Le letture di Martina

Battle Royale o Hunger Games?

Squillino trombe e campane: ho finalmente finito di leggere Battle Royale! Ci è voluto un po’, ma adesso vi dico perché.

Titolo: Battle Royale

Autore: Koushun Takami

Editore: Oscar Mondadori

Anno: 1999

Pagine: 617

Trama: Repubblica della Grande Asia dell’Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma. Questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Ignari di ciò che li attende, i ragazzi si ritrovano intrappolati su un’isola deserta, controllati tramite collari radio e costretti a partecipare a un gioco perverso. Lo scopo è uccidersi a vicenda. Finchè non ne rimanga uno solo…

La mia opinione: da dove posso cominciare? Beh, intanto si notano subito le similitudini con Hunger Games. O meglio, da dove Suzanne Collins ha preso ispirazione per la sua saga di romanzi. Il gioco a cui i ragazzi vengono obbligati a partecipare è sadico e perverso fino allo sfinimento, molti di loro non sanno neanche quello che stanno facendo.

In Battle Royale, si seguono da vicino le vicende di tre compagni che decidono di allearsi, di fidarsi l’uno dell’altro, per cercare di sopravvivere e scappare dall’orrore che devono affrontare. Non è sicuramente un libro adatto ad un pubblico giovane, o facilmente impressionabile. Io stessa ho faticato a leggere di certe scene un po’ troppo sanguinolente. Le morti, infatti, sono descritte in maniera minuziosa e, per la maggior parte, sono una diversa dall’altra. A questo proposito, devo dire che la fantasia dell’autore mi mette un po’ di ansia!

La trama e la storia, di per sé, sono bellissime e con un potenziale stratosferico. Purtroppo, però, forse a causa delle troppe descrizioni, il libro è lento. 80 capitoli in cui ci viene raccontato un pezzetto di vita di ogni studente per darci la possibilità di comprendere i loro movimenti e le loro decisioni all’interno del gioco. A causa di questo, mi sono stufata molto in fretta ed erano pochi i momenti in cui riuscivo a tenermi attiva. Non ricordo con esattezza quando l’ho iniziato, ma sono certa di aver impiegato quindici o venti giorni per terminarlo.

Il finale è abbastanza scontato, forse perché è quello che ci si aspetta leggendolo.

Voto: 3/5

Le letture di Martina

Non il classico libro da ombrellone

Insomma, mentre leggevo Battle Royale dovevo smorzare la tensione con qualcosa di veramente leggero. Ed ecco che dal Kindle è sbucato fuori lui!

Titolo: Non tutti gli uomini vengono per nuocere

Autore: Federica Bosco

Editore: Mondadori

Anno: 2013

Trama: avete presente quei momenti della vita in cui qualcosa inizia a non funzionare, trascinandosi dietro tutto il resto? Ecco, Cristina è proprio in uno di “quei momenti”: per una diabolica serie di coincidenze nel giro di ventiquattr’ore perde il lavoro, la casa e il fidanzato. E se pure non c’è dubbio che certi fidanzati è meglio perderli che trovarli, scovarne uno decente dopo i trent’anni sembra un’impresa più disperata che ottenere un lavoro. Così Cristina si ritrova a vivere con il fratello e i genitori – che da quarant’anni si amano pazzamente e si chiamano fra loro “Cip” e “Ciccetta” -, si ritrova a dover fare “l’inviata imbranata” in una trasmissione televisiva in diretta nazionale e, come se non bastasse, scopre che il giovane medico del pronto soccorso da cui è rimasta folgorata costituisce un obiettivo irraggiungibile. Nemmeno i consigli di Carlotta, l’amica maestra di yoga e dispensatrice di amorevole saggezza, riescono a impedire che Cristina perda definitivamente il baricentro, infilandosi in una serie di situazioni sempre più complicate. Ma la realtà non è mai come sembra, e la vita le riserva ancora molte, moltissime sorprese…

La mia opinione: in realtà, la trama dice molte cose sul libro stesso. È chiaro fin da subito che si tratta di una storia molto leggera, ma nonostante questo la Bosco riesce a pungerci sul vivo, a farci ridere, piangere, sperare e sopratutto sognare.

