Le letture di Martina

225 motivi per cui vale davvero la pena vivere

E 225 motivi per continuare a leggere Galiano.

Un solo attimo può contenere tutta la forza dell’infinito.

Titolo: Tutta la vita che vuoi

Autore: Enrico Galiano

Editore: Garzanti

Anno: 2018

Pagine: 402

Trama: Tre ragazzi. Ventiquattr’ore. Una macchina rubata. Una fuga. Una promessa. Perché ci sono attimi che contengono la forza di una vita intera. Così intensi da sembrare infiniti. È un susseguirsi di quei momenti che Filippo Maria vive il giorno in cui, per la prima volta, riesce a rispondere a tono al professore di fisica che lo umilia da sempre. Appena fuggito da scuola vuole solo raggiungere Giorgio, il suo migliore amico che, immobile di fronte a una chiesa, si chiede perché non sia ancora riuscito a piangere al funerale del fratello. Poco dopo incontrano una ragazza che corre a perdifiato: è Clo. Basta uno scambio di sguardi e i tre si capiscono, si riconoscono, si scelgono. La voglia di vivere e di cambiare che hanno dentro è palpabile, impressa nei loro volti. Si scambiano una promessa: ognuno di loro farà quell’unica fondamentale cosa che, di lì a vent’anni, si pentirebbe di non aver fatto. Anzi, lo faranno insieme: Clo sa come aiutarli. Basta scrivere su un biglietto cosa li renderebbe felici. Lei ne ha uno zaino pieno, di motivi per cui vale la pena vivere: le nuvole quando sembrano panna o l’odore della carta di un libro… Ora spetta a Giorgio e Filippo trovare il loro motivo speciale per cominciare a vivere senza forse, senza dubbi, senza incertezze. Ma non sempre chi ci è accanto è sincero del tutto. Clo non riesce a condividere con loro la sua più grande speranza per il futuro. Perché a diciassette anni è difficile lasciarsi guardare dentro e credere che esista qualcuno disposto ad ascoltare i segreti che non siamo pronti a rivelare. Per farlo non bisogna temere che la felicità arrivi per davvero e afferrarla.

Se hai così paura di farla, allora è proprio la cosa più giusta da fare.

La mia opinione: Galiano riesce di nuovo a sorprendermi. Esattamente come era successo con Eppure cadiamo felici, anche questa volta ho comprato il libro ad occhi chiusi. Non avevo mai letto la trama. Fino ad ora che l’ho dovuta riportare su questo post.

Sono andata a colpo sicuro e, ancora una volta, non sono rimasta delusa. Anzi.

L’autore ci racconta la storia di tre adolescenti che cercano anche solo un motivo per essere felici, ma è anche la storia di ognuno di noi che a volte non sappiamo guardare oltre le apparenze, non ci soffermiamo sui dettagli, su quello che poi conta, sugli attimi che possono fare la vera felicità. 

220. Gli abbracci. Quelli che durano tanto. Quelli che a un certo punto ti verrebbe da addormentarti lì dentro, e magari parli ma non si sente bene perché la bocca ce l’hai conficcata sulla spalla dell’altra persona. Quelli lì.

Galiano, attraverso uno stile unico, che parla dritto al cuore del lettore, ci racconta di un’amicizia, un cerchio, come lo chiama Clo, di cui far parte. E mentre leggi sei un po’ parte anche tu di quel cerchio e ti sembra che anche la tua vita sia migliore e che il sangue ti scorra più veloce nelle vene. 

Questo è sicuramente uno di quegli autori che non mi stancheranno mai. E la lettera finale indirizzata a Clo, a quel personaggio strambo, pieno di difetti, ma che saprebbe trascinarti in maniche corte in mezzo a una tormenta di neve, che è, in fondo, una lettera indirizzata a tutti noi: siate felici.

In una vita e in un anno, c’è sempre quel momento in cui la luce non arriva più come un tempo e noi, come le foglie, facciamo una cosa semplice semplice: iniziamo a non volere sempre tutto, a non cercare sempre tutto, ma scegliamo solo quello che ci basta, quello che ci fa stare bene.

E in quei giorni, su di noi, si dipinge una bellezza che prima non c’è mai stata.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Non cercavo un’altra saga…

Le premesse c’erano tutte, i buoni propositi anche. Eppure, alla fine, c’è anche qualquadra che non cosa.

Titolo: La ladra di neve

Autore: Danielle Paige

Editore: DeAgostini

Anno: 2017

Pagine: 433

Trama: Snow vive nell’istituto psichiatrico di massima sicurezza di Whittaker da quando è solo una bambina. Ora ha sedici anni e un’unica certezza: lei non è pazza. È prigioniera. Lo sente nel suo cuore, nei suoi sogni, e ne è più che sicura quando guarda negli occhi Bale, il miglior compagno di sventure che le potesse capitare. Nel momento in cui Snow lo bacia, però, accade qualcosa di terribile: Bale cade in stato catatonico e scompare all’interno di uno specchio stregato. Senza di lui Snow non ha più certezze, né motivi per restare. Aiutata da un’amica, fugge dalla sua prigione. Più veloce che può, più lontano che può, oltre i cancelli dell’ospedale. Qui incontra Jagger, un ragazzo misterioso che promette di aiutarla a salvare Bale. Snow accetta di seguirlo e in quell’istante il mondo attorno a lei cambia. Sotto i suoi piedi il terreno si trasforma in ghiaccio, e tutto diventa neve e magia. Jagger l’ha portata ad Algid, un regno incantato sul cui trono siede un tiranno sanguinario. Così, in un mondo condannato a un eterno inverno, Snow si troverà a combattere per l’amore e la giustizia. Diventerà ladra, strega e spia, disposta a tutto pur di trovare una risposta alla domanda che più la spaventa: chi è lei davvero?

