Libri orientali…

Titolo: Gli omicidi dello zodiaco

Autore: Shimada Soji

Editore: Giunti

Anno: 2017

Pagine: 320

Trama: Giappone, anni Trenta. Heikichi Umezawa, un uomo ricco, eccentrico, appassionato di astrologia, alchimia e occultismo, viene ritrovato morto con il cranio sfondato da un oggetto appuntito, nel suo studio chiuso a chiave dall’interno. E’ mattina e ha nevicato per tutta la notte, non ci sono tracce e i possibili sospetti hanno alibi di ferro. L’artista ha appena completato l’ultimo di una serie di dipinti di soggetto astrologico. Ma soprattutto, tra i suoi appunti, gli inquirenti scoprono un progetto mostruoso: la creazione di Azoth, l’essere femminile perfetto, assemblando parti del corpo di due sue figlie, due figliastre e due nipoti. Ognuna di queste ragazze, tutte vergini comprese fra i 18 e i 25 anni, appartengono a segni astrologici diversi e ideali per formare la creatura che costituisce l’ispirazione e il sogno di ogni alchimista.

Chi ha ucciso Heikichi Umezawa? E chi ha messo in pratica il suo orrendo delirio? La Seconda Guerra mondiale e la catastrofe del Giappone interrompono le indagini, ma trent’anni dopo un famoso maestro astrologo, appassionato di investigazioni, e il suo giovane assistente riprendono le fila di quel cupo enigma…

La mia opinione: leggendo la trama non si può fare altro che rimanere affascinati dal possibile thriller che ci troviamo davanti. Ecco, ci tengo a precisare che prima di scrivere questa recensione, sono andata a cercarne altre sul web, per capire se fossi l’unica a pensarla in un determinato modo o se il mio pensiero fosse, almeno in parte, condiviso. Durante questa ricerca ho scoperto anche che il romanzo è stato in realtà pubblicato nel 1981 e ha visto la luce italiana solo nel 2017, grazie alla Giunti Editore.

Insomma, non sono stata l’unica ad averlo trovato noioso, prolisso, senza neanche un filo di suspense. Tentata di mollarlo a metà per non riprenderlo mai più, ho cercato di farmi forza e proseguire con la lettura, per arrivare ad un finale che poteva anche sorprendermi, ma la faccenda era stata tirata talmente per le lunghe che ha finito per passare tutto in secondo piano. Ci troviamo davanti la versione orientale di Sherlock Holmes e Watson, mentre sono alla ricerca dell’ennesimo enigma irrisolvibile. Ho trovato i personaggi pressoché identici a quelli ideati da Conan Doyle circa un centinaio di anni prima: uno arrogante e irascibile, che si nasconde ovunque per fermarsi a riflettere e per indagare sul mistero del momento, il secondo buono e sempre al servizio del suo capo.

Insomma, come non mi era piaciuta la serie di Conan Doyle, anche questo libro non mi è piaciuto.

Voto: 2/5

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