La scrittura è fluida, il libro si legge in maniera scorrevole, basta poco per arrivare all’ultima pagina. I personaggi sono ben caratterizzati, a partire dalla sfortunata Cristina di cui non si può fare a meno di apprezzarne il sarcasmo, presente in quasi tutte le sue battute, e la sensibilità. Persino il datore di lavoro di Cristina, questa fantomatica Rossana, temibile e terribile, grazie alle accurate descrizioni della Bosco diventa in un attimo il capo temuto e odiato da tutti noi.

È un libro da ombrellone, ma non così scontato.

Voto: 5/5

Le recensioni di Ranuncolo

Ranuncolo #2: La treccia

tre donne

tre continenti

tre destini intrecciati

Eccoci, come promesso, al secondo appuntamento della rubrica Ranuncolo. Questa volta abbiamo scelto il libro di Laetitia Colombani che sta avendo grande successo, edito in Italia da Editrice Nord.

Trama: A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d’intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montréal che ha sacrificato affetti e sogni sull’altare della carriera.

Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l’azienda di famiglia è sull’orlo del fallimento e tentare l’impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola “cancro”. Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s’incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s’intrecceranno e ognuna trarrà forza dall’altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.

Cosa ne pensano Martina e Francesca?

Questa volta devo dire che sono, anzi siamo, riuscite a trovare un libro diverso dal solito, con una storia vera. vera nel senso che parla di cose quotidiane, di cui si sente parlare più o meno in continuazione. Tu cosa ne pensi, Franci?

Non lo so. A me, che sono sempre il bastian contrario, non è piaciuto. Storie di cui si parla sempre sì, ma senza connessioni se non per due o tre cose che capisci mentre leggi. Si parla continuamente di “intoccabili”, “reietti della società” e di capelli. Sono tre donne di cui si racconta la storia e che fanno parte di una catena di montaggio. C’è la materia prima, il produttore e il consumatore. L’esaltazione della divisione di classe e ceto.

Non sono d’accordo. Le connessioni ci sono di continuo, forse più sentite verso la fine. Eppure, io non riesco a vederle come una catena di montaggio. Sono semplicemente tre donne che nel corso della loro esistenza hanno dovuto affrontare scelte di vita che le hanno portate ad intrecciarsi. Oppure, se vogliamo usare il tuo metodo di paragone con la catena di montaggio, mi viene subito spontaneo dire: non è così? Non compriamo cose fatte nei Paesi poveri, quindi con un basso costo di manovalanza, che passa poi nelle mani di un produttore che te le vende ad un prezzo elevato? Noi viviamo in mondo in cui la divisione di classe è perennemente presente. Forse, l’intento dell’autrice voleva essere solo quello di rendere maggiormente evidente questa realtà.

E’ probabile che sia come dici tu, ma secondo me per quanto possa essere stata profonda la motivazione dietro non è stata trattata nel migliore dei modi, è stata forse poco sensibile e per questo non mi è piaciuto. In generale, tolta questa precisazione, mi aspettavo qualcosa di fenomenale che poi non c’è stato. Bella la storia della mamma in carriera che combatte contro la malattia, ma che tipo di mamma? Si esalta la carriera e i soldi. Si parla di bambini che stano con un babysitter bravissimo, ma pur sempre un babysitter. La storia centrale molto carina, lei del sud che si innamora del ragazzo che la famiglia non accetterebbe mai? Cliché. Più sentita la storia della prima donna. Quella sì che sarebbe dovuta essere approfondita. Forse tutto il libro avrebbe dovuto parlare di quella donna e di quella bambina che lottano per qualcosa. Dare un’inizio e una fine a loro.

