Il Quidditch attraverso i secoli, Kennilworthy Whisp

Io e il mondo di Harry Potter: una storia d’amore che non avrà davvero mai fine.

Titolo: Il Quidditch attraverso i secoli

Autore: Kennilworthy Whisp (J.K. Rowling)

Editore: Salani Editore

Anno: 2002

Pagine: 78

Trama: Se vi siete mai domandati l’origine del Boccino d’Oro, da dove siano spuntati i Bolidi e perché i Wigtown Wanderers abbiano l’immagine di una mannaia d’argento sulla divisa, allora Il Quidditch attraverso i secoli è il libro che fa per voi. Questa edizione limitata è una copia del volume custodito nella Biblioteca di Hogwarts e consultato quasi quotidianamente dai giovani tifosi del Quidditch.

La mia opinione: ero, in realtà, indecisa se scrivere o meno questa recensione, nonostante abbia già pubblicato quella de “Le fiabe di Beda il Bardo”. Per farla conpleta dovrei leggere e recensire anche “Gli animali fantastici e dove trovarli”, ma purtroppo è l’unico libro della serie che mi manca, poiché l’edizione che cerco è diventata introvabile.

Ovviamente, non è mia intenzione arrendermi: prima o poi lo troverò!

In generale, comunque, a proposito di questo volume si può dire tanto e si può dire poco.

Io, però, resto sconvolta ogni volta che leggo qualcosa di questa saga. Il modo in cui la cara zia Jo ha costruito tutta la storia, senza lasciare mai nulla al caso, lo reputo a dir poco sublime.

In questo libricino, infatti, c’è tutta la storia di come è nato il Quidditch, le testimonianze di personaggi passati, la sua diffusione in Europa, la descrizione di tutte le squadre della Gran Bretagna.

Ora, da buona potterhead che a 11 anni non ha ricevuto la sua lettera per Hogwarts (era sicuramente stata affidata a Errowl, che si è perso, non c’è altra spiegazione!), mi viene in mente soltanto una cosa: e se davvero dietro l’identità di J.K. Rowling si nascondesse Hermione Granger? Se stessero cercando di dirci qualcosa sul mondo magico, provando a passare inosservati?

Beh, non mi resta che continuare a sperare!

Voto: 5/5

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Alla fine andrà tutto bene, Raquel Martos

Titolo: Alla fine andrà tutto bene (e se non va bene… non è ancora la fine)

Autore: Raquel Martos

Editore: Feltrinelli

Anno: 2013

Pagine: 267

Trama: sei settimane di silenzio forzato. Un incubo, per chi come Carla Dìaz non sa tacere un secondo. Di indole fortemente comunicativa, Carla vive di parole, non solo per il bisogno di condividere i propri stati d’animo con chi le è vicino, ma anche per lavoro, essendo una presentatrice radiofonica. Quando un’operazione alle corde vocali la costringe a rimanere in silenzio per ben sei settimane, per giunta proprio in un momento di crisi personale e professionale, per Carla – pessimista di natura – è la fine del mondo. Costretta a non parlare, ma incapace di restare in silenzio, come potrà esternare pensieri ed emozioni e mantenere i rapporti con gli altri? Aiutata da whatsapp, email e bigliettini e armata di una buona dose di inventiva e di autoironia, Carla scoprirà di saper comunicare come non aveva mai fatto prima. Fino a trovare, mettendosi veramente in ascolto, la propria vera voce. Una storia fresca e originale, con un messaggio positivo e ottimista.

La mia opinione: “E se non va bene… non è ancora la fine” dice il sottotitolo del libro. E questo può dire tutto e può dire niente, ma già di per sè ha un significato molto importante.

E’ la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice ed è pure la prima volta che leggo un libro spagnolo. La Spagna trasuda da ogni singola pagina, a partire dai dialoghi, dalle particolari cadenze che si riconoscono immediatamente per far parte della cultura iberica, fino ad arrivare alla descrizione di Madrid, passando per i personaggi stessi che profumano di Spagna attraverso le pagine del libro.

Per tutta l’intera durata del libro l’autrice immerge il lettore nella testa e nei pensieri della protagonista, costretta al mutismo in seguito ad un’operazione alle corde vocali, e ci trascina nel vortice di parole che vorrebbe esternare e condividere con il mondo intero.

Ho trovato questo libro molto frizzante, ma allo stesso tempo con un’ampia profondità d’animo che porta inevitabilmente a riflettere e a farsi domande. La più importante, forse quella che ci poniamo tutti: stiamo vivendo davvero o sopravviviamo e basta?

