Le letture di Martina

Chissà come dev’essere la Torta dei Piccioncini…

Prima che ve lo chiediate: NO! Non sto per farvi leggere qualcosa di esageratamente sdolcinato.

Titolo: Segreti, bugie e cioccolato

Autore: Amy Bratley

Editore: Newton Compton

Anno: 2012

Trama: Quando Ethan, l’amore della sua vita, l’ha lasciata senza una spiegazione da un giorno all’altro, Eve aveva il cuore a pezzi e pensava che non sarebbe mai più riuscita a essere felice. Invece il tempo sembra aver curato le sue ferite e, pian piano, Eve è tornata a sorridere. Ora, a distanza di tre anni, ha un nuovo fidanzato, Joe, e sta per aprire la caffetteria dei suoi sogni. Insomma, le cose sembrano finalmente andare per il verso giusto.
Almeno fino a quando Eve non si lascia convincere da Joe a partecipare a una gara culinaria organizzata dal giornale per cui il ragazzo lavora: ognuno dei partecipanti preparerà una cena a casa propria per gli altri concorrenti, i quali dovranno poi dare un voto al loro ospite. Tra mille dubbi, ansie e timori, Eve finisce per lanciarsi a capofitto nella sfida, e si mette ai fornelli. È intenta a preparare i suoi manicaretti, quando si ritrova davanti l’ultima persona al mondo che avrebbe desiderato invitare a cena: Ethan. Possibile che il destino abbia deciso di metterla di nuovo di fronte all’uomo che le ha spezzato il cuore?

La mia opinione: dunque, partiamo dal presupposto che a me questo libro non è piaciuto un granché. Ne sono uscita alquanto sfiancata e mentre lo leggevo non facevo altro che chiedermi come ci fosse finito quel libro nel mio Kindle. 

La storia non è niente di impegnativo, l’ideale per leggere qualcosa sotto l’ombrellone, anche se è stato pubblicato qualche anno fa. 

Purtroppo, la pecca più grande sono i personaggi. Potrei partire dei due protagonisti maschili, uno codardo e l’altro subdolo (non faccio nomi per evitare spoiler), che non fanno altro che piangere e dispiacersi per le loro pessime azioni. Parliamoci chiaro: non mi da noia l’uomo che piange, ma quello piagnucoloso, sì!!

Poi, c’è lei, la protagonista, Eve: una persona senza spina dorsale, che per quanto mi riguarda è il cliché di ogni storiella d’amore infantile, in cui lei non fa altro che farsi soggiogare dagli uomini e non è nemmeno in grado di ammettere, nemmeno con se stessa, quali sono i suoi sentimenti. 

Provo tristezza, oltre che esasperazione, quando leggo questi romanzi. Poteva salvarsi con il finale, e invece no: ha voluto strafare ed ecco presentato il più grande cliché di tutti i tempi. No, anche questo non ve lo racconto causa spoiler. Ma se si parla di cliché potete anche immaginarlo.

Voto: 2/5

P.S.: ah, dimenticavo. L’unica nota positiva è stata la ricetta della torta dei piccioncini, scritta proprio nell’ultima pagina. Quella sì che l’ho apprezzata!

Le letture di Martina

Irresistibile Fannie Flagg

Anche se ammetto di aver avuto qualche difficoltà a capire il senso del titolo di questo libro, non posso negare che la lettura sia stata piacevole!

Titolo: Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs

Autore: Fannie Flagg

Editore: Rizzoli

Anno: 1998

Pagine: 464

Trama: Dena Nordstrom è alta, bionda e bellissima, lavora come giornalista televisiva a Manhattan e la sua carriera è al massimo dello splendore. La sua vita sembra perfetta, ma in realtà Dea è sfinita dai ritmi frenetici della metropoli, ed è infelice, anche se non se ne è ancora resa conto. Ci vorrà un tracollo fisico per costringerla a una vacanza e riportarla a Elmwood Springs, la piccola e sonnolenta cittadina in cui è cresciuta. Comincia qui per Dena il viaggio in un passato che la riguarda e che sembra nascondere qualcosa che potrebbe condizionare il suo futuro. Uno per volta, i segreti della sua famiglia sfuggono dallo scrigno in cui erano gelosamente custoditi, rivelando un’insospettabile verità.

La mia opinione: è vero, la verità che si cela alla fine del libro e che permea praticamente l’intera vita di Dena è decisamente insospettabile. Forse non troppo se si pensa che stiamo parlando della società americana degli anni Cinquanta. 

(Sia chiaro, non è mia intenzione svelarvi tale verità. Leggetevi il libro!)

Lì per lì, Dena è costruita come un personaggio rispettabile, una donna in carriera tutta d’un pezzo, a tratti persino discutibile. Eppure, è solo una delle tante che sapeva dove voleva arrivare e ce l’ha fatta. E, quasi come un cliché (che nel caso della Flagg non sono mai scontati), si ritrova a dover affrontare un passato che ha tenuto nascosto per lungo tempo in un cassetto della sua mente. Ma l’unico modo per uscire dall’incubo in cui è andata a cacciarsi, è affondare le dita nelle domande senza risposta e ribaltarle fino a far saltare fuori la verità.

