l’estrazione sociale e le scelte di vita diverse rispetto a quelle di Elena, ma proprio perché non riesce a godersi niente, vede sempre la vita con il filtro del disprezzo verso qualcosa che nemmeno lei sa definire e trascina con sé tutti quelli che ha vicino. Non credo sia innamoramento, ma ossessione. Elena è ossessionata da Lila. Deve essere come lei o meglio di lei. Vive in corrispondenza di tutto quello che fa e sarà così anche negli altri libri. Cerca di staccarsi, ma non ci riesce. Credo che l’affetto sia un’altra cosa. L’amore quindi per me è una parola troppo grossa per descrivere il loro legame.

Anche io l’ho trovata esagerata. Così come non mi piace l’idea di ridurre l’ossessione solo a Elena. Non dimentichiamo che Lila continua a guardarla da lontano e ad un certo punto ammette persino di invidiarne le scelte di vita.

Sì, è vero anche quello. Lila però riesce sempre ad uscire da tutto a testa alta. Anche quando la testa dovrebbe metterla sotto la sabbia. Elena è un bel personaggio, non che Lila non lo sia perché è caratterizzata benissimo, ma è bellissimo in quanto umanità.

Sono d’accordo. E’ forse quella delle due che più si avvicina a come siamo noi oggi, se poi pensi che è un romanzo ambientato alla fine degli anni 50 (almeno per quanto riguarda il primo volume). Per Elena si prova tanta tenerezza.

Sono belli anche i personaggi di contorno, nel corso dei quattro libri si può vedere anche la loro crescita. Il ritmo è così incalzante che sembra quasi di essere lì a crescere con loro passando di nuovo tutte le tappe della nostra infanzia e adolescenza. Tu cosa pensi dell’uso del dialetto napoletano del libro?

Limitato, ma va bene così. Ovvero, per tutto il romanzo viene sottolineato di continuo il momento in cui i personaggi parlano in dialetto e quando parlano in italiano e viene fatto capire benissimo che l’italiano è usato pochissimo ed è usato soprattutto da Elena, quando vuole farsi un po’ notare per i suoi studi. Quindi, quando ti trovi davanti delle frasi scritte proprio in dialetto napoletano le apprezzi a pieno e sono, oltretutto, frasi di facile comprensione. Anche perché, una come me, non so se avrebbe saputo leggerlo e capirlo.

Io credo che ce ne sia troppo poco, ma che dopo tutto vada bene anche così. La narrazione non necessita di aggiungerne di altro perché ti porta subito a Napoli. Se non lo dicesse si capirebbe lo stesso. La Ferrante è magica in quel senso. Il linguaggio da un senso di appartenenza e radicalizzazione dei personaggi che si riesce a cogliere bene nel libro e ancora meglio nella miniserie interamente in dialetto.

Hai detto bene: la Ferrante è magica.

Mi piacerebbe dare un voto all’intera saga, ma lo faremo durante quest’anno di Ranuncolo. Mi limito al primo romanzo oggi e do un 5 pieno. Tu?

Io non posso ancora darlo all’intera saga perchè la mia lettura è limitata al primo volume. E ad esso do un 5 pieno anche io. Ma tu pensi che sia uomo o donna?

In molti dicono sia uomo. Io sinceramente credo sia una donna. Forse per lo pseudonimo femminile, forse perché me la immagino donna. Mi immagino proprio Elena che scrive. Non potrebbe essere altrimenti.

Mi hai rubato le parole di bocca: anche io per tutto il tempo mi sono immaginata Elena che scrive.

Vedi che amica geniale sono?

P.S.: se siete autori emergenti, o siete anche solo interessati a farci leggere e recensire il vostro libro, non esitate a contattarci!

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