Io credo di aver imparato che, qualsiasi cosa si faccia, l’importante è avere la felicità nel cuore e sentire fermamente la sicurezza di quello che si fa. E non posso che essere d’accordo con Juan: “alla fine andrà tutto bene. E se non va bene, allora non è la fine”.

Consiglierei questo libro? Assolutamente sì. Ti permette di guardarti all’interno, di riflettere come fa Carla, di pensare che è giusto rischiare, che bisogna cogliere le occasioni quando ci vengono date.

Voto: 5/5

John Green & David Levithan, Will ti presento Will

Titolo: Will ti presento Will

Autore: John Green & David Levithan

Editore: Pickwick

Anno: 2015

Pagine: 327

Trama: una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Will e Will non potrebbero essere più diversi, ma dal momento in cui i loro mondi collidono, le loro vite, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull’amicizia, l’amore e, soprattutto, su loro stessi. È difficile credere a una coincidenza, ma è più difficile credere a qualsiasi altra cosa.

La mia opinione: la verità è che non so da dove cominciare.

Se vogliamo dirla tutta mi aspettavo quacosa di totalmente diverso. Non so perché, ma ero convinta che i due Will fossero due uomini adulti, o addirittura uno giovane e l’altro adulto. Invece, sono due giovani, hanno circa una decina d’anni in meno di me e vanno ancora a scuola.

Eppure questo fatto non mi ha delusa per niente, anzi mi ha talmente sorpresa che ho smesso di avere delle aspettative a riguardo e mi sono lasciata coinvolgere dalle loro storie, aspettando con entusiasmo il momento in cui Will ha incontrato Will.

Questo è un libro che parla d’amore, ma anche e soprattutto di amicizia, di come è difficile, a volte, e di come è bella, spesso.

È un libro che parla di omosessualità, tanto.

E, infine, è un libro che insegna a cadere, perché la vita “è tutta una questione di cadere”, di lasciarsi andare, rischiare, perché nel peggiore dei casi finiremo soltanto con il culo per terra.

Quindi, anch’io sono grata a Tiny Cooper.

Voto: 5/5

Cassandra Clare, Shadowhunters – Città di Ossa e Shadowhunters – Città di cenere

Follia delle follie.

Perché due titoli in uno? Perché ho finito oggi di leggere il secondo libro della serie scritta da Cassandra Clare, Shadowhunters, mentre il primo lo avevo letto circa un anno fa. Per cui ho pensato di fare una recensione unica per entrambi i libri, dato che per pigrizia non ho voglia di farne due separate!

(Sì, lo so: resto un caso disperato!)

Quindi…

Titolo: Shadowhunters – Città di Ossa | Shaodwhunters – Città di cenere

Autore: Cassandra Clare

Editore: Mondadori

Anno: 2007 | 2008

Pagine: 541 | 471

Trama “Città di Ossa“: La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta Gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell’incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un’affannosa ricerca, un’avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che farà conoscere l’amore.

Trama “Città di cenere: Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c’è niente di normale nella sua vita se può vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se sua madre è in coma magicamente indotto e lei scopre di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei, soprattutto Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l’unico modo di salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.

La mia opinione: la saga, in puro stile urban fantasy, mi piace assai. C’è il giusto tocco di magia, di mistero, ti tiene con i sensi in allerta e riesce sempre a sorprenderti con nuovi colpi di scena; i personaggi sono ben descritti e caratterizzati, tanto che già solo nel secondo libro diventano quasi prevedibili le mosse che scelgono di fare, il che può essere visto sia in positivo che in negativo.

Ha solo, a parere mio, un difetto: è un po’ lunga, piena di dettagli, alcuni magari non troppo significativi e di conseguenza possono farla sembrare un polpettone. 

Ma questo, ripeto, non pregiudica la mia voglia di proseguire la lettura, anzi. Sono curiosa di sapere come va a finire, soprattutto le vicende amorose di Clary.

Non posso farci niente, in fondo resto un’inguaribile romantica!

Voto (complessivo): 4/5

E adesso cosa leggo?

E’ arrivato, mannaggiaalui, il blocco del lettore! Mi succede sempre.

Faccio qualche mese di lettura intensiva, in cui riesco a leggere diversi libri e mi sento sempre molto soddisfatta. Poi, non so cosa prende al mio cervello e si rifiuta di farsi piacere anche solo mezzo libro.

