Le letture di Martina

Sbirciando un Kindle abbandonato…

Dunque, succede questo. Non avevo idea di cosa mettermi a leggere. In teoria, direte voi, avrei dovuto proseguire con la saga di Shadowhunters, visto anche che mi manca solo l’ultimo capitolo di The Mortal Instruments.

Eppure, non c’era verso. E anche nella libreria non c’era un singolo titolo che fosse in grado di attirare la mia attenzione. Così, ho fatto qualcosa che non facevo da tempo, ho messo in carica il Kindle e ho dato una scorsa ai titoli digitali. Ecco, cosa è saltato fuori.

Titolo: Tutta colpa del tacco 12

Autore: Amy Silver

Editore: Piemme

Anno: 2012

Pagine: 247

Trama: Lusso, champagne party e decine di scarpe tacco 12. La vita di Cassie Cavanagh è al cento per cento glamour. Una casa a Londra, un fidanzato che la ricopre di regali, e un lavoro nella City che le permette di togliersi qualche sfizio. Una vita troppo bella per essere vera. E infatti quando un giorno Cassie perde il lavoro e subito dopo viene mollata dal fidanzato Dan, il mondo le crolla addosso. Solo un’irrefrenabile pazzia può risollevarle il morale in questi casi il rimedio è uno solo: shopping sfrenato. Purtroppo però bastano poche ore di follia e lei si ritrova irrimediabilmente sul lastrico: conto corrente e carta di credito azzerati. Ora la strada è davvero in salita e Cassie deve correre ai ripari. Ma come? Ci vorrebbe una drastica inversione di rotta per ricominciare tutto da capo. E così, grazie a un manuale strategico per il risparmio, un’amica con delle idee niente affatto glamour, ma decisamente pratiche, e un aggressivo piano Ammazza-crisi, Cassie comincia a intravedere la luce in fondo al tunnel. Certo, le vecchie abitudini sono dure a morire e per Cassie passare tutta la giornata inzuppando le scarpe da tennis nel fango per portare a spasso un branco di cani inferociti – il suo nuovo lavoro – non è facile. Ma è un primo passo verso un nuovo stile di vita che le insegnerà a distinguere i veri amici e i veri fidanzati dalle false imitazioni, a riscoprire i suoi più intimi desideri e a ritrovare la felicità senza però rinunciare ai tacchi a spillo.

La mia opinione: non riuscendo a trovare qualcosa che catturasse la mia attenzione, ho aperto diversi file all’interno del Kindle e ho cominciato a leggicchiare qua e là nella speranza che scattasse qualcosa.

Quel qualcosa è scattato proprio con Tutta colpa del tacco 12.

Dunque, partiamo dal titolo. Si capisce da subito che non sarà un libro impegnativo, tanto che ero convintissima che fosse edito da Newton Compton, invece che da PIEMME.

In ogni caso, la trama, per quanto poco consistente, mi ha attirato subito e il libro è scritto, comunque, in maniera semplice e scorrevole. Mangi parole una dietro l’altra, quasi come se non ci fosse un domani. La protagonista è parecchio frivola è in qualche momento fa incavolare da morire, soprattutto quando si ostina a continuare a spendere soldi che sostanzialmente non ha. Senza contare quanto è sbadata (neanche Bella Swan di Twilight era a questi livelli!). La consistenza della trama, come dicevo prima, è ai minimi storici, ci sono buchi temporali e viene data maggior importanza a fatti superficiali che non portano a nessun tipo di conclusione, rispetto ad altri. Per esempio, c’è il principio di una storia d’amore a cui viene data scarsissima importanza, quasi come se alla protagonista non le importasse affatto.

Nel giro di qualche giorno (aiutata anche da una sufficiente quantità di neve che mi ha tenuta chiusa in casa per una giornata) ho terminato il libro che non ho intenzione di rileggere, né di mettermi a cercare la versione cartacea. Quella digitale mi basta e mi avanza.

Mi sento, però, di consigliare questo libro a chi ha voglia di una storia frivola, senza grandi aspettative, per avere qualcosa di leggero da leggere quando alla sera si torna a casa dal lavoro. 😊

Voto: 3/5

Le letture di Martina

Non si sa mai cosa può succedere quando si cade da una grande altezza.

😭😭😭

“Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo.

Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante… c’è fame in te, Clark.

C’è audacia.

L’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente.

