Cosa è accaduto dopo Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Titolo: La mia seconda vita

Autore: Christiane V. Felscherinow, Sonja Vukovic

Editore: Rizzoli

Anno: 2014

Pagine: 230

Trama: era il 1978 quando Christiane F. squarciò il velo sull’inferno della tossicodipendenza con Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: il libro divenne il simbolo di una generazione falciata dalla droga e trasformò la protagonista nell’incarnazione dell’inquietudine giovanile.

Oggi Christiane ci impressiona e ci commuove come allora raccontandoci un’intera vita di solitudine e disperazione: la disintossicazione, gli anni felici e folli insieme agli idoli del rock e della letteratura, le ricadute, la lotta per la sopravvivenza in un carcere femminile, le amicizie pericolose, le malattie, gli aborti, e un figlio adolescente di cui le è stata sottratta la custodia.

Ancora una volta, Christiane non ha paura di scoprirsi, ed è proprio la sua spietata onestà che rende questa autobiografia un racconto straordinariamente coraggioso, intriso di una dolorosa consapevolezza: “Io sono e resterò sempre una star del buco. Un animale da fiera. Una bestia rara. Una ragazza dello zoo di Berlino”.

La mia opinione: in realtà il titolo e la trama del libro si commentano già da soli, non servirebbe aggiungere molto.

La prima volta che ho sentito parlare di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino avevo circa 13/14 anni, mi sentivo una bambina e qualche mio compagno di classe che lo aveva letto ce ne aveva parlato. Ero rimasta un po’ impressionata, troppo facilmente suscettibile da ogni cosa che mi circonda. Avevo deciso di non leggerlo, lo temevo quasi.

Finché, un paio di anni fa circa, me lo sono trovata davanti in libreria e in quell’occasione non ho esitato neanche un momento, l’ho subito acquistato e ho cominciato a leggerlo. L’ho divorato nel giro di un paio di giorni.

Leggere la storia di Christiane è devastante. Credo che non ci siano altre parole. È uno di quei libri che vanno letti se si è abbastanza forti da affrontare la realtà che ci circonda, se si ha abbastanza coraggio per smettere di tenere alta la maschera che ci impedisce di vedere cosa succede poco più in là del nostro naso.

In questo secondo libro, Christiane si apre ancora una volta al grande pubblico e racconta cosa è successo realmente dopo l’uscita del libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Ancora una volta ci fa sbattere il muso contro la triste realtà di cui sono intrise le grandi capitali europee (e sicuramente anche quelle del mondo). Senza peli sulla lingua, forse solo con la necessità di chiarire i punti lasciati in sospeso per troppo tempo e con la consapevolezza, come viene scritto nella trama, che nessuno ormai le toglierà più la fama di “star del buco”.

Ho difficoltà a parlare di questo libro, perché qualsiasi cosa dico mi sembra quella sbagliata e stiamo sfiorando, anzi toccando pienamente, un argomento spinoso, difficile e poco conosciuto come la droga. Dico poco conosciuto perché di fronte a ciò che ci riguarda poco o che non ci tocca direttamente, scegliamo volutamente di non essere informati, di essere ignoranti.

Scelgo, quindi, di non aggiungere altro, se non che credo che questo libro, il primo in particolare, dovrebbe diventare lettura obbligatoria in classe presso le nostre scuole, perché i nostri ragazzi vengano messi di fronte alla dura realtà fin da subito e capiscano quali sono i pericoli che si corrono fuori.

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