Sono in questa fase così: fisso la libreria imbambolata, alla ricerca di nuova ispirazione e spero che mi possa colpire un fulmine (non un asteroide!!) che mi faccia scegliere il libro successivo.

Ammetto che al momento sono un pochino bloccata perché sono concentrata sulla lettura di un manoscritto di una persona a me cara, che quindi richiede un po’ di più della mia attenzione.

Però, non sono convinta su niente. Nemmeno acquistare qualcosa di nuovo mi aiuta.

Ah, sì. Ho già infranto la mia promessa di non comprare più libri, almeno fino a che la lista di libri da leggere non fosse scesa di un po’. Ne ho comprati tre: 1984 di George Orwell, Dopo di te di Jojo Moyes e Fangirl di Rainbow Rowell.

Sono davvero incorreggibile.

La cosa positiva, però, è che sono riuscita a trovare un piccolo lavoro in una libreria della mia città. Magari, potermi impegnare di nuovo un po’, mi aiuterà a sbloccare questo sistema che si è messo in funzione nella mia testa e che mi impedisce di rilassare i muscoli per poter trovare il libro giusto.

Arriverà la tregua, ne sono certa.

“E a te, se sei rimasto con Harry fin proprio alla fine…”

Tutti sappiamo che cosa intendeva J.K. Rowling quando ha scritto quella dedica.

E tutti, soprattutto, sapevamo che cosa significano quelle parole: era la fine di un mondo.

La storia di Harry Potter ha riempito le case, l’adolescenza e la vita di moltissime persone e sono sincera quando dico che ancora non ho trovato una sola persona che mi abbia detto di non essere rimasta affascinata da quel magico mondo. Qualcuno storce il naso quando se ne parla, ma si tratta solo di Babbani che hanno visto solamente i film e, in tutta sincerità, non hanno decisamente idea di quello che si perdono.

Insomma, oggi è il 1 settembre.

Ma oggi, per ogni potterhead che si rispetti, non è un 1 settembre qualsiasi. Oggi non parte un qualsiasi Hogwarts Express, diretto alla scuola di Magia e Stregoneria più famosa al mondo. No.

Oggi è il 1 settembre 2017.

La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni.

Andava tutto bene.

Sull’Hogwarts Express di oggi salgono Albus Severus Potter, Rose Weasley e Scorpius Malfoy. Iniziano una nuova grande avventura, che culmina nell’ottavo libro “Harry Potter e la maledizione dell’erede“.

La mia tesi di laurea parlava in tutto e per tutto del mago con la cicatrice a forma di saetta sulla fronte, di come è costretto ad affrontare la morte di più persone che gli sono accanto e che combattono per avere un mondo migliore, permettendogli così la salvezza che lo porterà poi alla sconfitta di Lord Voldemort.

Quello che ho appreso durante il percorso di stesura della tesi è che tutto il mondo è stato coinvolto, nel bene e nel male. Anche se è stato vietato in alcuni Paesi, anche se copie dei libri sono stati bruciati perché incitava i giovani alla stregoneria.

Eppure, la sua storia è passata oltre. Oltre i pregiudizi, oltre il fatto che fosse solo un libro per bambini.

Ancora oggi ritengo che in libreria venga collocato sugli scaffali sbagliati, che dovrebbe trovarsi in mezzo ai Fantasy veri e propri, accanto a colossi come Il Trono di Spade, e non nella zona per i lettori più piccini.

Quando mi sono ritrovata in libreria per acquistare una copia dell’ultima edizione, quella con la copertina che riporta l’immagine del castello, alla cassa la commessa mi ha chiesto se doveva fare un “pacchettino regalo”, con una voce mielosa e un sorrisetto strano. Credo di averla guardata storta per un momento e poi le ho risposto nel modo più tagliente che potevo che quel libro era per me e che non era necessario nessun pacchetto. Harry ha vinto anche in quel caso.

Vince anche quando la gente dice che è solo una storia di fantasia. Ma chi l’ha letto, chi è entrato in quel mondo e ha scelto di lasciarsi rapire, sa che non è così. Sa che si affrontano i temi più importanti della vita, dalla morte, all’amicizia, passando per l’avidità di potere.

Harry, Ron e Hermione mi hanno insegnato che è importante credere in se stessi, che bisogna imparare a tenersi strette le persone giuste, che anche quando tutto va storto ci sarà sempre un modo per raddrizzare la situazione.

