Quando una cosa bella finisce.

La verità è che non ho mai ragionato molto su quale dovesse essere il mio futuro, su cosa volessi davvero dalla vita, su cosa volessi fare nella mia vita. L’unica cosa che ho dato per scontata, l’unica presenza che volevo fosse certa, era quella dei libri. Sì, i libri. E lo so che può sembrare assurdo sotto certi punti di vista, ma quello che ho imparato è che nella vita bisogna saper contare prima di tutto su se stessi, fare affidamento sulle piccole cose, creare un appoggio sulle proprie passioni per proseguire, per continuare a mettere un piede davanti all’altro, anche quando ci sembra impossibile anche solo stare in piedi.

Questo appoggio, io l’ho trovato nei libri.

Per cui, quando mi è stata data la possibilità di lavorare in Giunti, non ho esitato, sapevo perfettamente quale fosse la scelta da prendere.

E in barba a quello che mi veniva offerto, ho accettato. Quasi ad occhi chiusi.

È stata un’esperienza unica: svegliarsi al mattino e immergersi in un mondo speciale, fatto di carta, parole, storie. Un mondo che permette l’accesso a molti altri mondi, altrettanto belli, altrettanto speciali.

Ho scoperto la voglia di scoprire, di lasciarsi affascinare, di mettersi alla prova anche in quelle materie che non ci appartengono per niente, di capire, fidarsi, ricredersi.

È stato un periodo breve, ma piuttosto intenso. Ho conosciuto nuove persone, colleghi, amici; ho allargato i miei orizzonti; ho condiviso emozioni, risate, momenti, clienti insopportabili.

E anche se purtroppo quel periodo è finito, dentro porto un bellissimo ricordo: i caffè nei cambi turno con Giorgia, una sorta di rito ormai; il periodo natalizio, con le corna da renna sulla testa, proprio per sentirci in tema; i conti in chiusura che a volte non tornano e chiami mille altre sedi per fare venire il panico anche agli altri; i rifornimenti da sistemare; “mi scusi, mi può fare un pacchetto?”; “che cosa mi consiglia?” “Harry Potter, io consiglio sempre Harry Potter!”.

Conserverò sempre dei bellissimi momenti, anche quelli in cui i clienti sono un po’ noiosi (sappiamo essere delle pessime persone quando siamo clienti, davvero pessime).

Prima di chiudere, però, vorrei solo fare riflettere su un punto, che fa parte anche di questa storia: il punto vendita Giunti al Punto di Casale Monferrato ha chiuso. Ho visto persone spalancare gli occhi e guardarmi inorriditi, di fronte a ciò che gli stavo dicendo, eppure è così. È successo che abbiamo fatto fallire la cultura. E questo, inevitabilmente, mette un po’ di tristezza.

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