Mi trovi d’accordo sul personaggio di Sarah. Le sue scelte sono quelle più discutibili e che, in assoluto, non condivido. Per quanto riguarda Giulia, la ragazza del sud, invece non credo fosse realmente innamorata. Semmai, attratta dall’idea di qualcosa di “proibito”, in quando la famiglia, appunto, non avrebbe approvato, e attratta dall’idea di conforto a causa del brutto momento che vive. Ma nel momento in cui c’è da rimboccarsi le maniche per cercare di salvare l’impossibile, non si pensa due volte e abbandona l’idea di quell’amore. Magari momentaneamente o magari del tutto, questo non ci è dato saperlo. A volte, però, mi piacciono anche i libri che ti lasciano decidere il finale di qualche particolare della storia. Smita credo sia stata la più coraggiosa delle tre. Cosa mi dici del metodo di narrazione?

Il metodo di narrazione non è niente di particolare. Lo schema è visto e rivisto. Un capitolo per ogni voce ad alternanza. Scrittura fluida e veloce. Lei brava. Però è un libricino. lo leggi in un attimo. Una tematica del genere, secondo me, doveva portare il doppio delle pagine. Tuttavia sono scelte.

Sono d’accordo. Ci ho messo forse io una vita a finirlo, perché sono pigra e mi perdevo! Quindi, sono obbligata a farti le solite due ultime domande. Consiglieresti questo libro?

Io ci ho messo un attimo, perché sai che non mollo neppure i libri che non mi piacciono! Però appunto perché è corto! No, non lo consiglierei. Non perché non ne valga la pena, ma perché lo hanno fatto passare per questo gran fenomeno che alla fine non è.

Quindi, in sostanza, che voto gli daresti?

2,5, perché non mi ha dato niente. Tu?

Io sono per il 4,5. Bello, ma qualche punto non mi convinceva.

Sempre la più brava! O io la più cattiva!

Questione di gusti di lettura, credo. 🙂

Sarà quello 🙂 Cosa leggiamo adesso?

Eh, bella domanda. Mi sa che ci toccherà estrarre a sorte.

Oddio 

Già. In questo caso sono d’accordo. Per saperlo davvero? Continuate a seguirci!

Le letture di Martina

Amicizie senza confini

Quello di cui vi parlo oggi è stato un libro difficile sotto alcuni punti di vista, perché ti mette davanti a domande di cui non sei certa di conoscere le risposte.

Titolo: I baci non sono mai troppi

Autore: Raquel Martos

Editore: Feltrinelli

Anno: 2013

Pagine: 331

Trama: Questa storia, che non parla di principi azzurri e principesse, inizia in Spagna molti anni fa, quando la tv era ancora in bianco e nero, le bambine ballavano con l’hula-hoop e bastava uscire a mangiare un panino per vivere una grande avventura. Un giorno, a scuola, Lucìa conosce Eva. Spavalda, coraggiosa e indomita come i suoi capelli la prima. Timida, riflessiva e avida divoratrice di fagiolini crudi la seconda. Entrambe hanno solo sette anni, ma fin dal primo momento diventano amiche per la pelle. Condivideranno sogni, segreti sussurrati all’orecchio perché il ragazzino accanto non senta che si parla di lui, conquiste e delusioni, in un rapporto fatto di complicità e mille risate, tanto travolgenti e rumorose da attirare sempre i rimproveri degli adulti. Finché un litigio le separerà. Anni dopo il caso le fa ritrovare all’aeroporto di Madrid. Lucìa, single, è il perfetto prototipo della manager in carriera. Eva si barcamena tra la fine del suo matrimonio e la figlia Lola. Nonostante i vecchi conflitti, l’amicizia di un tempo è ancora viva, come e più di prima. Ma Lucìa non può immaginare che Eva sta per chiederle il favore più importante della sua esistenza. Un romanzo tenero e commovente, pieno di humour e di dolcezza. Un inno alla vita e all’amicizia vera. Una storia che ci ricorda che esistono legami unici e speciali che nemmeno il tempo e la distanza riescono a intaccare.