Mentre affronta il suo passato, si nota piano piano la fragilità che riempie il personaggio di Dena e, inevitabilmente e improvvisamente, ci si affeziona a lei, quasi fosse una casa, quasi fossimo tutti abitanti di Elmwood Springs.

L’abilità della Flagg di rendere i suoi personaggi terribilmente reali credo non abbia eguali. A tratti mi innervosiva Norma, parente di Dena a Elmwood Springs, con quel suo comportamento isterico e saccente, come se fosse la donna più intelligente e furba sulla faccia del pianeta. Per non parlare della dolcezza che ispira zia Elner, con quel modo di fare che solo le anziane zie che ci circondano hanno.

Insomma, per l’ennesima volta, Fannie Flagg ci trascina in un mondo di altri tempi e ci fa sentire parte di una storia, di una famiglia, di qualcosa di forte.

Mi restano solo qualche interrogativo, tra cui il perché del titolo, dato che nel libro si accenna solo brevemente al fornaio di Elmwood Springs. Sarei anche curiosa di sapere che risposta darebbe Dena, alla fine del libro, quindi dopo aver trovato le risposte che tanto cercava, alla domanda della sua psicologa: “Chi sei?”.

Ma nonostante questo non si può far altro che rimanere incantati dai mondi creati da Fannie Flagg.

Voto: 4/5

Le letture di Martina

Una piacevole scoperta…

Ecco, se mi affidassi di più alla libreria che ho sul Kindle, potrei rendermi davvero conto che a volte ho un intuito davvero formidabile. Almeno per me, sia chiaro.

Titolo: Tutta colpa del mare (e anche un po’ di un mojito)

Autore: Chiara Parenti

Editore: Rizzoli

Anno: 2014

Pagine: sconosciuto (Kindle)

Trama: La vita di Maia Marini procede a vele spiegate verso la felicità: un fidanzato appartenente a una prestigiosa famiglia, un lavoro presso una delle più rinomate agenzie di comunicazione di Milano, tre amiche splendide con cui trascorrere il weekend per festeggiare l’addio al nubilato di Diana, la futura cognata! Peccato che la meta prescelta sia la Versilia, dove Maia ha passato le vacanze fino all’estate dei 16 anni. Ritornare nei luoghi in cui ha lasciato il cuore e rivedere Marco, il primo amore, la manda in tilt. Così decide che qualche mojito non potrà farle male… e anzi l’aiuterà. Il mattino dopo, però, Maia non ricorda niente. Non ha idea di cosa abbia combinato durante quel folle venerdì notte. In compenso, però, lo sanno i suoi 768 amici di Facebook. Cercando di ricucire una situazione compromettente e compromessa in ogni settore della sua vita, Maia si troverà a porsi una domanda fondamentale: e se invece che la fine di tutto, fosse solo un nuovo inizio? Perché se è vero che l’alcol fa fare pazzie, è altrettanto vero che a volte aiuta a fare la cosa giusta!

La mia opinione: ricordo di aver scaricato questo libro da Amazon qualche anno fa, tra quelli che il sito proponeva come gratuiti. Non ricordo se ero stata incuriosita dalla trama o dal titolo. Fatto sta che fino a qualche sera fa è rimasto inesplorato sul Kindle.

Poi, dopo aver finito di leggere The Fate of the Tearling, mi sono resa conto che avevo bisogno di leggere qualcosa di veramente leggero che mi trasportasse via per qualche ora, senza farmi immergere in situazioni troppo complicate. 

E così è stato. Tralasciando il fatto che l’ho letteralmente divorato nel giro di qualche ora, è stata comunque una lettura divertente, una storia d’amore con un pizzico di follia e la voglia di questa ragazza di ritrovare quella parte di se stessa che aveva perduto molto tempo prima. 

E’ stato davvero qualcosa di frizzante e spensierato, ben scritto, che ti trascina nella storia senza impegnarti molto. L’ideale, forse, da leggere sotto l’ombrellone, o come ho fatto io nel momento in cui l’estate è ormai alle porte e tutte iniziamo a sognare il momento in cui potremo affondare i piedi nella sabbia e il sole ci scalderà nel profondo.

Voto: 4/5

Pensieri alla rinfusa

Foto 6/12

Dunque… devo ammettere di non aver mai seguito Steve McCurry da vicino, ma sempre in maniera un po’ distaccata. Sapevo bene chi era e sapevo anche molto bene che le sue fotografie sono delle opere d’arte. Quindi, quando si è presentata l’occasione della mostra nelle scuderie del Castello Visconteo di Pavia, sapevo che avrei voluto andarci, per poter ammirare da vicino le sue foto.

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Finalmente, al limite della chiusura, da brave ragazze in grado di rispettare le scadenze (dovremmo scriverlo persino nel curriculum!), io e le mie amiche siamo riuscite ad andare a visitare questa mostra.

