Ranuncolo #2: La treccia

tre donne

tre continenti

tre destini intrecciati

Eccoci, come promesso, al secondo appuntamento della rubrica Ranuncolo. Questa volta abbiamo scelto il libro di Laetitia Colombani che sta avendo grande successo, edito in Italia da Editrice Nord.

Trama: A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d’intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montréal che ha sacrificato affetti e sogni sull’altare della carriera.

Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l’azienda di famiglia è sull’orlo del fallimento e tentare l’impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola “cancro”. Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s’incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s’intrecceranno e ognuna trarrà forza dall’altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.

Cosa ne pensano Martina e Francesca?

Questa volta devo dire che sono, anzi siamo, riuscite a trovare un libro diverso dal solito, con una storia vera. vera nel senso che parla di cose quotidiane, di cui si sente parlare più o meno in continuazione. Tu cosa ne pensi, Franci?

Non lo so. A me, che sono sempre il bastian contrario, non è piaciuto. Storie di cui si parla sempre sì, ma senza connessioni se non per due o tre cose che capisci mentre leggi. Si parla continuamente di “intoccabili”, “reietti della società” e di capelli. Sono tre donne di cui si racconta la storia e che fanno parte di una catena di montaggio. C’è la materia prima, il produttore e il consumatore. L’esaltazione della divisione di classe e ceto.

Non sono d’accordo. Le connessioni ci sono di continuo, forse più sentite verso la fine. Eppure, io non riesco a vederle come una catena di montaggio. Sono semplicemente tre donne che nel corso della loro esistenza hanno dovuto affrontare scelte di vita che le hanno portate ad intrecciarsi. Oppure, se vogliamo usare il tuo metodo di paragone con la catena di montaggio, mi viene subito spontaneo dire: non è così? Non compriamo cose fatte nei Paesi poveri, quindi con un basso costo di manovalanza, che passa poi nelle mani di un produttore che te le vende ad un prezzo elevato? Noi viviamo in mondo in cui la divisione di classe è perennemente presente. Forse, l’intento dell’autrice voleva essere solo quello di rendere maggiormente evidente questa realtà.

E’ probabile che sia come dici tu, ma secondo me per quanto possa essere stata profonda la motivazione dietro non è stata trattata nel migliore dei modi, è stata forse poco sensibile e per questo non mi è piaciuto. In generale, tolta questa precisazione, mi aspettavo qualcosa di fenomenale che poi non c’è stato. Bella la storia della mamma in carriera che combatte contro la malattia, ma che tipo di mamma? Si esalta la carriera e i soldi. Si parla di bambini che stano con un babysitter bravissimo, ma pur sempre un babysitter. La storia centrale molto carina, lei del sud che si innamora del ragazzo che la famiglia non accetterebbe mai? Cliché. Più sentita la storia della prima donna. Quella sì che sarebbe dovuta essere approfondita. Forse tutto il libro avrebbe dovuto parlare di quella donna e di quella bambina che lottano per qualcosa. Dare un’inizio e una fine a loro.

Mi trovi d’accordo sul personaggio di Sarah. Le sue scelte sono quelle più discutibili e che, in assoluto, non condivido. Per quanto riguarda Giulia, la ragazza del sud, invece non credo fosse realmente innamorata. Semmai, attratta dall’idea di qualcosa di “proibito”, in quando la famiglia, appunto, non avrebbe approvato, e attratta dall’idea di conforto a causa del brutto momento che vive. Ma nel momento in cui c’è da rimboccarsi le maniche per cercare di salvare l’impossibile, non si pensa due volte e abbandona l’idea di quell’amore. Magari momentaneamente o magari del tutto, questo non ci è dato saperlo. A volte, però, mi piacciono anche i libri che ti lasciano decidere il finale di qualche particolare della storia. Smita credo sia stata la più coraggiosa delle tre. Cosa mi dici del metodo di narrazione?

Il metodo di narrazione non è niente di particolare. Lo schema è visto e rivisto. Un capitolo per ogni voce ad alternanza. Scrittura fluida e veloce. Lei brava. Però è un libricino. lo leggi in un attimo. Una tematica del genere, secondo me, doveva portare il doppio delle pagine. Tuttavia sono scelte.

Sono d’accordo. Ci ho messo forse io una vita a finirlo, perché sono pigra e mi perdevo! Quindi, sono obbligata a farti le solite due ultime domande. Consiglieresti questo libro?

Io ci ho messo un attimo, perché sai che non mollo neppure i libri che non mi piacciono! Però appunto perché è corto! No, non lo consiglierei. Non perché non ne valga la pena, ma perché lo hanno fatto passare per questo gran fenomeno che alla fine non è.

Quindi, in sostanza, che voto gli daresti?

2,5, perché non mi ha dato niente. Tu?

Io sono per il 4,5. Bello, ma qualche punto non mi convinceva.

Sempre la più brava! O io la più cattiva!

Questione di gusti di lettura, credo. 🙂

Sarà quello 🙂 Cosa leggiamo adesso?

Eh, bella domanda. Mi sa che ci toccherà estrarre a sorte.

Oddio 

Già. In questo caso sono d’accordo. Per saperlo davvero? Continuate a seguirci!

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