Mi hanno insegnato ad essere forte, a combattere.

A sognare.

Scena finale “Harry Potter e i doni della morte – parte 2”

E non c’è davvero modo di dire come ci si sente. Senti la musica crescere, vedi il treno partire, i protagonisti restare fermi. E ti senti come se improvvisamente fosse davvero finito tutto. Non ci sarà un nuovo capitolo, un nuovo film, una nuova avventura. Quello che hai è tutto lì. E allora vorresti salire su quel treno anche tu, vedere come va avanti. Invece, resti ferma lì, con le lacrime che ti riempiono gli occhi e lo schermo che si fa nero, mentre la musica raggiunge il suo culmine. Resti lì, su quella banchina. Perché Harry, Ron e Hermione sono diventati te, o tu sei diventata loro. Fatto sta che Lord Voldemort l’hai sconfitto anche tu, hai riso della stranezza di Luna Lovegood o della sfortuna di Neville. Eri con loro nella Foresta Proibita, hai cavalcato un ippogrifo, hai salvato Sirius Black e l’hai visto morire due anni dopo, andarsene dietro il velo bianco. Hai sofferto per la morte di Cedric e ti sei sentito solo ed incompreso.

“Andava tutto bene.” dice la Rowling. No, zia Jo. Non va bene proprio per un cazzo!

J.K. Rowling, Le fiabe di Beda il Bardo

Titolo: Le fiabe di Beda il Bardo

Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Anno: 2008

Pagine: 124

Trama: Le fiabe di Beda il Bardo sono una raccolta di storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò Il Pentolo Salterino e la Fonte della Buona Sorte sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quando Cenerentola e la Bella Addormentata nel bosco lo sono ai bambini babbani (non magici)… Siamo oggi lieti di pubblicare in questa sede i commenti del Professor Silente, insieme a una nuova traduzione del testa di Beda a cura di Hermione Granger. Confidiamo che le intuizioni del Professor Silente, che includono osservazioni sulla storia della magia, ricordi personali e informazioni illuminanti sugli elementi chiave di ogni fiaba, faranno apprezzare a una nuova generazione di maghi e di Babbani Le Fiabe di Beda il Bardo.

La mia opinione: oggi è andata così, ho sentito la necessità di immergermi di nuovo nel mondo magico creato dalla Rowling per sentire addosso l’odore di magia. Non è detto, tra l’altro, che non mi passi per la testa di riprendere in mano tutti i sette libri della saga di Harry Potter per poterne scrivere una recensione. Finalmente, aggiungerei.

Oggi, però, devo soffermarmi soltanto su questo piccolo volume senza divagare troppo.

E’ letteralmente un libro di fiabe. E in ogni fiaba c’è il buono e il cattivo, ma soprattutto è presente una morale che aiuta i bambini a capire come funziona il mondo solitamente. Le morali presenti ne Le fiabe di Beda il Bardo sono rivolte in particolar modo ai bambini con poteri magici che devono imparare che la magia crea tanti guai quanti ne riesce a risolvere.

Come punto finale, però, vorrei dire che a me una bacchetta magica ogni tanto non mi dispiacerebbe averla. Soprattutto quando hai la casa da sistemare o i piatti da lavare!

Voto: 5/5

sdr

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri

Titolo: Le luci nelle case degli altri

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 392

Trama: Maria, l’amministratrice condominiale libera e carismatica di un palazzo apparentemente come tanti, muore all’improvviso in un incidente stradale. Rimane sua figlia, Mandorla, una bambina di sei anni; e rimane una lettera, nella quale Maria rivela che il padre di Mandorla si nasconde in uno dei cinque piani del condominio che lei amministrava… Gli uomini del palazzo sono tutti sospettati ma decidono di non sottoporsi al test del DNA e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. Attraverso lo sguardo smarrito – ora allegro, ora dolcemente disperato – della bambina, accendiamo le luci (e scopriamo le ombre) delle case di un condominio nel quale, presto, ogni lettore sentirà di abitare mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa. Fino a un finale sorprendente.

La mia opinione: ho letto numerosi pareri discordanti su questo libro. Insomma, non a tutti è piaciuto. E anche io devo ammettere che non è stato il migliore della Gamberale (il mio preferito, ad oggi, resta Quattro etti d’amore grazie).

Alcuni passaggi sono ridondanti e fa quasi rabbia questa storia del test del DNA e di uomini e donne che non vogliono prendersi questo tipo di responsabilità. Però (perchè un però ci deve essere per forza!), Chiara Gamberale riesce a stupire con un finale di cui davvero non ci si aspetta niente.