Vivi bene.

Semplicemente, vivi.”

Will

Titolo: Dopo di te

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 378

Trama: dopo la morte di Will, Louisa Clark, detta Lou, si sente perse, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.

A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se riuscirà mai a superare il dolore che la soffoca.

Ma tutto sta per cambiare. Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

La mia opinione: la prima cosa che appare subito evidente mentre si legge questo libro, così come “Io prima di te”, è che non ci si stancherebbe mai di passare del tempo in compagnia di Louisa Clark, persino quando è triste.

Ho letto il primo libro in occasione dell’uscita del film, poco più di un anno fa quindi, e mi sono decisa soltanto ora a leggere il secondo, forse spinta dall’uscita in libreria del terzo volume “Sono sempre io”. In realtà, credo di averlo fatto perché ho adorato il primo finale: lasciava ampio spazio all’immaginazione, eri libero di pensare le cose migliori per Lou, che si fosse stabilita definitivamente a Parigi, con i suoi abiti colorati, che avesse ripreso gli studi di moda, che avesse affrontato il dolore con vitalità. Per questo credo di aver aspettato tanto prima di leggere questo secondo libro.

Qualche volta penso alla vita delle persone che mi circondano e mi chiedo se siamo tutti destinati a lasciare una scia di danni dietro di noi.

Non sono solo mamma e papà a incasinarti la vita.

Guardandomi intorno come qualcuno che d’un tratto si è infilato un paio di occhiali puliti, vedevo che quasi tutti portavano addosso i brutali segni dell’amore, un amore perduto, strappato via, o semplicemente sepolto in una tomba.

Will aveva fatto questo a tutti noi, ora lo capivo.

Non ne aveva avuto l’intenzione ma, anche solo rifiutandosi di vivere, l’aveva fatto.

E, in verità, in questo volume, ci viene mostrato il lato peggiore del dolore causato da una perdita. Potrei soffermarmi delle ore a parlare di come è faticoso accettare che una persona a noi cara se ne vada. Non ti abitui mai alla loro assenza, fa sempre uno strano effetto. Cerchi di andare avanti. Che poi è quello che fa anche Louisa.

Si alza ogni giorno per andare a lavoro, sorride ai clienti, anche quelli meno gentili, cerca di non discutere con il capo, frequenta un gruppo di sostegno. È lento il cammino che ti porta verso un futuro meno buio e un po’ più sereno. In questo libro, la Moyes ci fa affrontare il dolore di Louisa insieme a lei, ci fa capire fino a che punto si insinua nella nostra vita, nei nostri gesti, nelle nostre lenzuola. È sempre insieme a lei affrontiamo le scoperte stravaganti del passato di Will, la paura verso l’ignoto.

E ancora una volta, al termine della storia, il lettore è libero di immaginarsi il resto, di pensare a un lieto fine per la nostra protagonista. Niente fa pensare alla presenza di un seguito, quindi ancora una volta l’autrice non obbliga nessuno a proseguire la storia come vuole lei.

Lily fu la prima a farsi avanti. Alzò il braccio , poi ebbe un ripensamento, raccolse un piccolo fiordaliso da un vaso e lo legò con cura al filo.

Infine, dopo una brevissima esitazione, liberò il suo palloncino bianco e gonfio di elio.

Gli altri la imitarono, uno alla volta: Steven Traynor, con Della che gli stringeva la mano, Camilla, poi Fred, Sunil, quindi Georgina, il suo braccio allacciato a quello della madre.

Poi toccò alla mamma, a Treena, a papà, che si soffiò il naso rumorosamente, e a Sam.

Restammo in silenzio osservando i palloncini che fluttuavano in alto, uno dopo l’altro, nel cielo limpido, diventando sempre più piccoli finché sparivano chissà dove nell’infinito.

Infine allargai le dita e lasciai andare il mio.

Nonostante abbia divorato questo libro, mi rendo conto che è stato difficile. Che tocca argomenti spinosi e che in più di un’occasione ho dovuto ricorrere ai fazzoletti (!).

E, in conclusione, non può far a meno di venirmi in mente una frase che ho sentito l’altro giorno, mentre riguardavo per la centesima volta “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”: “Le persone che ci amano non ci lasciano mai veramente. Possiamo sempre ritrovarle. Qui dentro.”.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Amore e magia.