La mia opinione: ho già parlato di questa autrice circa un anno fa, quando avevo letto Alla fine andrà tutto bene. Lo stile è coinvolgente e la storia si regge molto bene. Prima dicevo che è stato un libro difficile a tratti, per via di quello che ci comunica da un punto di vista sentimentale. E’ raro e difficile, al giorno d’oggi, trovare, avere e conservare un’amicizia così. Lucìa ed Eva si trovano e si scelgono. Decidono di rimanere salde una accanto all’altra, sempre pronte a sostenersi a vicenda, anche con qualche incomprensione alle volte. E nonostante il litigio, quando si ritrovano scelgono di nuovo di ripartire da dove erano rimaste come se niente fosse mai terminato. Come se si fossero viste il giorno prima. 

L’unico difetto che ho riscontrato è che i capitoli si alternano tra presente e passato, senza però comunicarlo apertamente al lettore, che si ritrova un po’ spaesato, soprattutto quando riprende la lettura dopo aver interrotto per un qualsivoglia motivo. Inoltre, i due diversi punti di vista delle protagoniste ci permettono di comprendere meglio la storia e i pensieri delle ragazze, cosa vivono e cosa sentono. 

Inutile dire che per una volta è bello poter leggere un romanzo dove due donne non vengono salvate dagli uomini, che restano solo sullo sfondo delle vicende, ma si salvano da sole e fra di loro. Principesse e guerriere della loro stessa vita.

Voto: 4/5

Le letture di Martina

Aggiornamento letture di luglio

Ahimè, il mese di luglio è finito. Ci resta ancora agosto e poi possiamo quasi dire addio all’estate. Nonostante non riesca più a sopportare il caldo, devo ammettere che questa cosa mi mette molta tristezza.

Comunque sia, anche se a rilento, le mie letture proseguono. Purtroppo devo ammettere di non essere troppo soddisfatta dato che ultimamente stanno andando un po’ a rilento ed è più facile che mi perdo a fare giochini stupidi con l’Ipad, piuttosto che leggere. Ma è anche vero che preferisco fare ciò che mi richiede la mia mente per rilassarmi. Sembra quasi un pensiero filosofico. Quasi.

Quindi, vi aggiorno subito sulle letture che ho affrontato durante il mese di luglio. Cominciando dai manga, posso dirvi di aver portato a termine il nono numero sia di Sailor Moon sia di Fruits Basket, e i primi due numeri di Death Note. Purtroppo, mi sono arenata con Le situazioni di lui e lei perché non sono riuscita a recuperare il quarto volume. Tra i libri, invece, ho terminato La biblioteca delle anime, della saga di Ransom Riggs, Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali, di cui potete leggere la recensione qui sul blog che ho scritto insieme a Francesca per la serie I libri di Ranuncolo. Poi, ho terminato I baci non sono mai troppi di Raquel Martos, di cui potrete leggere la recensione molto presto e La treccia di Laetitia Colombani. Quest’ultimo verrà inserito tra I libri di Ranuncolo e ne scriveremo una recensione molto presto.

Sto leggendo in questo momento Battle Royale di Koushun Takami, libro giapponese scritto alla fine degli anni ’90, che è stata poi di ispirazione per la saga di Hunger Games scritta da Suzanne Collins. Nonostante sia un libro un po’ cruento perché abbiamo dei ragazzini che si devono ammazzare fra di loro, mi sta piacendo molto. La lettura prosegue un po’ a rilento perché mi viene ancora difficile memorizzare tutti quei nomi giapponesi e la confusione è ancora molta.

Cosa ho acquistato questo mese? Tante cose. Troppe forse. Insomma, la lista dei libri che compro è sempre più lunga rispetto a quella dei libri che leggo. Dovrei darmi una regolata, ma non ci riesco. Questo mese, quindi, ho acquistato La treccia di Laetitia Colombani, Per lanciarsi dalle stelle di Chiara Parenti, Alaska di Brenda Novak, Ogni respiro di Nicholas Sparks, Ink di Alice Broadway, Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson e La principessa di ghiaccio di Camilla Lackberg. Questo mese sono stata brava perché ho acquistato anche tre thriller e di questo sono molto soddisfatta.

Per ogni altra cosa, stay tuned! 😉