Tra traslochi e piedi rotti…

Annoiata a causa del fatto che sono bloccata a casa con un piede rotto (letteralmente!!), mi sono messa a “sfogliare” la home del mio blog. Notavo quante poche citazioni ho inserito negli ultimi articoli e questo mi ha fatto pensare a quante poche citazioni ho sottolineato negli ultimi libri che ho letto. Praticamente sono quasi vicine allo zero.

So che è una cosa di cui non ho mai parlato, ma io sono sempre stata letteralmente un po’ fissata con le citazioni. Avevo addirittura due agende che di recente ho buttato nella spazzatura perché il trasloco chiedeva delle restrizioni e, inoltre, ho pensato che non mi servivano più perché negli ultimi due anni ho sempre trascritto le mie citazioni preferite in una Moleskine comprata a Verona, durante un bellissimo viaggio con due amiche. Solo che, ripensandoci, anche in quella Moleskine non sto più scrivendo molto. Quindi, mentre in camera mia comincia a far buio e l’ultima cimice sopravvissuta alla mia strage di Raid ha deciso di farsi notare (non vi preoccupate: anche da zoppa continuo ad odiarle profondamente), penso solo che non vedo l’ora che tutta questa storia di piedi rotti e traslochi sia finita. Avrei proprio bisogno di tornare ad avere uno spazio mio, abbastanza in ordine, non con le valigie sparse per la stanza a ricordarmi che sono senza armadio.

Mio padre dice che dovrei scrivere una sorta di manuale di sopravvivenza del trasloco. Ormai sono un’esperta, una veterana. Ho 27 anni e ho cambiato casa circa cinque volte, questa sarebbe la sesta. Mi piacerebbe poter dire che sia facile. Invece non lo è, mai. Tutte le volte che ti ritrovi a cambiare casa, che sei costretto a riempire scatoloni con la tua vita, sei assalito da un velo di malinconia. Tra i ricordi che saltano fuori quando ritrovi qualcosa che pensavi di aver perso; tra l’indecisione del “questo lo tengo o non lo tengo?”; tra lo scegliere i vestiti da mettere via e quelli da tenere a portata di mano.

La verità è che credo che dovremmo dare più importanza ai posti che abitiamo, perché in fondo è quello che facciamo: ce ne prendiamo cura, li arrediamo, ci passiamo del tempo, dei momenti belli e dei momenti brutti. E’ il nostro rifugio segreto dove non farci trovare quando non abbiamo voglia di vedere le solite facce, dove rintanarsi sotto le coperte davanti a un bel film e una calda tazza di tè mentre è domenica e fuori piove e sta arrivando l’inverno e fra poco ci toccherà pensare ai regali di Natale.

Non è mai facile. Nemmeno per me che sono veterana. Nemmeno questa volta. Nemmeno per questa casa.

Io questa casa l’ho odiata. Tanto.

Non volevo venirci e una volta trasferiti è cominciato uno strano periodo di divergenze con i miei genitori. Non la sentivo mia, non la sentivo CASA.

Solo ora mi rendo conto che non è così, perché ogni singola cosa fatta in questa casa, ogni singola parola detta mi ha permesso di crescere, di diventare una persona migliore (almeno per quello che penso di me stessa); mi ha permesso di diventare la donne che sono o che sto diventando, di essere sulla mia strada.

Per cui sì, ho messo via tutti i film, i cd di quando avevo quindici anni, i vestiti; ho buttato via agende, pezzi di vita che erano sparsi qua e là, ho chiuso in un’unica scatola quattro anni di vita universitaria. Ma sono fiera di aver vissuto in questa casa, che è stata la mia tana nei momenti peggiori e in quelli migliori. E sono fiera di chiudere la porta, di separarmi dai miei genitori, di prendere una strada diversa dalla loro, di fare un passo in più sulla mia strada, nella mia vita, nel mio futuro.

E non ho idea di come io abbia fatto a passare dal parlare di citazioni al trasloco. Avevo un grumo di pensieri da scegliere e ho deciso di riversarli tutti qui.

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