Ammetto che avrei voluto scrivere qualcosa nel giorno di San Valentino, ma alla fine ho finito per lasciarmi spaventare dal foglio bianco. Come al solito.

Però, durante questa settimana dell’amore, vi parlo comunque di un libro che narra l’amore.

(E’ ormai diventato il mio argomento preferito)

Titolo: Fangirl

Autore: Rainbow Rowell

Editore: Pickwick

Anno: 2016

Pagine: 510

Trama: Approdata all’università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita…

La mia opinione: inizio subito con un ritornello. Ho adorato questo libro! Adorato e divorato. Il mio ragazzo mi guardava allibito leggere una pagina dietro l’altra senza mai staccare gli occhi, come se non esistesse altro. E, un po’ è stato così, lo ammetto.

Avevo la necessità di leggere qualcosa di leggero che mi distraesse e mi alleggerisse le giornate e devo ammettere di aver fatto la scelta giusta.

Per tutto il tempo non ho fatto altro che immedesimarmi nella protagonista, Cath, una ragazza timida, un po’ asociale, che passa il suo tempo a leggere, ma soprattutto a scrivere fan fiction! Ecco, tornare nel mondo delle fan fiction dopo aver dovuto immergermici qualche anno fa per scrivere la tesi di laurea, è stata un’emozione unica.

(Ammetto anche di essere subito tornare sul sito in cui curiosavo sempre io per vedere se ancora esisteva!)

Inoltre, Cath è una fan sfegata di questa serie, Simon Snow, che rimanda subito ad Harry Potter. Grande genialità dell’autrice nel ricostruire un’intera serie su cui far basare le storie che scrive la ragazza sul suo blog, di cui alcune parti di testo sono inserite proprio all’interno del libro. Ora, penso sia facile per tutti intuire perché sia riuscita ad immedesimarmi così bene con la protagonista. Inoltre, è stato particolare e divertente, in qualche modo, osservare il mondo di due sorelle gemelle, anche se ci sono stati momenti in cui ho fortemente detestato Wren.

Il libro, comunque, è scritto davvero bene, una lettura piacevole, consigliata anche a chi vuole leggere qualcosa alla sera, di poco impegnativo, per rilassarsi.

Voto: 5/5

Le letture di Martina

Anime perdute.

Giuro e stra-giuro che dalla prossima serie faccio una recensione unica. Diventa una menata anche per me, oltre al fatto che non so quanto riesca nell’intento.

Titolo: Shadowhunters, Città delle anime perdute

Autore: Cassandra Clare

Editore: Mondadori

Anno: 2013

Pagine: 564

Trama: Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito è pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l’uno né l’altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l’altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un’oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morta di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l’amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

La mia opinione: al di là del fatto che la lettura è stata più lenta del solito (periodo di pigrizia acuta), questo quinto volume della serie mi è piaciuto abbastanza.

Tuttavia, forse è stato quello che mi è piaciuto meno rispetto agli altri. Troppi intrecci e troppi dettagli ad ogni intreccio. Ad un certo punto, volevo solo che la narrazione proseguisse e arrivasse verso un punto. Inoltre, questo è il libro in cui mi sono ritrovata a detestare profondamente il personaggio di Clary, per la sua testardaggine. Forse è fin troppo cocciuta e non dà retta proprio a nessuno, sicuramente non a sua madre che le sta troppo addosso, dopo aver passato la vita a tentare di proteggerla, cancellandole la memoria e parte dei ricordi a cui era legata.

Quindi, ammetto che quando si scontrano lei e Sebastian e lui le rifila qualche calcio ben assestato, non mi sono proprio dispiaciuta.

Ecco, un difetto dell’autrice è quello di lasciare poco spazio alle battaglie. Non che dedicare dieci capitoli ad una battaglia sia poi tanto entusiasmante, ma lei ha di buono che riesce a far prendere il volo alla narrazione in quei momenti di guerriglia spietata e tu ti ritrovi a leggere venti pagine nel giro di cinque minuti, senza neanche rendertene conto. Peccato che poi quei momenti esilaranti e angoscianti al tempo stesso, in cui resti con il fiato sospeso per il destino dei tuoi personaggi, durano veramente poco, il tempo di mezzo capitolo. Dopo, altre trenta pagine di dettagli finali e la storia di conclude.

Ha i suoi e i suoi contro. Qualche fendente in più a volte non guasta.

Voto: 3/5