E mentre tu sei insieme a Mandorla a ripercorrere ciò che è stato della sua vita all’interno del condiminio di via Grotta Perfetta 315, cresci insieme a lei e apri gli occhi e ti rendi conto che non siamo tutti perfetti, che accendendo le luci nelle case degli altri ti rendi conto che tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio.

Voto: 3/5

Certe luci fanno più paura accese che spente.

Ci sono luci cattive e luci buone.

Quelle cattive ti fanno mettere in testa che non ci sia un posto per te, nel mondo.

Le luci buone, invece, ti promettono che c’è.

On the road: Trentino Alto-Adige

Giuro non sono morta.

Ero solo impegnata. Sì, impegnata ad essere felice, con le chiappe a zonzo per il Trentino Alto- Adige.

Ecco perché nell’ultima settimana non ho scritto niente. Ero in ferie, se così si può dire. Nonostante ciò non ho abbandonato la lettura, quella non va in ferie proprio mai! Al momento sto leggendo Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale. Sono circa a metà e devo dire che non mi dispiace per niente, anche se finora non è il migliore che ho letto della Gamberale, ma non è ancora detta l’ultima parola.

Comunque…

Stavo dicendo che la scorsa settimana, a quest’ora esatta, mi trovavo in Trentino Alto-Adige, precisamente a Madonna di Campiglio ad ammirare i magnifici paesaggi montani. Sono stati quattro giorni davvero entusiasmanti e colmi di panorami mozzafiato. Il Trentino è decisamente uno di quei posti che ti lasciano senza fiato ogni volta che giri la testa. Io continuavo a restare a bocca aperta come una bambina davanti a una vetrina di dolciumi.

Il primo giorno abbiamo girovagato senza meta per Madonna di Campiglio, perdendoci un po’ per quelle viuzze in stile tirolese e davanti alle vetrine, numerose e, di certo, non proprio economiche.

Il secondo giorno, invece, siamo andati a visitare Merano. Ci abbiamo messo un sacco ad arrivare perché eravamo sempre fermi con la macchina per scattare qualche foto delle valli immense che ci trovavamo davanti. Erano davvero a dir poco stupendi, non mi stancherò mai di ripeterlo. Merano non mi ha lasciato lo stupore che mi aspettavo. Il centro storico è carino, ma non tanto quanto mi aspettavo. Ciò che più mi ha colpito sono stati gli scorci delle montagne che si intravedono dalle vie della città e che la sovrastano.

Il terzo giorno siamo stati a visitare Castel Thun, un’antica dimora di una famiglia di conti della zona che hanno abitato nel castello fino al 1982. E’ stato aperto al pubblico soltanto nel 2010 e al suo interno è stato mantenuto intatto l’aspetto dell’epoca. Inoltre, si erge su di una collina da cui si può godere di tutto il panorama sottostante. Ha un’imponenza davvero maestosa e la visita è organizzata davvero bene (consiglio, però, l’audioguida che noi non abbiamo preso!).

L’ultimo giorno, infine, dopo aver caricato a malincuore le valigie in macchina, siamo scesi a Pinzolo e abbiamo preso la funivia che ci ha portati prima fino a Prà Rodont, a cui però abbiamo deciso di non fermarci, troppo intrigati a salire fino alla cima. Da lì, quindi, abbiamo preso la seggiovia fino a Doss del Sabion a 2110 metri. In realtà, è presente anche un sentiero, sicuramente consigliato per gli amanti del trekking e della montagna, ma noi (IO) siamo troppo pigri per fare tutta quella strada a piedi, quindi abbiamo ripiegato per qualcosa di più comodo e meno faticoso; anche se il ritorno è tosto per il cuore!! Dalla cima, comunque, si gode di un panorama mozzafiato. Le Dolomiti si innalzano possenti di fronte a chi le osserva e tu ti senti piccolo e insignificante e un po’ perso, perché forse è questo l’effetto che ci fa la natura, ogni volta che troviamo davanti a tutta la sua magnificenza.

Insomma, abbiamo passato dei giorni completamente immersi nella natura e nella pace delle montagne, soprattutto al fresco, vista l’arsura che abbiamo dovuto sopportare quest’anno.

Ora, ammetto, che la mia testa sta già studiando la prossima metà.

Quando? Non si sa, ma non esiste davvero niente che mi possa vietare di sognare già.

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