La mia opinione: come si può vedere, la trama è molto bella ed accattivante, in un attimo ti senti trascinato in questo mondo fantastico, forse parallelo al nostro, in cui regnano un re cattivo e la protagonista sarà l’eroina di questa storia. 

Insomma, le premesse ci sono tutte. Soprattutto, per chi come me, dopo qualche romanzo sente la necessità di tornare a sognare nel regno del Fantasy, per chiudersi a riccio in un mondo che non c’è. Il problema, almeno secondo me, è che devi essere bravo quando racconti una storia Fantasy. Devi essere bravo, in generale, quando racconti una storia, forse nel Fantasy ci vuole quel pizzico in più di nonsoché che ti permetta di trascinare il lettore esattamente dove vuoi tu.

Ecco, quindi?

Diciamo che, in questo caso, l’autrice non ci riesce molto. Il libro è pieno di dettagli, alcuni dei quali anche molto interessanti, ma sono per la maggior parte messi lì a casaccio e non spiegati affatto. L’unico dubbio che mi viene, essendo questa una trilogia, è che siano dettagli che servano poi per il seguito della storia. Anzi, a questo punto me lo auguro.

Parliamo un momento di Snow, la protagonista: abbiamo, di fronte a noi, una ragazzina di 16 anni che per tutta la sua vita è stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico per uno strano episodio avvenuto quando era solo una bambina (anche questo mai spiegato veramente). Un giorno, finalmente, grazie all’aiuto del misterioso (tu guarda!) Jagger, riesce a scappare e, attraversando l’Albero, raggiunge Algid, un mondo congelato. Ecco: la curiosità di Snow verso un mondo che non conosce, in quanto non le è mai stata data la possibilità di conoscerlo, è ai minimi storici. 

Se mi fermassi qui, sembrerebbe che il libro sia stato un flop pazzesco. Non posso dire questo. A parte i momenti fiacchi e le mie continue domande e curiosità che non veniva esaudite né dall’autrice, né dalla protagonista, la lettura è stata scorrevole e quando imperversa la battaglia ti tiene sulle spine e speri che i personaggi sopravvivano (forse perché vuoi sapere ulteriori cose su di loro, dato che non ti vengono spiegate).

Il finale resta aperto. Almeno quello del libro. Per quanto mi riguarda, non ho ancora deciso se leggerò il seguito oppure lascerò perdere.

Voto: 3/5

Le letture di Martina

Cosa è accaduto dopo Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Titolo: La mia seconda vita

Autore: Christiane V. Felscherinow, Sonja Vukovic

Editore: Rizzoli

Anno: 2014

Pagine: 230

Trama: era il 1978 quando Christiane F. squarciò il velo sull’inferno della tossicodipendenza con Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: il libro divenne il simbolo di una generazione falciata dalla droga e trasformò la protagonista nell’incarnazione dell’inquietudine giovanile.

Oggi Christiane ci impressiona e ci commuove come allora raccontandoci un’intera vita di solitudine e disperazione: la disintossicazione, gli anni felici e folli insieme agli idoli del rock e della letteratura, le ricadute, la lotta per la sopravvivenza in un carcere femminile, le amicizie pericolose, le malattie, gli aborti, e un figlio adolescente di cui le è stata sottratta la custodia.

Ancora una volta, Christiane non ha paura di scoprirsi, ed è proprio la sua spietata onestà che rende questa autobiografia un racconto straordinariamente coraggioso, intriso di una dolorosa consapevolezza: “Io sono e resterò sempre una star del buco. Un animale da fiera. Una bestia rara. Una ragazza dello zoo di Berlino”.

La mia opinione: in realtà il titolo e la trama del libro si commentano già da soli, non servirebbe aggiungere molto.

La prima volta che ho sentito parlare di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino avevo circa 13/14 anni, mi sentivo una bambina e qualche mio compagno di classe che lo aveva letto ce ne aveva parlato. Ero rimasta un po’ impressionata, troppo facilmente suscettibile da ogni cosa che mi circonda. Avevo deciso di non leggerlo, lo temevo quasi.

Finché, un paio di anni fa circa, me lo sono trovata davanti in libreria e in quell’occasione non ho esitato neanche un momento, l’ho subito acquistato e ho cominciato a leggerlo. L’ho divorato nel giro di un paio di giorni.

