Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri

Titolo: Le luci nelle case degli altri

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 392

Trama: Maria, l’amministratrice condominiale libera e carismatica di un palazzo apparentemente come tanti, muore all’improvviso in un incidente stradale. Rimane sua figlia, Mandorla, una bambina di sei anni; e rimane una lettera, nella quale Maria rivela che il padre di Mandorla si nasconde in uno dei cinque piani del condominio che lei amministrava… Gli uomini del palazzo sono tutti sospettati ma decidono di non sottoporsi al test del DNA e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. Attraverso lo sguardo smarrito – ora allegro, ora dolcemente disperato – della bambina, accendiamo le luci (e scopriamo le ombre) delle case di un condominio nel quale, presto, ogni lettore sentirà di abitare mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa. Fino a un finale sorprendente.

La mia opinione: ho letto numerosi pareri discordanti su questo libro. Insomma, non a tutti è piaciuto. E anche io devo ammettere che non è stato il migliore della Gamberale (il mio preferito, ad oggi, resta Quattro etti d’amore grazie).

Alcuni passaggi sono ridondanti e fa quasi rabbia questa storia del test del DNA e di uomini e donne che non vogliono prendersi questo tipo di responsabilità. Però (perchè un però ci deve essere per forza!), Chiara Gamberale riesce a stupire con un finale di cui davvero non ci si aspetta niente.

E mentre tu sei insieme a Mandorla a ripercorrere ciò che è stato della sua vita all’interno del condiminio di via Grotta Perfetta 315, cresci insieme a lei e apri gli occhi e ti rendi conto che non siamo tutti perfetti, che accendendo le luci nelle case degli altri ti rendi conto che tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio.

Voto: 3/5

Certe luci fanno più paura accese che spente.

Ci sono luci cattive e luci buone.

Quelle cattive ti fanno mettere in testa che non ci sia un posto per te, nel mondo.

Le luci buone, invece, ti promettono che c’è.

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