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Lo spettacolo che ci si è presentato davanti è stato a dir poco unico. Le foto di McCurry ti raccontano una storia, ma non solo della persona ritratta, i cui sguardi lasciano trapelare tutte le emozioni del momento in cui la foto è stata scattata, ma raccontano anche la storia di chi c’è dall’altra parte dell’obiettivo, di chi sta scattando.

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E’ stato un viaggio magico, alla scoperta di una persona immensa, che al momento sono certa di poter reputare un genio. E ad ogni foto non facevo altro che pensare a quanta ricchezza deve possedere dentro di sé quest’uomo, che tramite un’immagine, tramite la cattura di un singolo momento, è capace di raccontarti un mondo, una vita intera.

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E’ stata davvero un’esperienza incredibile, credo che mi rimarrà dentro ancora per lungo tempo. Spero per sempre.

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Le letture di Martina

“Dove sei andata, Kelsea?”

ATTENZIONE: RISCHIO SPOILER!

Il titolo è necessariamente ambiguo. L’ho scelto perché è l’ultima frase del libro e perché ti lascia di stucco e un po’ persa, esattamente come il finale.

Titolo: The Fate of the Tearling

Autore: Erika Johansen

Editore: Multiplayer Edizioni

Anno: 2017

Pagine: 429

Trama: In meno di un anno Kelsea Glynn, dall’adolescente impacciata che era, è diventata una sovrana sicura di sé. Mentre maturava nel suo ruolo di regina del Tearling, questa giovane testarda e lungimirante ha trasformato il regno intero. Nel suo tentativo di eliminare corruzione e vessazioni e riportare giustizia si è fatta numerosi nemici, in patria e nei territori confinanti: il più terribile di tutti è la Regina Rossa, che non si è fatta scrupolo di rivolgere il suo esercito contro il Tearling.

Per proteggere la sua gente da un’invasione devastante, Kelsea ha compiuto una scelta incredibile: si è consegnata coi suoi zaffiri magici al nemico, lasciando il trono a Mazza Chiodata, fidato comandante della sua guardia personale, cui ha affidato il ruolo di reggente. Questi, però, non ha alcuna intenzione di arrendersi fino a quando non sarà riuscito a salvare coi suoi uomini la regina, ora prigioniera nel Mortmesne.

La mia opinione: partendo dal presupposto che in questo momento mi sento vittima del vuoto che l’aver finito di leggere una saga mi ha lasciato dentro, posso soltanto dire che le mie emozioni sono in netto contrasto tra di loro. Per cercare di spiegarmi al meglio, come ho già detto prima, rischio di fare qualche spoiler. Abbiate pietà!

Da una parte sento forte l’emozione poiché Kelsea riesce nel suo intento maggiore e mette a repentaglio tutto per una scelta che va al di là di ogni nostro possibile pensiero. Dall’altra c’è tanta tristezza, perché a causa di questa scelta Kelsea si ritrova in un mondo a lei estraneo, completamente da sola. Questo, però, è purtroppo un pensiero che non riesco a spiegare al meglio, proprio perché voglio evitare di esagerare con lo spoiler. 

Il libro riparte dove il precedente ci aveva abbandonati e già dalle prime pagine si capisce perfettamente come Kelsea sia cambiata, come il suo pensiero si sia fatto maturo ed è passata dall’essere una giovane adolescente, a tratti un po’ capricciosa (nel secondo volume diventa quasi insopportabile quando costringe Pen ad andare a letto con lei, perché divorata dal desiderio), ad essere diventata una giovane donna, le cui sembianze, per qualche strana magia, hanno preso le fattezze di Lily, la donna che le appariva in sogno.

Le visioni per Kelsea continuano, ma questa volta le raccontano altri dettagli, soprattutto le raccontano dei momenti in cui il Tearling e il sogno di William Tear ha cominciato a dirigersi verso lo scatafascio (?) in cui si trova ora.

La narrazione, come al solito, è piuttosto lenta, e questo capisco che scoraggia alcuni lettori, ma se avete un po’ di pazienza e siete amanti del genere Fantasy, io vi consiglio di immergervi in questo racconto. Anche perché aiuta anche a riflettere su molti argomenti, quali la politica, la religione e la storia. 

Ho trovato, però, alquanto discutibile la scelta dell’autrice di far morire un personaggio, a cui personalmente mi ero molto affezionata.

(Meriterebbero una punizione tutti quegli autori che si limitano ad eliminare un personaggio sfruttando soltanto l’utilizzo di due righe, senza minimamente pensare ai sentimenti del lettore. Ogni morte dovrebbe essere seguita da una pagina bianca, così ognuno avrebbe il tempo di digerire questo fatto.)

Non posso negare, però, che ho adorato questa saga perché la protagonista era una donna. Una donna che si è rimboccata le maniche e si è data da fare per sistemare le cose, arrivando persino a compiere un immenso sacrificio.

Voto: 5/5