Non si sa mai cosa può succedere quando si cade da una grande altezza.

😭😭😭

“Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo.

Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante… c’è fame in te, Clark.

C’è audacia.

L’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente.

Vivi bene.

Semplicemente, vivi.”

Will

Titolo: Dopo di te

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 378

Trama: dopo la morte di Will, Louisa Clark, detta Lou, si sente perse, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.

A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se riuscirà mai a superare il dolore che la soffoca.

Ma tutto sta per cambiare. Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

La mia opinione: la prima cosa che appare subito evidente mentre si legge questo libro, così come “Io prima di te”, è che non ci si stancherebbe mai di passare del tempo in compagnia di Louisa Clark, persino quando è triste.

Ho letto il primo libro in occasione dell’uscita del film, poco più di un anno fa quindi, e mi sono decisa soltanto ora a leggere il secondo, forse spinta dall’uscita in libreria del terzo volume “Sono sempre io”. In realtà, credo di averlo fatto perché ho adorato il primo finale: lasciava ampio spazio all’immaginazione, eri libero di pensare le cose migliori per Lou, che si fosse stabilita definitivamente a Parigi, con i suoi abiti colorati, che avesse ripreso gli studi di moda, che avesse affrontato il dolore con vitalità. Per questo credo di aver aspettato tanto prima di leggere questo secondo libro.

Qualche volta penso alla vita delle persone che mi circondano e mi chiedo se siamo tutti destinati a lasciare una scia di danni dietro di noi.

Non sono solo mamma e papà a incasinarti la vita.

Guardandomi intorno come qualcuno che d’un tratto si è infilato un paio di occhiali puliti, vedevo che quasi tutti portavano addosso i brutali segni dell’amore, un amore perduto, strappato via, o semplicemente sepolto in una tomba.

Will aveva fatto questo a tutti noi, ora lo capivo.

Non ne aveva avuto l’intenzione ma, anche solo rifiutandosi di vivere, l’aveva fatto.

E, in verità, in questo volume, ci viene mostrato il lato peggiore del dolore causato da una perdita. Potrei soffermarmi delle ore a parlare di come è faticoso accettare che una persona a noi cara se ne vada. Non ti abitui mai alla loro assenza, fa sempre uno strano effetto. Cerchi di andare avanti. Che poi è quello che fa anche Louisa.

Si alza ogni giorno per andare a lavoro, sorride ai clienti, anche quelli meno gentili, cerca di non discutere con il capo, frequenta un gruppo di sostegno. È lento il cammino che ti porta verso un futuro meno buio e un po’ più sereno. In questo libro, la Moyes ci fa affrontare il dolore di Louisa insieme a lei, ci fa capire fino a che punto si insinua nella nostra vita, nei nostri gesti, nelle nostre lenzuola. È sempre insieme a lei affrontiamo le scoperte stravaganti del passato di Will, la paura verso l’ignoto.

E ancora una volta, al termine della storia, il lettore è libero di immaginarsi il resto, di pensare a un lieto fine per la nostra protagonista. Niente fa pensare alla presenza di un seguito, quindi ancora una volta l’autrice non obbliga nessuno a proseguire la storia come vuole lei.

Lily fu la prima a farsi avanti. Alzò il braccio , poi ebbe un ripensamento, raccolse un piccolo fiordaliso da un vaso e lo legò con cura al filo.

Infine, dopo una brevissima esitazione, liberò il suo palloncino bianco e gonfio di elio.

Gli altri la imitarono, uno alla volta: Steven Traynor, con Della che gli stringeva la mano, Camilla, poi Fred, Sunil, quindi Georgina, il suo braccio allacciato a quello della madre.

Poi toccò alla mamma, a Treena, a papà, che si soffiò il naso rumorosamente, e a Sam.

Restammo in silenzio osservando i palloncini che fluttuavano in alto, uno dopo l’altro, nel cielo limpido, diventando sempre più piccoli finché sparivano chissà dove nell’infinito.

Infine allargai le dita e lasciai andare il mio.

Nonostante abbia divorato questo libro, mi rendo conto che è stato difficile. Che tocca argomenti spinosi e che in più di un’occasione ho dovuto ricorrere ai fazzoletti (!).

E, in conclusione, non può far a meno di venirmi in mente una frase che ho sentito l’altro giorno, mentre riguardavo per la centesima volta “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”: “Le persone che ci amano non ci lasciano mai veramente. Possiamo sempre ritrovarle. Qui dentro.”.

Voto: 5/5

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