Leggere la storia di Christiane è devastante. Credo che non ci siano altre parole. È uno di quei libri che vanno letti se si è abbastanza forti da affrontare la realtà che ci circonda, se si ha abbastanza coraggio per smettere di tenere alta la maschera che ci impedisce di vedere cosa succede poco più in là del nostro naso.

In questo secondo libro, Christiane si apre ancora una volta al grande pubblico e racconta cosa è successo realmente dopo l’uscita del libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Ancora una volta ci fa sbattere il muso contro la triste realtà di cui sono intrise le grandi capitali europee (e sicuramente anche quelle del mondo). Senza peli sulla lingua, forse solo con la necessità di chiarire i punti lasciati in sospeso per troppo tempo e con la consapevolezza, come viene scritto nella trama, che nessuno ormai le toglierà più la fama di “star del buco”.

Ho difficoltà a parlare di questo libro, perché qualsiasi cosa dico mi sembra quella sbagliata e stiamo sfiorando, anzi toccando pienamente, un argomento spinoso, difficile e poco conosciuto come la droga. Dico poco conosciuto perché di fronte a ciò che ci riguarda poco o che non ci tocca direttamente, scegliamo volutamente di non essere informati, di essere ignoranti.

Scelgo, quindi, di non aggiungere altro, se non che credo che questo libro, il primo in particolare, dovrebbe diventare lettura obbligatoria in classe presso le nostre scuole, perché i nostri ragazzi vengano messi di fronte alla dura realtà fin da subito e capiscano quali sono i pericoli che si corrono fuori.

Pensieri alla rinfusa

Pensieri alla rinfusa.

Il titolo del post potrebbe spaventare, ma giuro che cercherò di essere il più lineare e coerente possibile con il filo logico dei miei pensieri. Se dovessi mandare una nota vocale di Whatsapp alla mia migliore amica, saprei già, in questo caso, che i miei pensieri andrebbero a quel paese in men che non si dica. Proprio per questo motivo cercherò di essere precisa.

Dunque, so che di solito non scrivo mai cose personali sul blog, anche se trattandosi proprio di un blog, sarei liberissima di farlo. Eppure, ho scelto di dargli un taglio ben preciso e cerco sempre di mantenerlo perché abbia una sua coerenza. Il fatto è che mi sento un po’ in colpa per ieri, perché ho scritto il post, o meglio ho caricato le due foto in questione (dato che è la settimana delle foto), ma le ho messe lì “ad minchiam”, come si suol dire, e a malapena ho scritto due righe a riguardo.

Mi scuso per questo. Spero non me ne vogliate a male.

Purtroppo è un periodo un po’ tosto, come tantissimi altri, in questo momento sono senza lavoro e la parte più dura è trovare il modo di far passare le giornate. E nei momenti più di scazzo, faccio quelle cose lì che mi avete visto fare ieri.

Non voglio ASSOLUTAMENTE fare un post melodrammatico in cui mi lamento della situazione lavorativa italiana, tanto non cambierebbe niente, né ho intenzione di farmi compatire per questo motivo.

La mia unica intenzione è quella di scusarmi per il post “a babbo” di ieri. Spero, in generale, che i miei post siano graditi, anche e soprattutto quando parlo di libri.

Nel frattempo, tra una ricerca di lavoro e un colloquio, cerco qualcosa che mi impegni le giornate. Voi direte: “Puoi sempre leggere!”. Verissimo. Peccato che sono arrivata al punto che leggere non mi basta più. Mi sono data persino ai manga, per avere un’ulteriore cosa diversa da leggere, oltre alla mia montagna di libri.

Devo smettere di comprarli, lo so. Ma non è colpa mia. Sono loro che mi chiamano!

Al momento, tra l’altro, sono in attesa di un pacco da circa dieci giorni, ma credo che Bartolini si sia perso in mezzo ai campi e alle caprette che fanno ciao, quindi devo mettermi a fare telefonate a centralini vari e mi scappa la voglia e la pazienza. Comunque, il succo della questione in questo caso (ho appena appurato che questione e questo nella stessa frase stanno davvero male) è che ho acquistato qualche panetto di pasta Fimo perché ho deciso di provare a cimentarmi con le creazioni in Fimo. Quindi, non vedo l’ora che arrivi per mettere a fare qualcosa.

Poi, se mai riuscirò a fare qualcosa di decente, prometto di postarveli e farveli vedere. In quel caso, per favore, anche se ho fatto delle schifezze siate clementi con me e ditemi che ho fatto delle creazioni stupende (😜). Grazie! 😬

Questo mese, inoltre, mi sono messa anche a partecipare ad una book challenge su Instagram e anche in questo caso spero di non farmi prendere dalla pigrizia e di abbandonare tutto a metà corsa, perché sarebbe un po’ stupido. Anche già oggi dovrei fare una foto che preveda fiori e libri. I fiori sono un problema. O meglio, la giornata di oggi è un problema: sembra ottobre inoltrato, quasi novembre. Che tristezza! 😭

Comunque, dopo avervi annoiato per un po’ con le mie stupide farneticazioni, posso abbandonare la tastiera e tornare a dedicarmi alla lettura: c’è Sailor Moon che mi aspetta!

Un abbraccio grande,

Martina 📚💛