Le letture di Martina

J.K. Rowling, Le fiabe di Beda il Bardo

Titolo: Le fiabe di Beda il Bardo

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Anno: 2008

Pagine: 124

Trama: Le fiabe di Beda il Bardo sono una raccolta di storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò Il Pentolo Salterino e la Fonte della Buona Sorte sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quando Cenerentola e la Bella Addormentata nel bosco lo sono ai bambini babbani (non magici)… Siamo oggi lieti di pubblicare in questa sede i commenti del Professor Silente, insieme a una nuova traduzione del testa di Beda a cura di Hermione Granger. Confidiamo che le intuizioni del Professor Silente, che includono osservazioni sulla storia della magia, ricordi personali e informazioni illuminanti sugli elementi chiave di ogni fiaba, faranno apprezzare a una nuova generazione di maghi e di Babbani Le Fiabe di Beda il Bardo.

La mia opinione: oggi è andata così, ho sentito la necessità di immergermi di nuovo nel mondo magico creato dalla Rowling per sentire addosso l’odore di magia. Non è detto, tra l’altro, che non mi passi per la testa di riprendere in mano tutti i sette libri della saga di Harry Potter per poterne scrivere una recensione. Finalmente, aggiungerei.

Oggi, però, devo soffermarmi soltanto su questo piccolo volume senza divagare troppo.

E’ letteralmente un libro di fiabe. E in ogni fiaba c’è il buono e il cattivo, ma soprattutto è presente una morale che aiuta i bambini a capire come funziona il mondo solitamente. Le morali presenti ne Le fiabe di Beda il Bardo sono rivolte in particolar modo ai bambini con poteri magici che devono imparare che la magia crea tanti guai quanti ne riesce a risolvere.

Come punto finale, però, vorrei dire che a me una bacchetta magica ogni tanto non mi dispiacerebbe averla. Soprattutto quando hai la casa da sistemare o i piatti da lavare!

Voto: 5/5

sdr

Le letture di Martina

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri

Titolo: Le luci nelle case degli altri

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 392

Trama: Maria, l’amministratrice condominiale libera e carismatica di un palazzo apparentemente come tanti, muore all’improvviso in un incidente stradale. Rimane sua figlia, Mandorla, una bambina di sei anni; e rimane una lettera, nella quale Maria rivela che il padre di Mandorla si nasconde in uno dei cinque piani del condominio che lei amministrava… Gli uomini del palazzo sono tutti sospettati ma decidono di non sottoporsi al test del DNA e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. Attraverso lo sguardo smarrito – ora allegro, ora dolcemente disperato – della bambina, accendiamo le luci (e scopriamo le ombre) delle case di un condominio nel quale, presto, ogni lettore sentirà di abitare mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa. Fino a un finale sorprendente.

La mia opinione: ho letto numerosi pareri discordanti su questo libro. Insomma, non a tutti è piaciuto. E anche io devo ammettere che non è stato il migliore della Gamberale (il mio preferito, ad oggi, resta Quattro etti d’amore grazie).

Alcuni passaggi sono ridondanti e fa quasi rabbia questa storia del test del DNA e di uomini e donne che non vogliono prendersi questo tipo di responsabilità. Però (perchè un però ci deve essere per forza!), Chiara Gamberale riesce a stupire con un finale di cui davvero non ci si aspetta niente.

E mentre tu sei insieme a Mandorla a ripercorrere ciò che è stato della sua vita all’interno del condiminio di via Grotta Perfetta 315, cresci insieme a lei e apri gli occhi e ti rendi conto che non siamo tutti perfetti, che accendendo le luci nelle case degli altri ti rendi conto che tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio.

Voto: 3/5

Certe luci fanno più paura accese che spente.

Ci sono luci cattive e luci buone.

Quelle cattive ti fanno mettere in testa che non ci sia un posto per te, nel mondo.

Le luci buone, invece, ti promettono che c’è.

Le letture di Martina

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

Insomma, ce l’ho fatta! Ho appena finito di leggere il mio primo classico, esattamente come avevo promesso. Ecco qui la recensione!

Titolo: Orgoglio e pregiudizio

Autore: Jane Austen

Editore: Giunti Editore

Anno: 1813

Pagine: 493

Trama: Elizabeth Bennet è carina, brillante, una perfetta ragazza da marito. Ma, a differenze delle sorelle e in barba ai consigli della madre, non smania per darsi in sposa al primo pretendente. Ha un sogno: vuole innamorarsi e – una vera eresia per i suoi tempi – sposare l’uomo che ama. Quando incontra l’altezzoso Mr Darcy, ospite dei nuovi vicini di casa, non immagina certo che i suoi modi sprezzanti possano affascinarla. Eppure qualcosa le dice che quel giovane sia molto diverso da come si sforza di apparire. Tra malintesi, pettegolezzi, reciproche incomprensioni, sembra proprio che Lizzy e Darcy non vogliano rassegnarsi ad ammettere quello che i loro cuori hanno già perfettamente capito.

La mia opinione: confesso che sono un po’ intimorita all’idea di scrivere una recensione su questo libro, sono le mie prime recensioni e questo è un libro che ormai è stato recensito in ogni salsa possibile e immaginabile.

Detto ciò, però, sono molto soddisfatta della lettura. Era il mio primo grande classico (è una cosa di cui mi vergogno molto!), ma devo dire che ha reso giustizia alle mie aspettative.

La storia si legge molto bene, la Austen ha avuto la grande capacità da dare l’opportunità al lettore di potersi immergere in un mondo di altri tempi, in cui la gentilezza e la cortesia la facevano da padrone, i balli erano all’ordine del giorno e i viaggi si facevano in carrozza. I personaggi, a mio parere, sono costruiti bene e le loro vicissitudini mi hanno tenuta incollata alle pagine fino alla fine. 

È sicuramente un libro che consiglierei a chiunque abbia voglia di leggersi una splendida storia d’amore dell’800.

Prima o poi mi inventerò un metodo di voto per i diversi libri che leggo e recensisco, magari con le fragole, che a me piacciono tanto.

Le letture di Martina

The Queen of the Tearling, Erika Johansen

Titolo: The Queen of the Tearling

Autore: Erika Johansen

Editore: Multiplayer Edizioni

Anno: 2015

Pagine: 387

Trama: il giorno del suo diciannovesimo compleanno, la principessa Kelsea Raleigh Glynn, cresciuta in esilio, intraprende un pericoloso viaggio verso il castello in cui è nata, per riprendersi il trono che le spetta di diritto. Determinata e coraggiosa, Kelsea adora leggere e non somiglia affatto a sua madre, la fatua e frivola regina Elyssa.

Protetta dal gioiello del Tearling – uno zaffiro blu dagli straordinari poteri magici – e difesa dalla Guardia della Regina – un gruppo scelto di cavalieri guidato dall’enigmatico e fedele Lazarus – Kelsea ha bisogno di tutto l’aiuto possibile per sopravvivere alle cospirazioni del nemici, che proveranno a impedire la sua incoronazione con agguati, tradimenti e incantesimi di sangue.

Una volta diventata regina, e nonostante il nobile lignaggio, Kelsea si dimostra troppo giovane per un popolo e un regno dei quali sa ben poco, oltre che per gli orrori inimmaginabili che infestano la capitale. Kelsea deve scoprire di quale tra i suoi servitori fidarsi, perché rabbia e desiderio di vendetta si annidano fra i nobili di corte e perfino fra le sue stesse guardie del corpo. La sua missione per salvare il regno e compiere il suo destino è appena cominciata: Kelsea sarà chiamata ad affrontare un viaggio alla scoperta di se stessa e una prova del fuoco che la farà diventare una leggenda… se solo riuscirà a sopravvivere!

La mia opinione: sono venuta a conoscenza di questa serie, che si compone di tre volumi, mentre spulciavo il web alla ricerca di un titolo fantasy che attirasse la mia attenzione. Il titolo e la trama hanno avuto il loro primo impatto e l’edizione italiana con le illustrazioni e le pagine ingiallite non ha fatto altro che accrescere l’entusiasmo per questo libro che ancora dovevo aprire.

Ho deciso di iniziare a leggerlo durante una piovosa giornata di aprile, dopo essere tornata a casa dal lavoro. Nonostante la narrazione sia piuttosto lenta, non sono riuscita ad alzare gli occhi dalla storia nemmeno per un momento per via dei numerosi colpi di scena che fin dall’inizio sconvolgono il viaggio e l’equilibrio della protagonista. Kelsea, cresciuta in isolamento da Barty e Carlin che le hanno insegnato tutto quello che potevano perché possa essere una regina migliore di sua madre, è costretta ad abbandonare tutto ciò che conosce e ad affrontare il peso delle responsabilità che la vita le impone.

La storia è ambientata in futuro prossimo che possiede, però, molte caratteristiche del passato, in quanto nel Tearling l’avanzamento tecnologico è stato volutamente fermato dal suo fondatore.

Sono inevitabilmente attratta da tutti quei libri che hanno per protagonista una donna, costretta ad affrontare le sfide della vita. Questa è la ragione più profonda per cui ho deciso di leggere The Queen of the Tearling. Kelsea è una ragazza di diciannove anni, quindi molto giovane, che viene costretta a crescere dagli avvenimenti. Man mano che la narrazione prosegue si sente il pensiero della regina che matura e si fa più adulti, ma in molti e diversi momenti della storia si può sentire l’impertinenza dei diciannove anni che le gravano sulle spalle. Forse è questo che lo ha reso avvincente, almeno per me, oltre alla grande avventura che è raccontata.

Detto ciò, sarò quindi costretta a infrangere la promessa fatta nel post precedente e vedrò di procurarmi il secondo e il terzo volume della saga, perché sono davvero troppo curiosa di sapere come prosegue la storia.